Uva: la roccia la crea, l’uomo la perfeziona, il territorio la rende unica

Uva: la roccia la crea, l’uomo la perfeziona, il territorio la rende unica

By Redazione

“L’importanza e la diffusione della coltivazione di uva da tavola nel mondo è testimoniata dalla sua produzione globale, che nel suo complesso ammonta a oltre 170 milioni di quintali.
L’Italia, con i suoi 13 milioni di quintali, è il Paese leader europeo della produzione e dell’esportazione, occupando a livello mondiale il 4° e il 2° posto.”

Con queste parole Federico Castellucci, Direttore Generale dell’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino – OIV, apre l’incontro “Valori e valore dell’uva italiana”, un evento
organizzato da Bayer CropScience in occasione della presentazione del nuovo titolo della collana Coltura & Cultura, dedicato all’uva da tavola e ai suoi produttori.

“E’ certamente un onore avere avuto l’incarico di fare la presentazione del volume “l’uva da tavola” continua Castelluccie questo per la grande qualità e l’accessibilità, pur
nell’alto livello scientifico dell’opera, di tutta la collana Coltura & Cultura che Bayer CropScience ha avuto il grande merito e la lungimiranza di voler dare alle stampe e far progredire.
Tanti autori, tutti di alto rilievo scientifico, moltissimi dei quali contribuiscono, quali esperti delle rispettive delegazioni nazionali, ai lavori dell’OIV.”

“In un momento economico difficile per l’uva da tavola italiana afferma Frank Terhorst, Amministratore delegato di Bayer CropScience in Italia, con questa giornata intendiamo rinnovare la
fiducia su questo importante settore meridionale che rappresenta un fiore all’occhiello del “made in Italy” in tutto il mondo. Bayer Cropscience da oltre 100 anni offre all’agricoltura italiana
l’innovazione tecnologica della protezione delle colture, frutto della sua riconosciuta attività di ricerca, ed un’organizzazione capillare di agronomi che opera sul territorio a stretto
contatto con il sistema produttivo. Ma il nostro impegno non si ferma qui prosegue Terhorstin risposta alla pressante domanda del consumatore sui temi della sicurezza alimentare e della tutela
dell’ambiente, continua la nostra volontà di contribuire a comunicare i valori dell’agricoltura vera. In questa direzione va “Coltura & Cultura”, progetto di condivisione e di
divulgazione delle migliori conoscenze giunto con il volume “l’uva da tavola” al decimo traguardo.”

In Italia l’uva da tavola è coltivata nelle regioni meridionali, dove trova l’habitat più adatto in alcune aree particolarmente vocate per condizioni pedoclimatiche e per la
presenza di manodopera specializzata, nonché di operatori commerciali di consolidata esperienza, svolgendo un ruolo fondamentale in termini sia economici sia sociali. La concentrazione
territoriale della coltura è evidente, se si considera che dei circa 67.000 ettari registrati in Italia nel 2008, il 93% si trova in tre sole regioni: Puglia, Sicilia e Basilicata, con
la prima che copre il 66% dell’intera superficie vitata nazionale.

“Ma il valore dell’uva da tavola italiana afferma Donato Antonacci, coordinatore scientifico dell’opera insieme ad Attilio Scienza, si deve alla combinazione delle forze della natura e
dell’uomo, dimostrazione di una “vocazione”, data da clima, orografia e suolo, che l’uomo ha reso produttiva, applicando metodi e mezzi colturali adatti a questa realtà ambientale,
creando così l’attuale agrosistema. Un paesaggio evolutosi negli anni con l’attività dei ricercatori e dei viticoltori che, in un contesto internazionale caratterizzato da una
sempre più accentuata concorrenza, hanno lavorato per offrire al mercato un prodotto fresco per 8 mesi all’anno: varietà di uve con grandi chicchi, succose e croccanti, che sono
le tre caratteristiche preferite dai consumatori, come emerge da una recente indagine inedita, presentata nel volume. L’uomo accelera i processi degradativi naturali del suolo, attraverso la
frantumazione di rocce calcaree, realizzando un substrato ideale per la coltivazione dell’uva da tavola: la lenta e continua cessione nel tempo del calcio dalla roccia consente infatti
all’acino di avere il giusto contenuto di elementi che ne garantiscono la tanto apprezzata croccantezza. Inoltre la capacità del viticoltore di adeguare la produzione alle
potenzialità dell’ambiente e la cura manuale di ogni grappolo rendono le sue uve gradite al consumatore. E non dimentichiamo continua Antonacciche ogni acino d’uva contiene in ogni sua
parte, dalla buccia, alla polpa, ai semi, una specie di “mini farmacia”: ricco in minerali, soprattutto ferro, calcio e potassio, vitamine, polifenoli, dotati di elevata capacità
antiossidante in grado di stabilizzare i radicali liberi, e flavonoidi che hanno numerosi effetti benefici sulla salute.”

L’uva che mangiamo, quindi, è la sintesi delle caratteristiche delle varietà, dell’ambiente in cui si coltivano e di tutte le attenzioni dei viticoltori italiani.

“E un grappolo d’uva ha una tale forza simbolica sia pagana sia cristiana da andare al di là della semplice rappresentazione di un frutto dichiara Attilio Scienza inizialmente destinato
alle mense dei ricchi fino al Medio Evo, con l’età moderna l’uva a tavola esce dai giardini dei signori, divenendo nell”800 oggetto di una coltivazione industriale, non solo destinata
all’autoconsumo o al commercio locale. L’uva ha sempre rappresentato sulle tavole l’allegoria della ricchezza, e ancora oggi non può mancare a fine anno come simbolo benaugurale di
salute, benessere e prosperità. Inoltre, a differenza del vino, l’uva da tavola è apprezzata da tutti, superando ogni barriera culturale e religiosa.”

“Il volume “l’uva da tavola”, frutto dell’esperienza di 85 grandi esperti del mondo della scienza, della produzione e della comunicazione, la realizzazione di questo importante momento
d’incontro e la presenza di tanti giornalisti afferma Renzo Angelini, Direttore Technical Management &Communication di Bayer CropScience in Italia vogliono accendere un faro su questo
importante alimento, affinchè il consumatore possa conoscere gli aspetti unici del prodotto italiano e apprezzarne la bontà e il valore salutistico, riconoscendo la fatica dei
produttori che, 365 giorni all’anno, si dedicano allo sviluppo dell’uva da tavola, riuscendo a legare la tradizione con l’innovazione.”

La collana “Coltura & Cultura” vanta oggi la collaborazione di 490 autori che, oltre a proseguire l’attività editoriale sulle filiere strategiche italiane, contribuiranno alla
divulgazione della conoscenza dell’agricoltura vera e alla realizzazione di “Magis”, progetti di agricoltura sostenibile con il triplice obiettivo di migliorare le performance ambientali dei
processi produttivi, soddisfare le richieste del consumatore sempre più attento ai valori etici e salutistici del cibo e garantire la competitività sul mercato.

Bayer CropScience, una consociata di Bayer AG, è una delle società leader per volume d’affari e per innovazione nelle tecnologie applicate all’agricoltura ed è presente in
più di 120 Paesi. Bayer CropScience nel nostro Paese include le aree della protezione delle colture (Crop Protection) e delle scienze ambientali (Environmental Science). Alcuni concetti
guida dell’attività di Bayer CropScience sottolineano che senza spirito creativo non c’è innovazione e senza conoscenza o condivisione l’innovazione non si diffonde. Alla base di
questi principi stanno le numerose e diversificate attività che da anni Bayer CropScience porta avanti per contribuire alla crescita professionale degli operatori del settore agricolo.
Ogni anno l’azienda organizza incontri e varie iniziative durante i quali è lasciato largo spazio all’aggiornamento tecnico-scientifico sui temi di attualità in collaborazione con
esperti del mondo universitario, della ricerca, della produzione e della distribuzione.

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