Agricoltura biologica: meno diffusa più redditizia

Agricoltura biologica: meno diffusa più redditizia

Chi sceglie l’agricoltura biologica è in minoranza ma ottiene un guadagno maggiore rispetto ai sistemi tradizionali.

Questo il verdetto di una ricerca della Washington State University, diretta dai dottori David Crowder e John Reganold e pubblicata su “PNAS”.

Il team della Washington State University ha messo sotto esame 55 raccolti diversi, diffusi in 14 Paesi dei cinque continenti, valutando tanto il metodo (agricoltura biologica o tradizionale) quanto la resa per il coltivatore.

E’ così emerso come il bio portasse una resa inferiore, ma si vendesse ad un prezzo maggiore, dal 29 al 32% in più rispetto ai prodotti tradizionali.

La ricerca non è passata inosservata: tra i commentatori più qualificati, Federico Marchini.

Il presidente di Anabio-Cia (Associazione nazionale agricoltura biologica) ricorda come, anche in Italia il rapporto costi-benefici sia favorevole al bio. Se infatti “E’ più costoso produrlo perché l’agricoltura di questo tipo rende meno in termini di quantità”, alla fine il prodotto biologico è più conveniente, “migliore dal punto di vista nutritivo e alla fine il ricavo è maggiore per il produttore”. Inoltre, l’agricoltura biologica è anche un vantaggio per il terreno: a differenza dei sistemi convenzionali, non esaurisce le proprietà, ma le migliora.

Sulla stessa linea, Vincenzo Vizioli, presidente di Aiab (Associazione italiana per l’agricoltura biologica). Vizioli spiega come il lavoro di PNAS sia valido anche in Italia. Nella nostra filiera corta si trovano infatti “Prodotti con alto valore aggiunto” ed “Aziende che fanno prodotti con alto valore aggiunto e per quelle che hanno un’alta conoscenza tecnica del metodo e lo applicano con competenza e per chi esporta in Paesi dove il bio ha maggiori riconoscimenti”. Infine, conclude il presidente Aiab, “La cosa interessante che compare nello studio è quella del beneficio sociale legato al biologico che fa prodotti sani e buoni per chi li mangia e per l’ambiente in cui sono coltivati”.

Matteo Clerici

ATTENZIONE: l’articolo qui riportato è frutto di ricerca ed elaborazione di notizie pubblicate sul web e/o pervenute. L’autore, la redazione e la proprietà, non necessariamente avallano il pensiero e la validità di quanto pubblicato. Declinando ogni responsabilità su quanto riportato, invitano il lettore a una verifica, presso le fonti accreditate e/o aventi titolo.

Leggi Anche
Scrivi un commento