A cena con l’Imperatore…
20 Agosto 2010
Un venerdì come tanti altri. Una bella serata, come tante ci capita di averne in estate qui in Puglia. In auto raggiungo Ruvo di Puglia, cittadina adagiata sulla Murgia barese, e mi reco
nella masseria Polvino, dell’amico Francesco Ranieri, un po’ defilata nelle campagne. Edificata nel 1740, era uno dei ventiquattro casali ruvesi. Oggi, sapientemente ristrutturata, è
davvero bella. Roberta mi viene incontro e mi invita ad entrare, varcando l’arco che divide l’esterno dal cortile interno. Mentre lo attraverso mi dice:”Chiudi gli occhi, aspetta qualche secondo,
poi riaprili”.
Lo faccio. Devo aver attraversato la “porta del tempo”. Una piazza, tanta gente strana, non vestita come me; anzi no, io stesso, che indossavo bermuda bianche e polo blu, mi ritrovo
addosso, come d’incanto, una tunica verde con fregi in oro. Due strani personaggi in calzamaglia (giocolieri?) intrattengono la folla con le loro abilità, guerrieri in lucenti armature
si sfidano in duelli cortesi, grotteschi giullari divertono con scenette e scherzi, arcieri si sfidano in tornei con arco e balestra, ci sono persino i falconieri con un falco e una poiana. La
piazza è tutta un brulicare di gente festante, in trepidante attesa dell’arrivo dell’Imperatore.
Ma dove mi trovo? Mi dicono nel XIII secolo. Un brivido mi percorre la schiena, un po’ come Troisi e Benigni, nel film “Non ci resta che piangere”, quando si accorgono di aver viaggiato nel
tempo. Non ho il tempo di pensare ed ecco che rullano i tamburi, squillano le trombe e arriva il corteo dell’Imperatore, in testa Federico II, fiero e regale (sennò che re
sarebbe?) su uno splendido cavallo murgese nero, la consorte Bianca Lancia a piedi insieme alle cortigiane; dietro di loro, con lo scudo ornato dall’aquila imperiale, un fido cavaliere a
cavallo di un bianco destriero.
I falchi, animali cari al sovrano, si librano in volo e Federico scende da cavallo, saluta e assiste alla cerimonia d’investitura di un cavaliere che ha passato in preghiera tutta la notte per
purificare la sua anima (beato lui, una notte e via, pulito da tutti i suoi peccati…comodo sarebbe per qualche politico dei tempi nostri!)
Il falco di Svevia, illuminato Imperatore, entra nella sala del banchetto seguito dalla consorte, dalle dame, dai cavalieri e da cantanti, musici, giullari. Si accomoda al suo posto, tutti si
siedono e lo scalco dà inizio al convivio. Si brinda tutti insieme alla salute dell’Imperatore; arriva il primo servizio, la frutta accompagnata da vino dolce, l’atmosfera è
allegra e, bevendo, lo diventa ancor più. Comincia a piacermi.
Due cavalieri entrano in contrasto per futili motivi, si alzano e iniziano una lite che altri cavalieri riescono, con fatica, a sedare.
Una bella fanciulla dalla riccioluta chioma rossa intona una melodia che la sua soave voce rende ancor più bella. Mi piace, mi sto abituando, il vino mi rilassa. Tutti applaudono, anche
perché sono in arrivo le scodelle con la porrata bianca, una zuppa a base di porri, ottima e corroborante ma, soprattutto, un vero toccasana per l’alito. Ci servono, poi, un buon
purè di fave in ardito abbinamento con le mele, strano ma gradevole. I giullari fanno il loro mestiere da giullari, divertono, giocano, cadono, si rialzano tra le risate di tutti.
Rullano ancora i tamburi: due servi trasportano, in “barrella”, un maiale intero ben rosolato e profumato di erbe; il trinciante con i suoi coltellacci, in men che non si dica, porziona la
gustosa carne che viene servita sulle “mense” di pasta di pane.
In tavola, ogni quattro commensali un grasso pollastro cotto in succo d’arancia amara (quelle dolci non esistono ancora); si fa a gara per il pezzo migliore, spezzandolo con le mani e
l‘aiuto di un coltello, qualcuno afferra la coscia (del pollo) e l’offre alla sua dama. Il vino scorre, tutti allegri (qualcuno alticcio) aspettiamo l’arrivo dei catini con l’acqua
profumata alla lavanda per liberarsi dall’unto del pollo.
Ma arriva ancora cibo, un agrodolce pasticcio di rigaglie di pollo e carne ci stupisce, non è facile abituarsi ad un gusto così diverso. Poi, dolci frittelle di formaggio per
dessert e ancora vino, vino e vino. Dessert, da desservir, sparecchiare in francese. Ma qui non si sparecchia mai, siamo strapieni.
I due guerrieri di prima si riazzuffano, ma stavolta danno piglio alle armi e, tra urla, scintille e colpi ben assestati uno dei due va al tappeto. Finalmente intervengono per bloccarli, il
vincitore avrebbe accoppato lo sconfitto, altrimenti.
Arriva ancora vino, questa volta quello aromatizzato con spezie e miele, chiamato “d’Ippocrasso”, per aiutare la non semplice digestione. Si mastica qualche costosissimo seme di cardamomo, di
anice o altre spezie per profumare il palato, provato da cotante “leggerezze”. Costano tanto, un pugno di chiodi di garofano vale quanto un agnello intero! Ma nessun problema per l’Imperatore,
la sua potenza economica si misura anche da queste piccole cose.
Stanco della dura giornata da sovrano, Federico si alza, saluta e tutti lo seguono. Risale sul suo leggiadro cavallo e via al galoppo verso Castel del Monte, la sua tenuta di caccia lì
vicino.
Un signore mi chiede di pagare il conto. “Preferisce denari o augustali?” chiedo. “Euro, grazie” mi risponde il tipo.
Senza ripassare dalla “porta del tempo” eccomi tornare di colpo in bermuda e polo. Non è il XIII secolo, è il 9 luglio 2010. Roberta è Roberta Altieri, preziosa
collaboratrice de La Compagnia Della Lunga Tavola, Associazione organizzatrice dell’evento; insieme a lei, fondamentale la collaborazione di Stefano Latorre, coordinatore dei cavalieri del
gruppo di rievocatori storici Historia Bari.
Due “matti” senza i quali la mia follia da sola non sarebbe bastata a mettere su tutto questo pazzesco convivio medievale dedicato allo “Stupor Mundi”, il magnifico Imperatore Federico II di
Svevia.
E insieme a noi altri matti: Nicola Signorile nei panni di Federico II, Titti Pastore in quelli di Bianca Lancia, Piero Ladisa, Viviana Colamesta, Roberto Spagnoletti e Pasqua Laviosa vestiti
da cortigiani, poi i guerrieri di Historia, i timpanisti di Nicolaus Barium, i divertenti giullari Ludo e Tek, i Falconieri del Sud, la bravissima cantante medievale Valeria Di Chiaro,
l’attenta costumista Oriana Santoro, Costantino Mastrorilli partner dell’evento con la sua associazione ASSICRAL e, non ultimo anzi fondamentale, il creativo chef Vincenzo Berardi, capace di
rendere gradevoli pietanze alquanto strane.
E poi il maestro panificatore Vincenzo Dambrosio, bandiera della Puglia in tante manifestazioni gastronomiche in Italia e all’Estero, realizzatore dei piatti in pasta di pane. Qualificata e
preziosa, direi da “supervisore”, la presenza del Governatore dell’Accademia Italiana Gastronomia Storica, il mio caro amico Mario Giorgio Lombardi.
Da settembre in poi, cos’altro si inventeranno questi “matti” de La Compagnia Della Lunga Tavola? Staremo a vedere.
Sandro Romano
Redazione Newsfood.com+WebTv





