A Carnevale ogni dolce vale

A Carnevale ogni dolce vale

By Redazione

Cenci, bugie, sfrappole o chiacchiere: i nomi sono vari, ma l’idea che il Carnevale porti con sé dolci è comune nelle diverse regioni d’Italia.

Dietro ogni preparazione c è una storia ed un prodotto finale unico e particolare. Tuttavia, è possibile identificare caratteristiche molto comuni, se non universali. Come la
frittura, metodo di preparazione estremamente diffuso. O l’uso di zucchero a velo, ricordo di un’epoca dove lo zucchero era “roba da ricchi” e doveva essere centellinato dalla gente comune.

Detto questo, può iniziare un breve giro (geografico-culinario) delle regioni d’Italia al tempo di maschere e trombette.

In Lombardia tale periodo vede in tavola i tortelli, palline di pasta frolla, fritte poi coperte di zucchero a velo. Nella ricetta è presente il liquore, che può essere
tranquillamente scambiato col latte, se il cibo è destinato a bimbi piccoli. Infine, è possibile (ma non obbligatorio) usare la crema.

Le “palline” arrivano anche in Lazio, Romagna e Friuli (dove sono chiamate castagnole) od in Veneto (il nome è fritole) con ogni regione ad apportare le sue modifiche.

Sempre nel Lazio, ed in Abruzzo e Molise, sono tradizionali le Cicerchiate, sempre palline fritte, a volte ricoperte con confetti colorati, il cui nome ricorda il legume,
una volta diffuso ed oggi quasi scomparso. L’accoppiata palline fritte-confetti si ritrova anche in Campania, dove le palline di pasta frolla sono chiamate struffoli ed i confetti
Diavolilli. Sempre dalla regione del Vesuvio arrivano le Zeppole, che in Sardegna sono chiamate Cattas ed accompagnano il desiderio di dolce 365 giorni l’anno.

Questo è segno dei tempi mutati: nel passato, la ristrettezza economica limitava alla feste (come appunto il Carnevale) piatti e dolciumi particolari. Attualmente, l’agiatezza diffusa ha
dato a tali piatti un intervallo temporale più ampio.

Infine, la Basilicata. In tale regione, come in buona parte del Sud Italia,il Carnevale è tempo di Tarallo al naspro: una ciambellina di pasta aromatizzata all’anice e rivestita
di una glassa al limone. Come alcuni colleghi, il tarallo è uscito dal consumo limitato al periodo di Carnevale per essere gustato durante tutto l’anno.

Matteo Clerici

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