Portare il vino italiano in Cina. La missione di Gianni Zonin
27 Settembre 2012
Zonin è uno dei grandi nomi del vino italiano. Nata dai vigneti di Gambellara, in Veneto, ora l’azienda ha una dimensione di primo livello, con 2000 ettari di vigneti e 38 milioni di
bottiglie vendute nel solo 2011.
Attualmente, Zonin è diffuso nei luoghi classici dell’export nazionale, come Stati Uniti, Germania e Gran Bretagna. Ma il grande obiettivo è la Cina, al primo posto tra i paesi
emergenti ma ancora poco sfruttata dai produttori nazionali.
Grandi possibilità, quindi, ma anche difficoltà. Spiega lo stesso Zonin: “E’ tutto da esplorare, là vendiamo già un po’, ma abbiamo avviato una ricerca per capire
che cosa vuole il consumatore cinese. Solo dopo aver studiato a fondo le sue scelte decideremo come investire. Comunque la vera diffusione del vino italiano si avrà, in Cina come
altrove, quando i loro turisti verranno in massa qui e proveranno come si mangia e come si beve”.
Tuttavia, Zonin va avanti: ben prima della crisi attuale, negli Anni Sessanta, i suoi esperti avevano capito come andare oltre era l’unica soluzione per la competitività. Perciò,
i suoi vini sono andati prima oltre in nativo Veneto, poi oltre i confini nazionali, dalla Germania al Belgio alla Svizzera.
Risultato, “Oggi facciamo quasi il 70% del nostro fatturato dalle esportazioni e vendiamo in più di cento diversi Paesi”.
Cina a parte, l’azienda attuale di Zonin è un misto di nuovo e vecchio. Il programma è quello di acquistare vitigni di paesi emergenti, Australia, Cile, Argentina, ma anche di
rafforzare la presenza aziendale in nazioni storiche come Spagna o Francia.
Attenzione però: “Questo però è un mondo dove bisogna muoversi con prudenza. Il vino non è un prodotto ricco, anche se dà grandi soddisfazioni”.
Matteo Clerici





