2011, un anno da dimenticare. Auguri amari per un futuro di sacrifici forse inutili
21 Dicembre 2011
21 dicembre: Solstizio d’inverno, la notte più buia dell’anno
2011: uno degli anni più bui di un’oscurità che non si sa quanto possa durare
Tutti dicono: abbiamo rischiato di essere fuori dall’Europa. Abbiamo rischiato il fallimento.
Se l’Italia fosse un’impresa privata, qualsiasi consulente, fiscalista o commercialista, consiglierebbe all’Amministratore Delegato di portare i libri contabili in Tribunale e dichiare
Fallimento.
Ma il fallimento è una sconfitta e pertanto no, non si vuole fallire.
Siamo sicuri che sia veramente un bene per il popolo italiano? Lo è per le banche, per la casta dei politici e tutte le altre caste che hanno come obiettivo, non certo la salvezza
dell’Italia ed il benessere del suo popolo ma, solo ed esclusivamente la salvaguardia dei loro interessi, dei loro sacrosanti privilegi.
Da oltre cinquant’anni abbiamo perso il senso del risparmio, abbiamo perso il senso della misura. Il boom economico ci ha insegnato a prendere subito ciò che ci occorre (molto spesso
superfluo) procrastinando al domani il pagamento. Ma anche a fare debiti per pagare i debiti. E fare altri debiti per pagare i debiti dei debiti.
Già dagli anni’70 i ricchi non erano più coloro che avevano accumulato una certa fortuna, con il risparmio, con il lavoro, con l’avarizia dell’accumulo senza spendere, ma quelli che
erano riusciti ad avere una grande capacità di credito. Quelli che ancora oggi moltiplicano i “loro” soldi ed i “loro” patrimoni, senza sborsare un solo quattrino ma semplicemente facendo
leva sulla loro “credibilità” finanziaria con gli Istituti di Credito.
Gli stessi che ora stanno “spalmando” su tutti noi i loro debiti accumulati nel tempo.
Un’azienda è in sofferenza? Nessun problema, arriva il salvatore che risolve il problema.
Il titolare viene estromesso (e spesso gli rimangono buona parte di incombenze e contenziosi rimasti aperti …per almeno dieci-dodici anni, dalla chiusura di una partita iva, l’imprenditore
italiano non può dormire sogni tranquilli).
Il salvatore, o la cordata di salvatori, – acquisiscono il buono e saldano i debiti con transazioni ai minimi termini e spesso con semplici promesse di nuovi affari con i creditori.
Oggi sono molte le imprese in difficoltà ed i “salvatori” si beano con le disgrazie altrui: sono come iene e sciacalli che banchettano mentre infuria ancora una cruenta battaglia.
Molti sono gli imprenditori che chiudono le aziende, molti sono quelli che mantengono l’azienda in attività solo per non lasciare senza sostentamento le famiglie dei loro dipendenti.
Sempre più frequentemente si sente di imprenditori che si tolgono la vita e spesso sono quelli che si vergognano di non poter fare fronte agli impegni presi, ma non per loro colpe.
Il gioco che si sta facendo oggi è quello di voler azzerare il debito pubblico ma caricando l’onere solo ed esclusivamente sulle fasce deboli, su chi è abituato a lavorare e non si
interessa dei giochi di palazzo.
Mi sorge il dubbio che qualcuno voglia accaparrarsi una buona fetta delle nostre perle, al prezzo di svendita all’asta.
Si dà la colpa agli evasori delle tasse, a quelli che nascondono i loro redditi ai balzelli che sono così tanti e così ingiusti, senza contare la ferruginosa normativa che
consente a commercialisti/avvocati/banchieri/finanzieri di passare indenni tra le maglie della “Legge” e organizzare “truffe legalizzate” a livelli alpinistici.
I piccoli non si possono permettere gli azzeccagarbugli e sono obbligati a subire ogni sopruso.
La definizione di giustizia: è come una ragnatela, i calabroni vi passano attraverso senza il minimo danno. Le mosche e le zanzare vi rimangono impigliate, ed il ragno se le mangia!
Uno Stato, “un Re”, deve pretendere correttezza e rispetto delle regole da parte dei suoi “sudditi” ma lui, per primo, deve assolutamente dare il buon esempio.
Non ci pare che la Giustizia sia così giusta ed imparziale. Non ci sembra che i nostri governanti abbiano a cuore le sorti di chi li ha votati. Siamo certi che ci sia una disuguaglianza
abissale tra il popolo e le varie caste privilegiate, per meriti acquisiti (ben poche), per meriti rubati, per benefici ottenuti nel tempo con furberie varie (dal politico che ruba la pensione
pur non avendone diritto all’invalido cieco che guida con regolare patente).
Non è uno Stato giusto e meritevole di stima quello che non paga i suoi creditori, quello che non paga gli stipendi nei termini dovuti, quello che ha personale precario da decine di anni,
quello che non fornisce di strumenti basilari le proprie strutture: la benzina ai mezzi di coloro che sono addetti alla nostra sicurezza, la cancelleria ai tribunali, il riconoscimento degli
straordinari alle forze dell’Ordine, un’assistenza adeguata agli anziani.
Non è uno Stato giusto quello che non si preoccupa del presente dei nostri bambini, è uno Stato miope quello che non investe nei suoi figli e nella loro educazione. E’ uno Stato
scellerato quello che, per colmare il suo debito pubblico, impoverisce le sue risorse strangolando l’economia creata dalla micro-piccola-media impresa, invece di incentivarne lo sviluppo.
Un fallimento dell’impresa Italia sarebbe un disastro! Si è vero.
Ogni guerra è stata e sarà sempre un disastro! Sì, è vero, ma dopo si seppelliscono i morti e si ricomincia a costruire.
Così come è ora, i morti si seppelliscono ogni giorno e non si sa per quanto tempo. Probabilmente fino alla prossima inevitabile guerra, quella dei disperati.
Non posso augurare altro che serenità e salute, per il prossimo Natale e l’anno che verrà.
Spero che queste feste possano far ravvedere coloro che non si rendono ancora conto che un Re con un popolo povero è un re ricco ma un Re, con un popolo alla fame, ha i giorni
contati.
Giuseppe Danielli
Direttore e fondatore
Newsfood.com




