Alzheimer: tre geni fanno la differenza
7 Settembre 2009
Tre geni del nostro DNA influiscono sulla possibilità di sviluppare l’ Alzheimer, proteggendo il nostro cervello (ed i neuroni) o, al contrario lasciandolo in balia della malattia.
A dirlo, due diversi studi indipendenti, che riportano le loro osservazioni sulla rivista “Nature”.
La prima ricerca, condotta dall’università gallese di Cardiff e diretta da Julie Williams, ha analizzato circa 19.000 malati, scoprendo due varianti genetiche che aumentavano
significativamente la possibilità di sviluppare l’Alzheimer.
La seconda ricerca, condotta da una squadra dell’Università di Lille, in Francia ha scoperto due varianti una delle quali è la stessa di quella scoperta dal gruppo di Cardiff.
All’interno di tale gruppo di scienziati, un ruolo importante è stato svolto dai ricercatori italiani, come Benedetta Nacmias, ricercatore in Neurologia alla Facoltà di Medicina e
chirurgia dell’Università di Firenze e Sandro Sorbi, ordinario di Neurologia alla facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università di Firenze.
Per la comunità scientifica è particolarmente importante che due gruppi di lavoro indipendenti siano giunti alle stesse conclusioni.
Fino ad oggi, dei 550 geni analizzati, solo uno, il gene APOE4 ha dato risultai interessanti, in quanto si è dimostrato l’unico in grado di aumentare le possibilità di sviluppare
la malattia.
Per questo, le due ricerche in atto (in grado di colpire il bersaglio grosso) hanno destato tale interesse; come spiegano gli autori, “Se riuscissimo a rimuovere gli effetti di questi geni,
potremmo ridurre del 20% circa il numero di coloro che soffrono di Alzheimer”.
Secondo gli scienziati i geni contribuiscono per l’80% allo sviluppo della malattia, il resto dipende da stile di vita e fattori ambientali.
Matteo Clerici





