Ambiente, conoscere per tutelare: Il sic di Capo Berta
23 Agosto 2011
Grazie alla direttiva del 1992 denominata “Habitat”, la CEE ha previsto la costituzione di una rete ecologica europea “NATURA 2000” con l’obiettivo di
conservare la biodiversità mediante la creazione di “aree protette, Siti di Importanza Comunitaria (SIC) e Zone di Protezione Speciale (ZPS) per la salvaguardia di habitat naturali e
seminaturali, e di flora e fauna selvatiche, considerando nel contempo le esigenze economiche, sociali, culturali, regionali e locali, e riconoscendo il valore della presenza storica dell’uomo e
delle sue attività tradizionali”.
Per quel che riguarda l’ambiente marino attualmente gli habitat protetti sono: 1) le praterie di Posidonia
oceanica, poiché, essendo la Posidonia una pianta acquatica, le praterie sono considerate il polmone del mare, fonte inestimabile di ossigeno e 2) le grotte sommerse o semisommerse, dove complessi processi evolutivi, adattativi ed ecologici giocano ed hanno giocato un ruolo essenziale nel creare aspetti faunistici
così unici.
Ancora al vaglio è invece l’inserimento in questo elenco di un ulteriore habitat, quello del coralligeno, habitat questo caratterizzato per la
maggior parte da alghe coralline calcaree che crescono in condizioni di bassa luminosità e acque relativamente calme e che, a loro volta, diventano substrato solido colonizzabile da una
moltitudine di altri organismi, come spugne, coralli e briozoi.
Oltre alla complessità strutturale che caratterizza il coralligeno, è ormai chiaro il suo ruolo di nursery che garantisce rifugi sicuri per la deposizione di uova di molte specie di
pesci, crostacei e molluschi oltre che un riparo dalla predazione per le forme giovanili. L’idea quindi di inserire anche il coralligeno nella lista degli habitat da proteggere non stupisce se
pensiamo inoltre che la sua velocità di accrescimento è bassissima (circa 0,1mm/anno) e che un coralligeno che si trova a circa 50-60 m di profondità può avere anche
10.000 anni.
Nonostante la Liguria abbia dato un consistente contributo alla realizzazione di Natura 2000, istituendo 125 SIC, è strano che in una regione che si affaccia sul mare solo un quarto dei
SIC siano marini (99 terrestri e 26 marini). Inoltre se guardiamo nella sola provincia di Imperia, ad oggi non è stata istituita nemmeno un’area marina protetta e, nell’ambito della
ricerca scientifica, sono pochissime le informazioni relative alla biodiversità animale e vegetale dei SIC istituiti.
Proprio per valorizzare i fondali dell’imperiese è nato un progetto in collaborazione tra il Dipartimento Dip.Te.Ris dell’Università di Genova, il CEA (Centro di Educazione
Ambientale) del Comune di Imperia e la onlus Reef Check Italia, grazie anche al contributo del diving di Diano Marina Eurosub, all’aiuto del Comune di Imperia e all’interessamento della
Capitaneria di Porto di Imperia.
In particolare il progetto mira a far conoscere gli splendidi fondali che caratterizzano la costa del ponente per poter sviluppare forme di turismo
sostenibile. Come primo passo è stato caratterizzato dal punto di vista biologico il coralligeno nel tratto che va da Cervo e Oneglia, ovvero nel Sito di Interesse Comunitario di
Capo Berta. Tramite immagini fotografiche e video ottenuti con immersioni tecniche, i ricercatori hanno raccolto numerosi dati descrivendo così il coralligeno presente nella fascia
batimetrica che va dai 30 ai 60 m di profondità.
I risultati sono stati raccolti in una guida subacquea “Ponente nel blu” che descrive con mappe illustrate gli habitat marini in 10 punti di immersione,
con oltre cento schede sulle principali specie floro-faunistiche della zona.
Grazie a questa ricerca inoltre i biologi marini dell’Università di Genova hanno potuto documentare la presenza di numerose specie d’invertebrati marini protetti e rari, come la spugna
gialla Axinella polypoides, il mollusco bivalve Pinna nobilis e i crostacei Palinurus elephas (noto come l’aragosta) e Homarus gammarus (meglio conosciuto come l’astice). Inoltre sono state
segnalate zone di estremo interesse ecologico. Ad esempio sono state rinvenute numerose aree densamente popolate da gorgonie rosse (Paramuricea clavata) e bianche (Eunicella verrucosa) e sono
stati osservati fenomeni ancora poco noti come l’elevata concentrazione delle stelle pentagono Peltaster placenta e dei ricci saetta Stylocidaris affinis.
Solo una più approfondita conoscenza di queste zone, dei popolamenti e dei fenomeni che le caratterizzano potrà aiutare ricercatori ed enti locali a trovare rapide e concrete
forme di protezione, anche attraverso una nuova forma di coscienza ecologica che consideri il mare come una parte integrante del territorio da proteggere e tutelare.
Monica Previati
Redazione Newsfood.com+WebTv




