Alternative alla sperimentazione animale nell'UE

Il commissario europeo per la Scienza e la ricerca Janez Potocnik ha esortato l’industria e il mondo accademico a impegnarsi più a fondo per agevolare l’approvazione delle alternative
alla sperimentazione animale, promettendo al contempo un sostegno continuo da parte della Commissione.

Dei 30 metodi totali convalidati dal Centro europeo per la convalida dei metodi alternativi (ECVAM), parte del Centro comune di ricerca della Commissione, finora soltanto otto sono stati
approvati. Secondo il commissario, almeno una parte di questa strozzatura è riconducibile a una carenza di comunicazione tra ricercatori e autorità di regolamentazione.

«Se le esigenze di informazione delle autorità di regolamentazione costituiscono un ostacolo, dobbiamo promuovere una collaborazione più assidua con loro per individuare e
soddisfare tali necessità. Occorrono rapporti più stretti, canali di comunicazione più chiari e continuità di dialogo», ha dichiarato il commissario,
intervenuto in occasione di una conferenza annuale del Partenariato europeo per gli approcci alternativi alla sperimentazione animale.

Ha proseguito affermando che i risultati migliori si otterranno se il dialogo riguarderà l’intero processo di ricerca, sviluppo e convalida, anziché soltanto i risultati.
All’Europa occorre «un modo per permettere alle autorità di regolamentazione, alla comunità di ricerca e all’industria di intraprendere uno scambio costante e
sistematico», ha dichiarato Janez Potocnik.

Un’interazione maggiore tra gli organi di regolamentazione e la comunità di ricerca comporterà inoltre l’ulteriore vantaggio di incoraggiare studi applicati e di base sulle
esigenze specifiche dell’approccio delle 3 R (reduction, refinement e replacement, ossia riduzione, perfezionamento e sostituzione), ha puntualizzato il commissario.

Il commissario ha proposto un elenco di azione da intraprendere sia al mondo accademico sia al l’industria, ma ha anche promesso azioni da parte della Commissione europea.

Ha rilevato che esistono solo quattro cattedre di sperimentazione animale in tutta l’UE e ha fatto notare l’utilità di un maggiore riconoscimento della materia quale disciplina
accademica in seno alla comunità di ricerca.

Da parte sua, l’industria dovrebbe far conoscere meglio le proprie esigenze agli scienziati presso le università e i centri di ricerca. Tale obiettivo può essere raggiunto
sostenendo la ricerca esterna e stabilendo legami con i propri progetti interni, ha suggerito il commissario.

Janez Potocnik ha inoltre suggerito che nell’immediato si potrebbe «avere maggior coraggio nel condividere le informazioni della ricerca industriale e delle sperimentazioni»,
spiegando che spesso concorrenti industriali di diversi settori replicano test analoghi o identici.

Il commissario ha ribadito nuovamente come questo piccolo passo potrebbe tradursi in vantaggi aggiuntivi per le aziende: «La condivisione di dati e metodi su animali e sostanze
rafforzerà la sicurezza e l’efficienza garantite dai metodi convalidati. La possibile riduzione dei costi e la creazione di nuovi prodotti alternativi sarà commercialmente
remunerativa.»

Nel frattempo, la Commissione continuerà il lavoro politico, garantendo al contempo il coordinamento delle diverse aree politiche pertinenti (industria, salute, protezione dei
consumatori, ambiente, ricerca), ha promesso Potocnik. La Commissione redigerà inoltre proposte e una legislazione «ambiziosa, ma anche equa e realistica», e
incoraggerà il dialogo tra i settori industriali.

I progetti di ricerca che esaminano metodi di sperimentazione non animale riceveranno fondi a titolo del Settimo programma quadro (7°PQ). Due grandi progetti, che dovrebbero condividere 24
Mio EUR, studieranno le nuove strategie alternative di sperimentazione nella ricerca farmaceutica. Inoltre, 12 piccole e medie imprese (PMI) collaboreranno con le principali aziende
farmaceutiche e i centri pubblici di ricerca su studi tesi a ridurre significativamente il numero degli animali utilizzati negli esperimenti in laboratorio.

Il commissario ha concluso sottolineando la necessità urgente di sviluppare metodi alternativi alla sperimentazione animale e di commercializzarli. Circa 2 000 aziende cosmetiche europee
sono in attesa di metodi alternativi che consentano loro di adempiere agli obblighi giuridici in vigore a partire dal 2009. Altre 27 000 società dovranno inoltre conformarsi ai requisiti
della direttiva REACH sulle sostanze chimiche.

«Si può fare di più?» si è chiesto il commissario. «Mi auguro di parlare a nome di tutti quando dico che si può e che lo faremo», ha
aggiunto.

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