Voucher a partire dalla prossima vendemmia

Diventerà operativo dalla prossima vendemmia, solo per studenti e pensionati il progetto «voucher vendemmia»: gli agricoltori potranno acquistare buoni per regolarizzare
preventivamente la giornata degli stagionali.

Dieci euro (il 5% sarà assegnato all’Inps a titolo di rimborso spese per il servizio reso) a giornata lavorativa, ma solo per studenti e pensionati.
Il progetto, per il momento, è sperimentale: i voucher saranno introdotti per la vendemmia e se funzioneranno, dopo una ricognizione da parte dell’Inps, verranno estesi ad altri settori
dell’agricoltura dove è diffuso l’impiego di manodopera stagionale.

Il buono del valore di dieci euro (per ogni singola gionara lavorativa) verrà erogato, a titolo di pagamento e di versamento dei contributi Inps, a studenti e pensionati (e solo a queste
due categorie) che presteranno lavoro occasionale durante la vendemmia. L’avvio della sperimentazione nel settore della vendemmia è stato annunciato al ministero del lavoro dai ministri
del lavoro Cesare Damiano, e dell’agricoltura Paolo De Castro.

Il progetto del voucher e la sua sperimentazione sono nati dalla volontà congiunta dei due dicasteri di far emergere le prestazioni che oggi, nel settore della vendemmia, avvengono al
nero e di garantire maggiori tutele previdenziali e assicurative ai lavoratori interessati. I beneficiari del voucher, ha spiegato il ministro Damiano, potranno usufruire delle prestazioni
erogate dall’Inps e dall’Inail fino a un tetto massimo di diecimila euro. I due istituti, l’istituto nazionale della previdenza sociale e l’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli
infortuni sul lavoro, al fine di definire le modalità della sperimentazione hanno stipulato una convenzione con Regioni e Province.
«Con il ticket» – ha dichiarato il responsabile del dipartimento mercato del lavoro della Flai-Cgil Gino Rotella – «si consente solo la completa destrutturazione del lavoro
agricolo e si condanna una parte considerevole degli operai agricoli, in particolare giovani e donne, più deboli sul mercato del lavoro, ad un perenne stato di precarietà, senza
diritti e senza alcuna copertura previdenziale, assistenziale e di tutela».

«Le leggi in vigore» – ha aggiunto Rotella – «consentono già ai datori di lavoro la chiamata diretta dei lavoratori e un’unica registrazione qualora l’assunzione
riguardi più fasi o periodi lavorativi e non vi è, quindi, quell’eccesso di burocrazia denunciato dagli imprenditori. Cos’altro si vuole?».
«Il ticket in realtà» – ha concluso Rotella – «vorrebbe legalizzare e apporre il timbro dello Stato alla cosiddetta chiamata in piazza, ossia al lavoro nero che,
com’è noto, non ha bisogno di alcuna comunicazione. E questo è francamente inaccettabile.»

Salvatore Arnesano

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