Zelten del Tirolo o polvorones di Spagna. Così l’Europa mangia a Natale

Zelten del Tirolo o polvorones di Spagna. Così l’Europa mangia a Natale

Natale non è solo un momento di raccoglimento religioso o di ricongiungimento familiare. E’ l’occasione per mangiare qualcosa di diverso, speciale, magari preso dalla tradizioni locali.

Così, le imminenti festività diventano l’occasione per una sorta di giro turistico, tra tavola e storia, per conoscere  dolci e prodotti tipici vari del Vecchio Mondo.

In Italia, troviamo il panettone, ma non solo. In Tirolo, ad esempio, viene preparato lo zelten: un panforte a base di frutta secca, arancini, cannella, chiodi di garofano e pasta
di pane.

Per rimanere nell’area del vecchio Impero degli Asburgo, molto apprezzati sono dolcetti come cornetti alla vaniglia, marzapane, stelle di cannella o meringhe. Oppure, i christstollen, un
impasto di uova e farina cotto al forno con uvetta e frutta candita. Tale fratello del panettone, però più solido e meno soffice, viene servito coperto di zucchero vanigliato e
spalmato di burro fuso. A Vienna poi, si festeggia con il il kletzenbrot, il pane di pere secche.

Sempre dalla Mitteleuropa, ecco il pan di zenzero, superstar in Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca. I cucinieri si attivano 30 giorni circa prima delle feste, creando l’impasto
sciogliendo zucchero e miele nel burro e amalgamandoli poi con farina, uova, latte, sale, noci schiacciate, bucce di arancia candite, cannella, chiodi di garofano, cardamomo e zenzero. La pasta
poi riposa 4 settimane e viene cotta in forno. Ne esistono due varietà: una molto speziata che si accompagna alla vodka ed un altra ricca di frutta secca, usata come dessert. A Vienna,
il pan di zenzero gioca in coppia con la torta di papavero, entrambi arricchiti con semi di papavero, uvette, vaniglia e miele.

A Praga invece il dolce si gusta con i pernicky (le stelle alla cannella) e vánočka, la treccia di Natale, preparata con farina integrale, uova, burro, latte, lievito
di birra, uvetta, mandorla e noce moscata: una sorta di panettone locale, che ricorda i legami che univano la città sulla Moldava a quella sul Naviglio.

Se si è a Budapest bisogna provare il rétech: uno strudel cucinato con diverse marmellate, noci e altra frutta secca pestata e, a seconda delle ricette, succo di limone,
cannella o rhum.

Diversa la tradizione gastronomica nordica.

A Copenaghen, il Natale è tempo di ris à l’amande, nome rubato ai francesi per un riso e latte con panna e mandorle tritate, innaffiato di sherry. Preparazione simile
è lo julgrot, in Svezia: in questo caso, il riso viene cotto con latte, zucchero e cannella, e servito, freddo o caldo, con marmellata.

Piatti non proprio leggeri: per digerirli, gli abitanti della Danimarca consigliano due bevande. Ad aprire la lista, il gløgg, versione superalcolica del vin brûlé, a
base di vino rosso, acquavite, cannella, uvetta, chiodi di garofano e mandorle tritate; viene servito fumante ed insieme alle æbleskiver, frittelle con zucchero a velo e marmellata
di ribes nero.

Segue poi l’Aalborg akvavit, una grappa natalizia ad alta gradazione. I liquori vengono abbinati alla pasticceria dell’Avvento: kleiner (frittelle di farina, burro, uova e
limone), brune kager, (pane con zenzero tagliato a fettine e coperto di noci tritate), pebbernøder, (biscotti rotondi con cannella, zenzero e noce moscata) e folletti di
marzapane.

Saltiamo terra e mare per arrivare nelle isole britanniche.

Gli abitanti di Dublino, hanno preso una preparazione inglese per mutarla in qualcosa di diverso. Ecco allora il Christmas pudding, versione locale: Guinness, whiskey, frutta secca, uva
passa. Viene preparato con 2 mesi d’anticipo, cotto a bagnomaria per 7 ore e servitp flambè. A fargli compagnia la Christmas cake irlandese, glassata torta con frutta secca,
whiskey e marzapane. Più semplice la Christmas crumble: la sbrisolona dell’isola verde.

Chiudiamo con Spagna. Nella terra dei toreri, la Nochebuena (Vigilia), viene celebrata con famiglia ed amici, mettendo nel piatto torrone, marzapane e polvorones (dolcetti di burro e
farina).

Matteo Clerici

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