AD ASTI HO CAMBIATO CAVALLO

AD ASTI HO CAMBIATO CAVALLO

E’ meglio chiarire subito:  non ho cambiato cavallo o casacca di contrada al recente Palio di Asti.
Ho solo cambiato le mie abitudini alimentari di ” enogastronomade” nei miei soggiorni nella città di Massimo d’Azeglio e di Paolo Conte.
Perchè due persone dotate di acuto senso del ” bien vivre” e che conducono la deliziosa Locanda al Castello (uno dei tre migliori soggiorni ad Asti, un  rapporto qualità prezzo
eccezionale ed un confort  che difficilmente si trova in queste lande) hanno attivato da poco – spinti anche dalla clientela fedele –  al piano terreno di questa enclave del riposo, un
delizioso ristorante?  
Armati di grande coraggio (e di lungimiranza ):” troppo facile il fare quando volano le colombe, il difficile è farlo quando infuria la tempesta  ( economica )”.
Detto, fatto. I signori Antonella Tedeschini e Vincenzo La Barbera (lei piemontese doc, lui siciliano vero) in pochi mesi riescono nell’impresa ed oggi in via G. Testa al numero civico 47,
è aperto al pubblico ed agli enogastronomadi il CAMBIOCAVALLO, Lunge & Restaurant ( telefono 0141.185.65.65) aperto tutti i giorni tranne la domenica, ai fornelli un giovane cuoco
promettente: Antonio Sardi.
Ma non solo cibo:
sono in programma serate culturali, letture, presentazioni, mostre d’arte contemporanee e magari “una cena con
delitto”……………………………….

Lista delle vivande
Sorprendente per freschezza e originalità, addirittura, a nostro giudizio quasi troppo ampia di proposte per un contenitore bomboniera quale è il Cambiocavallo.
Noto tra gli antipasti un fagotto di baccalà alle olive taggiasche ed erba cipollina che incuriosisce ed esce dal clichè del solito baccalà alla vicentina e la cardinalizia
salciccia di Bra (unico salume).
Tra i primi, per chi ama la salsedine,  panciotti di capesante al ragu di gallinella (bonus), i tranquilli tortelli di Castelmagno e gli gnocchi di patate con scampetti & zucchine.
Secondi: dal pollo croccante ai totani al balsamico, presente il filetto di Angus argentino e l’ormai conosciutissimo rombo chiodato in crosta di patate.
Dessert con alcuni dolci tradizionali piemontesi ma spunta anche una zuppa inglese.
Lista dei vini
Ragionata, intelligente: bella la pagina “chicche” e che raggruppa prestigiose etichette di vini da dessert e meditazione tra cui spunta anche un poco conosciuto ma immenso Oro di Dora-Gorghi
Tondi (uno o forse l’unico vino Grillo attaccato da Botrytis Cinerea) e tra i francesi un Banyuls Gran Cru 1995 Cuvèe Christian Reynal che trovi solo da Pinchiorri o da Cracco Peck.
Bollicine e champagne al top, unico neo, non si sa perché.
Dimenticata la Franciacorta.
I vini bianchi e rossi italiani divisi per regioni, e per i rossi ovvia la massiccia presenza dei piemontesi.
Presenti etichette di vertice.  Fanno capolino anche i vini israeliani (per dovere di cronaca conosciamo poco questi vini ma inserirli è stato un  atto di coraggio), alcune
chicche francesi e cilene.
Il tutto con ricarichi giusti e che non mettono a repentaglio il portafoglio.
Considerazione finale: un inizio folgorante e che promette nuove sensazioni.
I prezzi: ragionati e misurati.
Niente follie degli anni passati dove in ristoranti stellati un ravanello con maionese costava quanto un viaggio aereo, i patron hanno adottato la linea della sobrietà e della coerenza, un
pranzo completo e di buon lignaggio (dall’antipasto al caffè) s’aggira sui quaranta euro, vini esclusi.
Ne riparlemo certamente del CAMBIOCAVALLO.

Attilio Scotti
attilioscotti@bluewin.ch

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