Aborto: non oltre la soglia di 22 settimane

Milano – Rafforzare l’aiuto e il sostegno psicologico e specialistico alle donne che devono decidere se portare avanti o meno una gravidanza, tenendo conto sia della
riflessione in atto sull’applicazione della legge 194 (tutela della maternità e interruzione volontaria della gravidanza), sia dei progressi scientifici e delle esperienze mediche di
eccellenza maturate nei tempi recenti.

E’ lo scopo dei provvedimenti varati stamani dalla Giunta della Regione Lombardia e illustrati dal presidente Roberto Formigoni e dagli assessori alla Sanità, Luciano Bresciani e alla
Famiglia e Solidarietà Sociale, Gian Carlo Abelli, nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno preso parte anche illustri clinici che con la propria professionalità medica
e scientifica hanno contribuito alla stesura delle nuove linee di indirizzo.

Due le iniziative: «La prima – ha spiegato Formigoni – riguarda il potenziamento delle attività preventive e di accoglienza delle donne in stato di gravidanza complessivamente
effettuate dalle ASL, dai consultori e dai servizi di ostetricia e ginecologia, con attenzione alle sinergie rispetto ad altri soggetti rappresentativi del volontariato sociale».
«La seconda iniziativa – ha aggiunto il presidente lombardo – consiste invece nella individuazione del termine ultimo di effettuazione delle interruzioni volontarie di gravidanza (di cui
all’articolo 6b della legge 194, cioè il cosiddetto aborto
terapeutico) non oltre la 22ma settimana 3 giorni, ad eccezione dei casi in cui non sussiste la possibilità di vita autonoma del feto.

«Per quanto riguarda l’attività di prevenzione – ha spiegato l’assessore Abelli – la Giunta ha stanziato 8 milioni di risorse aggiuntive destinate al potenziamento
dell’attività dei consultori attivi sul territorio regionale e all’incremento del loro numero e delle loro prestazioni. Le risorse passano dunque dai 56 milioni attuali a 64, con un
aumento del 14%». Il 75% dell’incremento sarà destinato ad aumentare il numero delle persone che operano nei consultori pubblici, il 5% alla formazione degli operatori dei
consultori sia pubblici che privati e il 20% per sostenere l’incremento delle tariffe erogate dalla Regione.
«La ripartizione – ha aggiunto Abelli – sarà fatta tra le Asl della Lombardia, tenendo conto del numero delle donne, con età compresa tra i 12 e i 45 anni, che vivono in
quel territorio».
In Lombardia sono attualmente attivi 284 consultori accreditati, di cui 225 pubblici e 59 privati, in grado di assistere 566.000 persone all’anno. L’obiettivo è una crescita del 20%, che
porti la rete dei consultori ad essere in grado di assistere 686.000 persone.

Quanto all’individuazione del termine ultimo per le interruzioni volontarie di gravidanza non oltre la 22ma settimana 3 giorni, «si tratta di una decisione strettamente connessa alle
attuali evidenze scientifiche – ha detto l’assessore Bresciani – che, grazie ai notevoli passi avanti della medicina, con il passare del tempo richiedono di adeguare un limite temporale che la
legge non può stabilire a priori. E i dati scientifici oggi a disposizione indicano infatti che a 23 settimane di età gestazionale è possibile la vita autonoma del
neonato».
Considerando però che è dimostrato un margine di errore nella datazione della gravidanza, anche se effettuata in epoca gestazionale precoce e che la possibilità di vita
autonoma del neonato migliora, tra la 22 e la 24 settimana, del 2-3% per ogni giorno di gravidanza, si ritiene appunto che l’interruzione di gravidanza di cui all’articolo 6b non debba essere
effettuata oltre la 22ma settimana 3 giorni, ad eccezione dei casi in cui non sussiste la possibilità di vita autonoma del feto, per i quali devono essere fornite cure confortevoli ed
il nato deve essere trattato con rispetto e delicatezza.

Apprezzamento per i provvedimenti varati dalla Regione Lombardia è stata espressa dai medici presenti. «Oggi è stato compiuto un passo in avanti verso la piena attuazione
della legge 194 – ha detto la dott.ssa Alessandra Kustermann, responsabile del Servizio Diagnosi Prenatale della Fondazione Ospedale Maggiore Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena – in
particolare dell’articolo 1 dove si dice che la vita va tutelata sin dal suo inizio».
«Con queste linee di indirizzo – ha aggiunto il dott. Luigi Frigerio, direttore di Ostetricia dei Riuniti di Bergamo – si dà voce alla posizione che fu del prof. Giorgio Pardi,
secondo il quale troppi erano gli aspetti negletti della 194». Ad esempio l’aspetto della vita autonoma del feto, come ha sottolineato il prof. Fabio Mosca (Direttore della Neonatologia e
Terapia intensiva neonatale della Mangiagalli).
«Grazie alla decisione della Regione Lombardia potremo aiutare in maniera concreta tutte le donne che non vorrebbero abortire ma finiscono con il farlo perché non hanno a
disposizione gli strumenti per decidere altrimenti», ha spiegato il dott. Basilio Tiso, dirigente medico della Mangiagalli.Secondo la prof.ssa Patrizia Vergani (responsabile del Servizio
di Medicina Materno-fetale del San Gerardo di Monza) si potrà finalmente dare un sostegno importante alle donne alle quale viene diagnosticata una malformazione del feto.

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