Agricoltura, il futuro è rosa

Agricoltura, il futuro è rosa

By Redazione

Addio ai vecchi stereotipi. La donna è pronta a fare un lavoro da uomo, tanto nell’ufficio come in mezzo ai campi.

Questo quanto emerge dal punto della situazione, centrato sulla risposta che l’economia può dare alla crisi. Il Salone del gusto, iniziato ieri a Roma, e Terra madre 2012, prossimamente
a Torino, hanno le idee chiare: la crisi deve essere attaccata tramite l’agricoltura, capace di unire la vecchia logica al profitto ad una nuova politica alimentare.

E nel ritorno alla terra, le donne hanno un ruolo di primo piano. Nel terzo mondo le statistiche FAO parlano di un 43% di lavoratori agricoli di sesso femminile.

In Italia, una recente ricerca della Flai Cgil ha individuato 650.000 donne nell’agroalimentare, 400.000 nell’agricoltura, 250.000 nell’industria derivata.

Osservando le regioni, il mezzogiorno ha il primato dell’occupazione agricola in rosa. Al suo interno, spicca la triade composta da Puglia (113.000 agricoltrici) Calabria (85.000) Campania
(73.000). Seguono Sicilia (73.000) e Basilicata (18.000). Addirittura, in Campania, Puglia, Basilicata e Calabria le donne sono la maggioranza degli occupati nel settore.

Analizzando il Nord, il primo posto è dell’Emilia-Romagna (39.000 occupate), seguita dal Veneto (14.000) e Lombardia e Piemonte in coabitazione (5.600). Altre situazioni rilevanti al
Centro, con Toscana (12.000) e nelle Isole, la Sardegna (5.500).

Capitolo industria agroalimentare. In questo caso, vi è il primato del Nord, con Emilia-Romagna (39.000 occupate), poi Lombardia (23.000) ed infine Veneto (12.000). Al Centro spiccano
Lazio (6.500 occupate) e Toscana (5.800). Ultimo il Sud dove solo la Campania (17.000) ha quote relativamente alte.

Matteo Clerici

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