Boom italiano in USA della Fratelli Veroni Spa -Emanuela Bigi, marketing manager
13 Maggio 2022
Boom italiano in USA della Fratelli Veroni Spa -Emanuela Bigi, marketing manager
Ultima moda dilagante negli Stati Uniti è organizzare un aperitivo all’insegna della socialità – o forse anche un semplice e più intimo tv dinner – a base di salumi e formaggi… ovviamente Italiani!
Newsfood.com, 2 maggio 2022
Charcuterie, parola francese ma in USA il boom è italiano con Fratelli Veroni Spa- Emanuela Bigi, marketing manager
Charcuterie. Un termine francese a metà tra gastronomia, salsamenteria ma che, tradizionalmente, ha posto l’accento sul contenuto di salumi, insaccati, le cosiddette carni trattate. Non era così logico aspettarsi che la charcuterie diventasse un modello di vita, ed un abitudine alimentare premium, negli Stati Uniti, dove, diciamolo, di cibo c’è una offerta a dismisura (e ci riferiamo alla quantità).
Adesso, invece, organizzare un aperitivo all’insegna della socialità – o forse anche un semplice e più intimo tv dinner – a base di salumi e formaggi sembra essere diventata l’ultima moda dilagante negli Stati Uniti.
E qui gli Italiani la fanno ancora una volta da padroni, dopo essersi affermati negli anni, ad esempio, nel settore dei vini (senza sottacere meriti delle loro produzioni, ad esempio, della Napa Valley) che potrebbero ben innaffiare questi piatti… freddi sì ma gustosi. Che, nella composizione, han raggiunto livelli da Master Chef, a guardare le immagini ed i tutorial che circolano in rete.

E a cogliere con intelligenza strategica questa opportunità di mercato è stata (ancora una volta) una impresa italiana. La Fratelli Veroni Spa, una realtà familiare (alla guida della capogruppo sono infatti due membri della famiglia), di Correggio, attiva dal 1925. E che il 2021 sia stato per il salumificio Veroni un anno a stelle e strisce lo confermano i numeri dello scorso esercizio che, letti attentamente, vanno ben oltre i risultati…
Negli Usa l’azienda di Correggio ha infatti registrato un incremento di fatturato del 23,7% rispetto al 2020, risultato che ha contributo a chiudere l’esercizio 2021 dell’azienda con un giro d’affari globale di 140 milioni di euro. Nel primo trimestre 2022 il trend di crescita oltreoceano, pari al 30%, è ancora più incoraggiante, tanto che Veroni si conferma negli USA tra i primi 20 brand (l’ufficialità dei dati viene dalla fonte IRI segmento US Luncheon Meat) – e in assoluto il primo italiano – all’interno del comparto libero servizio degli affettati di tutti i tipi di carne.
Ne parliamo con la marketing manager di Fratelli Veroni, Emanuela Bigi (in foto), che narra con cordialità e passione tipiche della terra dell’azienda, ben sapendo che il marchio va fatto conoscere perché la sua brand awareness in Italia è limitata, concentrata soprattutto nei negozi di prossimità dell’area meridionale del nostro Paese oppure al banco o nelle confezioni “a libero servizio” di private label di catene della GDO.
Il tema, inutile nasconderlo, lo affrontiamo con un misto di curiosità e scettiscismo: gli Usa, sempre più healthy e sempre più vegetariani/vegani, all’assalto dei nostri salumi? Eppure Veroni la scommessa l’ha vinta. Presente oltreoceano dal 2016, ha cavalcato l’onda della crescente affezione per la charcuterie che in Usa non è assolutamente junk food ma un cibo premium e di qualità per un mercato esigente.

Per garantire l’assoluta comparabilità – a livello qualitativo e di tutti gli altri standard di igiene e sicurezza – fra il prodotto italiano e quello commercializzato in Usa, il business model di Veroni è stato organizzato in questo modo: la lavorazione della materia prima fino al semilavorato avviene da noi (sarà l’aria, sarà l’acqua… recitava un memorabile commercial di parecchi anni fa) mentre l’affettamento avviene in loco.
E di colpo, dalla piana tra Parma e Reggio Emilia, ci troviamo nel New Jersey, a Logan, dove intorno all’impianto di affettamento (dove sono presenti manager e tecnici venuti dall’Italia) si è creata una vera e propria comunità, resa necessaria dalla presenza di italiani ed etnie diverse di lavoratori locali la cui integrazione è elemento chiave per lo sviluppo dell’azienda, un business che richiede professionalità consolidate che si realizzano mediante la fidelizzazione della forza lavoro.
Anche perché il mercato Usa, nonostante la buona penetrazione già raggiunta da Veroni, presenta ancora vaste opportunità.
Ad oggi le vaschette Veroni (che definire così è riduttivo) sono presenti soprattutto nelle costa Est (New York, Boston, Philadelphia), in Ohio e Texas, con qualche presenza sulla costa del Pacifico a Losa Angeles e San Francisco, in catene di buon livello: spesso con frigoriferi brandizzati e grazie a calendari di campagne con promoter nel punto vendita.
La gamma dei prodotti Veroni beniamini negli Stati Uniti vanta ai primi posti il salame, in tutte le sue versioni, ed il prosciutto crudo, punti di forza delle vaschette Enjoy AperiTime o lo Charcuterie Party Tray, cui fa da complemento la provola (nella versione dolce o affumicata) proveniente da altri produttori di qualità.

Veroni sta cercando di promuovere la conoscenza…e la degustazione anche della mortadella che, oggi, Veroni realizza nella versione Briosa. Una versione light del gustoso insaccato, con il 40% in meno di grassi e il 30% in meno di sale e calorie, pensata per intercettare nuovi trend di gusto e wellness.
Un quadro a tinte positive nel quale non possiamo però dimenticarci delle preoccupazioni, per il settore suinicolo, indotte dalla presenza di peste suina. Bigi ci sottolinea che, per ora, il fenomeno è limitato ai cinghiali ma, certo, bisogna vigilare e rendere ancora più stringente il monitoraggio sugli approvvigionamenti che provengono da fornitori certificati italiani ed europei. Ma, senza peccare di immodestia, in tema di controlli, l’Italia ha molto da insegnare.
Articolo di Giovanna Guzzetti
Riproduzione Riservata
in esclusiva per Newsfood.com
Nutrimento & nutriMENTE
Vedi anche:




















