Agricoltura: Innovazione, conoscenza e mercato per vincere la sfida della globalizzazione

“Anche per gli agricoltori la sfida del mercato si vincerà sempre più sulla conoscenza e sulla capacità di innovare, molte imprese agricole, in Italia, fanno parte di
quelle ‘minoranze vitali’ di cui parla il Censis che stanno alla base della crescita della nostra economia; probabilmente questa capacità risiede proprio nella diffusione
dell’innovazione basata sull’apprendimento legato all’attività produttiva, che ha rappresentato la forma ideale di trasferimento di competenze tra imprenditori e tra generazioni,
soprattutto in un sistema produttivo, come l’agricoltura, basato sulle imprese familiari”.

Lo ha affermato il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi nel corso del convegno “Paesaggio agrari, territorio, globalizzazione”, promosso a Roma nell’ambito
delle manifestazioni celebrative per i trent’anni dell’organizzazione.

“Le forze del cambiamento in agricoltura -ha rilevato Politi- non sono state solo la Pac e la liberalizzazione dei commerci sancita con i negoziati Wto, ma anche la tecnologia e la grande
distribuzione. La globalizzazione non è un processo neutrale. Segue percorsi segnati dalle forze dominanti del mercato”.
“La conoscenza, anche grazie alla diffusione di Internet, sta modificando -ha detto il presidente della Cia- i rapporti economici. Per i consumatori li trasforma da soggetti passivi a soggetti
preparati e consapevoli; per gli agricoltori, invece, ciò è sinonimo di reti e di legami centrati sulla interazione con altre imprese della filiera e sulla conoscenza degli
andamenti di mercato e degli eventi climatici. Nell’azienda moderna esistono e crescono capacità che non si traducono solo in impianti, macchinari e prodotti, ma anche in beni
intangibili: le conoscenze di mercato, del sapere tecnologico, delle relazioni, Oggi è cambiato il peso che tali risorse assumono nel capitale dell’impresa, poiché incidono sempre
più nei modi di produrre, nelle strategie e nei rapporti di concorrenza e cooperazione. In una parola, le risorse intangibili ed il capitale intellettuale costituiscono sempre più
il fondamento del potere competitivo di un’impresa”.
Soffermandosi sul rapporto agricoltura e paesaggio, Politi ha sostenuto che “l’agricoltura rappresenta l’attività produttiva per eccellenza più diffusa sul territorio ed è,
quindi, quella che disegna in modo determinate il paesaggio. A sua volta, il paesaggio agrario e rurale è storicamente il frutto del connubio tra natura, economia e cultura. Di
conseguenza, il settore primario, con il suo ruolo sempre più multifunzionale, costituisce l’elemento protagonista di tutela ambientale, il punto fermo per difendere e valorizzare la
tipicità e la qualità. Di qui l’esigenza di politiche e di scelte che tengano conto delle peculiarità e delle prerogative che fanno del lavoro agricolo il fulcro
insostituibile di un’azione tesa a preservare il patrimonio paesaggistico e tutto ciò che intorno ad esso ruota”.

Il convegno -svoltosi alla Residenza di Ripetta- è stato introdotto da Paolo Surace, coordinatore del Comitato scientifico della Cia. Sono seguiti gli interventi e le relazioni di
Roberto Fanfani, Università di Bologna (“I mutamenti delle strutture e delle politiche agrarie”), di Vincenzo Tassinari, presidente di Coop Italia, di Tullio Seppilli, Università
di Perugia e Fondazione Angelo Celli (“Città e campagna: il cambiamento di immagine del mondo rurale tra radicazioni locali e dinamiche di globalizzazione”), di Carmine Capece,
imprenditore agricolo, di Paola Colaneri, Università del Molise (“Dall’impresa coltivatrice all’impresa agricola professionale: metamorfosi o continuità?”), di Domenico Brugnoni,
imprenditore agricolo, di Maria Gemma Grillotti, Università Campus Bio-medico, gruppo di ricerca Gecoagri-landitaly (“Il paesaggio agrario da paradigma scientifico a fattore di sviluppo
rurale”), di Margherita Longo, imprenditrice agricola, di Maria Cristina Treu, Politecnico di Milano (“Le politiche e gli strumenti di gestione del territorio”), e di Rossella Cantoni,
presidente dell’istituto Alcide Cervi.

Leggi Anche
Scrivi un commento