A Natale il dolce tipico è quello del fornaio

Il confronto con il mercato delle grandi feste è stato positivo: nessuna flessione e, anzi, risposte confortanti per il prodotto artigianale di qualità, poiché siamo ancora
ai primi di gennaio, non c’è stata la possibilità di svolgere un reale sondaggio presso le associazioni territoriali, e ottenere indicazioni più dettagliate sull’andamento
delle vendite nei giorni delle grandi feste di fine anno.

Ne daremo conto in maniera più dettagliata nelle prossime settimane, ma le notizie finora raccolte stanno a indicare che i fatti hanno smentito certi timori della vigilia.

L’attesa era forte perché molti fattori contribuivano ad alimentare incertezze sul possibile comportamento dei consumatori verso i prodotti dell’arte bianca. In primo luogo, per molti,
il disagio e la preoccupazione determinati dall’aumentata imposizione a livello statale e a livello locale. E poi, la campagna mediatica che, per alcuni mesi, ha messo alla gogna la
panificazione artigianale, accusata di eccessivi e ingiustificati aumenti, che toglievano il pane di bocca – è il caso di dirlo – a tante gente.

Che si trattasse solo di sparate acritiche, montate sulla base di dati incontrollati o male interpretati (ma non solo da parte dei media: anche da parte di certi politici) lo hanno dimostrate
gli stessi consumatori, che non hanno cambiato le abitudini d’acquisto né l’atteggiamento verso i prodotti dell’arte bianca. La tornata festiva 2007-2008 ha confermato tutto questo ma ha
portato l’ulteriore nota positiva: il prodotto artigianale di qualità sta riguadagnando terreno. Il consumatore sa che il prodotto industriale, offerto a uno, due o tre euro dalla grande
distribuzione, non può essere confrontato con quello artigianale. E quando può accetta tranquillamente la differenza di prezzo che, in questo caso, significa garanzia.

«Il prodotto artigianale, quando è fatto bene, la gente lo apprezza», dice Bernardino Bartocci, presidente dei fornai romani e vicepresidente nazionale della Federazione
italiana panificatori. «Quando usiamo, nella giusta quantità, materie prime scelte, quando offriamo un prodotto fatto solo qualche giorno prima del consumo, sappiamo di offrire un
prodotto di alto livello, che il consumatore sa valutare. E in questo periodo di feste, la domanda ha premiato queste nostre scelte».

«Per poter avere un consuntivo più dettagliato», aggiunge Bartocci, «dobbiamo aspettare ancora qualche giorno, ma possiamo essere ottimisti. E smetterla di piangerci
addosso: stando alla campagna mediatica che si ha bombardato per un paio di mesi, sembrava che la gente stesse per morire di fame; ma poi ti dicono che il giorno tale sulle strade era in undici
milioni, il giorno dopo in otto e che sulle nevi erano in dieci milioni. Non le pare che queste cifre rappresentino qualche motivo di dubbio sulla…fame degli italiani?».

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