A proposito del Gruppo Catapano: lettera aperta a chi combatte la delinquenza e la criminalità

A proposito del Gruppo Catapano: lettera aperta a chi combatte la delinquenza e la criminalità

Una gang di malfattori è stata sgominata, o perlomeno sono state arrestate 14 persone che hanno creato un grave danno all’Erario ma principalmente hanno distrutto la vita di piccoli
imprenditori, alcuni già in grave difficoltà finanziaria. Invece di ricevere gli aiuti promessi, dopo aver sborsato il 15% circa dei debiti da sanare, si sono trovati minacciati,
beffati: senza proprietà e con tutti i debiti a carico.

Non c’è scampo, il debole deve solo morire. E le banche non sono certo da meno in fatto di generosità.
D’accordo, non sono enti di beneficenza ma sanno bene come fare ad aiutarti ad accelerare l’agonia per poi spartirsi i resti.

Ma, quando la truffa, grazie alle forze dell’Ordine e della Giustizia, viene scoperta e si stabilisce che la vittima è veramente una vittima suo malgrado, occorre provvedere subito a
ristabilire gli equilibri.

Occorre che il maltolto venga restituito, o perlomeno ciò che ancora è rimasto, alla vittima.
 
Nel caso dell’albergatore scippato dei suoi cinque alberghi, ora che le cose si sono chiarite, non è il caso di riabilitare in fretta la sua dignità per aver avuto il coraggio di
sporgere denuncia? Non è il caso di restituirgli i le sue proprietà per permettergli di cercare di ripartire?
E, visto che il fallimento di una struttura -come l’Hotel Hermes di Cremona ancora in attività ma “gestito” da un curatore fallimentare- è stato chiaramente una conseguenza
inevitabile del comportamento truffaldino dei Catapano, non credete che sia tutto da ridiscutere?

Il tutto è una conseguenza di un atto falso, ritenuto “buono” da un notaio che ha stipulato un altro atto che è stato a sua volta ritenuto “buono” da chi? Dalla Camera di Commercio
di Milano che più tardi annullerà l’iscrizione della società, registrata sulla base di atti assolutamente falsi.

A questo punto ci si chiede se  e di chi sia la responsabilità. Solo dei malviventi individuati  e che ora sono (dovrebbero essere) in galera oppure anche di chi ha preso
lucciole per lanterne? E parliamo di avvocati, di notai di funzionari tutti “disattenti”.
E quelli arrestati, per quanto staranno al fresco?

Le loro vittime da loro non prenderanno neanche un Euro poichè difficilmente ci sono beni al sole e se ben ci fossero quasi mai riescono a coprire anche in modo infinitesimo i danni
procurati alle malcapitate vittime.

Non siamo esperti di leggi e nemmeno di economia imprenditoriale, riteniamo però che, una volta stabilita la verità, la Giustizia debba cercare di fare tutto il possibile per ridare
la speranza a chi ha dovuto subire le ingiustizie.

Lino Cauzzi è un sognatore perchè ogni giorno che passa vede sempre più vicino il momento di rivedere i suoi cinque alberghi rifioriti.
Rivede i camerieri, il personale alla reception, il giardiniere …tutti sorridenti al lavoro ed i clienti che scendono dalle loro auto  ed il facchino che porta premuroso le valige.

Ogni giorno che passa è un altro giorno perso, finchè i beni trafugati non torneranno nelle mani del legittimo proprietario.

Il sogno si avvererà  ma ha bisogno dell’aiuto di tutti coloro che ancora credono in un mondo migliore.

Con la verità, Cauzzi sta tornando ad essere il Sig. Lino Cauzzi per la Banca, per i fornitori, per i conoscenti e per tutti quelli che incontrandolo, cercavano di non alzare gli occhi per
non doverlo salutare.

E tornano anche gli “amici”, quelli che non avevano creduto alle sue disavventure e lo avevano abbandonato al suo destino.

L’augurio è quello che la Giustizia faccia in fretta il suo corso e che il nostro albergatore padano non si trovi più con una pistola alla testa.

Forza Lino, te lo diciamo con la stessa forza con cui tu gridi “Forza Inter”, quando sai che la tua squadra ha bisogno di tutti i suoi sostenitori per far esplodere le forze nascoste che portano
alla vittoria.

Giuseppe Danielli
Newsfood.com

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