Troppe connessioni, poche ordinazioni. Starbucks dice basta al WEB libero
10 Agosto 2011
Il cliente entra nel locale. Poi usa il computer, navigando in Internet: documenti, mail inviate e chat occupate. Nel mentre, si toglie posto a clienti paganti e si consuma poco (just a pastry,
solo un dolcetto, come si dice negli States).
Quella appena descritta è la situazione presente nei locali Starbuck da tempo, troppo tempo secondo la direzione. Così, i capi hanno detto basta. L’annuncio è stato data
dal portavoce Alan Hilowitz: a partire da alcuni locali, Starbucks staccherà la spina, tornando alle origine: consumazione classica, chiacchierata come una volta e tempi di permanenza
accettabili.
Ironicamente, la questione tecnologia era iniziata con ben altri auspici. Starbucks e concorrenza avevano ritenuto come permettere (ed incentivare) i clienti ad usare i loro aggeggi hi-tech
avrebbe invogliato questi ultimi alla presenza fruttuosa: detto altrimenti, più consumazioni, più profitto.
La realtà si è mostrata radicalmente opposta: non solo gli avventori tecnologici non consumavano di più, ma la loro presenza scoraggiava quelli non troppo amanti
dell’atmosfera a tutto computer.
Così, come spiega “The New York Times”, si torna all’antico. Sempre più locali, piccoli o grandi, si orientano verso la zero-tecnologia: non solo non si offrono agevolazioni, ma
si rende chiaro (tramite cartello) che i vari ammennicoli tecnologici non sono graditi.
Ed in tale corrente nuota Starbuck: pur avendo libertà di scelta, i suoi locali saranno invitati a tenere sotto controllo i maniaci dell’elettronica ed i loro aggeggi.
FONTE: Nick Bilton, “No E-Books Allowed in This Establishment”, NYTImes.com, 2/08/011
Matteo Clerici
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