5 per mille, il Governo ci riprova ad abolirlo

Torino – “Dicono che sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico! E’ il secondo anno che il governo cerca di eliminare il 5 per mille, e appena si levano le proteste
risponde che è stato un errore: ma ci prendono per fessi?”, Mariangela Cotto, consigliere regionale di Forza Italia, ha appena constatato che la nuova legge finanziaria ha soppresso la
quota del 5 per mille a favore del volontariato e dell’associazionismo sociale e culturale, ed è indignata per l’ennesimo tentativo di colpire il cosiddetto terzo settore.

“Per il Piemonte significa perdere fra i 30 e i 40 milioni di euro – dice Cotto – e credo che la Regione debba ancora una volta opporsi fortemente a questa decisione. Infatti, con questa misura
si consentiva a moltissime associazioni di volontariato di acquisire risorse per le loro attività. Ma soprattutto si dava la possibilità direttamente ai cittadini di “premiare”
con la propria scelta l’associazione ritenuta più utile, più bisognosa, più meritevole di ottenere il versamento. Una grande misura di libertà e di
responsabilità che è stata cancellata con leggerezza dal nuovo governo. Se è una volontà di colpire il sociale come sospetto, è inammissibile. Se è una
dimenticanza, come si sono affrettati a precisare alcuni esponenti del governo, la considero inaccettabile”.

Il 5 per mille era stato introdotto per volontà dell’allora ministro Tremonti nella finanziaria 2006, in via sperimentale. Immediatamente migliaia di enti avevamo deciso di iscriversi al
registro ministeriale per fruire della scelta dei contribuenti nella dichiarazione dei redditi. Da parte di molte associazioni era stata fatta una campagna di sensibilizzazione presso i
cittadini, per ottenere il contributo.
“Forse è proprio questo peccato di origine – continua Cotto – e cioè di essere stata “ideata” dal precedente governo, che la rende così invisa alla sinistra. Lo scorso anno
nella prima stesura della finanziaria la misura era stata volutamente cancellata, ma a seguito delle pressioni ricevute da più parti fu reintrodotta nel testo finale, tuttavia il governo
escluse i Comuni dalla possibilità di accedere ai fondi, come era nella versione varata dal governo Berlusconi. Inoltre, per il 2007 si è stabilito un tetto di 250 milioni di euro
che di fatto riduce la quota da assegnare al 3 per mille. Per soddisfare tutte le scelte dei contribuenti servono infatti almeno 400 milioni. La finanziaria 2008 li prevede per l’anno in coro,
ma nulla dice sul futuro”.
Cotto ha immediatamente presentato un ordine del giorno a palazzo Lascaris per puntare a ripristinare la norma del 5 per mille, anche a favore dei Comuni, impegnando la Giunta Bresso
affinché convinca il governo Prodi a cambiare idea.

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