Vogliono brevettare i broccoli: Carlo Petrini lancia l’allarme

Vogliono brevettare i broccoli: Carlo Petrini lancia l’allarme

Mettere un brevetto sui broccoli. In questo modo, guadagnare soldi a spese di coltivatori e consumatori comuni.

Questo il messaggio di Carlo Petrini, che affida ai media italiani il compito di dar voce ad una vicenda grottesco e (purtroppo) inquietante.

Secondo Petrini, i colossi del high-tech alimentare stanno tentando di brevettare frutta e verdura.

In particolare, il fondatore di Slow Food descrive il caso di un brevetto conteso, che riguarda broccoli con doti particolari.

Ogni broccolo contiene alti livelli di glucosinati, molecole con proprietà anticancro.

Ora, un’azienda europea ha preso in esame il patrimonio genetico dei broccoli, cercando di capire i meccanismi che portano alla concentrazione di glucosinati. Individuato l’assetto genomico
legato alla massima concentrazione di glucosinati, gli esperti hanno imparato a selezionare le piante con gli assetti genomici giusti. Quando poi tali piante venivano incrociate con metodi
tradizionali, si ottenevano broccoli particolarmente ricchi della molecola in questione.

Ovviamente, l’azienda ha brevettato la scoperta, e fin qui niente da dire. Tuttavia, spiega Petrini, “I broccoli, con i loro glucosinolati, non li hanno inventati loro e quindi se un altro
ricercatore, o un agricoltore evoluto, decide di misurare i glucosinati che ci sono in un broccolo, con un procedimento chimico, e poi incrociare tra loro – sempre con sistemi tradizionali –
solo quelli coni tassi più alti, ottiene per un’ altra strada quello che i primi hanno ottenuto studiando i DNA”.

L’insidia è qui: l’azienda in questione ha chiesto i brevetti di tutti i broccoli con il livello di glucosinati pari ai vegetali prodotti nei loro laboratori.

Continua Petrini: “Occhio: non sul procedimento, né sulla molecola, né sui semi. Ma proprio sui broccoli stessi, quelli che ci sono al mercato, perché siccome l’idea di un
broccolo con un’alta concentrazione di glucosinati è loro, allora brevettano l’idea, il pensiero che esista questo broccolo. Farebbe ridere se non fosse grottesco. Come se qualcuno
trovasse un sistema ad altissima tecnologia per fare nascere solo gatti neri e poi volesse il brevetto non solo su quelli che produce lui con il suo sistema, ma anche su tutti i gatti neri che
ci sono in circolazione, e che mai ci saranno. Ecco dove stiamo andando”.

L’indignazione di Petrini non è solitaria ma, nonostante numerose perplessità e critiche, l’Epo (European Patents Office) ha messo in piedi la procedura.

Secondo il padre di Slow Food, se la vicenda dei broccoli brevettati andrà a buon fine, ci saranno due gravi conseguenze.

Primo, si darà de facto il permesso ai ricchi di studiare la natura e brevettare i segreti conosciuti come loro proprietà. Aldilà di morale e giustizia, un’azione del
genere violerebbe il diritto UE sui brevetti, che dovrebbero limitarsi alle “Invenzioni biotecnologiche”.

Inoltre, salirà il prezzo del cibo. I brevetti costano: così come costano a chi li produce, costeranno a chi vuole il prodotto finito, cioè il consumatore.

Allora, la conclusione di Petrini è negativa, ma non priva di sbocchi: “Le società di capitali hanno capito già da un pezzo e molto bene quello che la politica stenta a
vedere. Se c’è un bene durevole la cui domanda non può cadere, perché i consumatori non possono decidere di farne a meno, è il cibo. Una saggia politica partirebbe
da qui per capire che i consumatori sono prima di tutto cittadini e che ogni politica che non si basi sulle esigenze alimentari (e dunque di salute, ambiente, educazione, giustizia…) dei
cittadini è una politica miope e dannosa”.

Matteo Clerici

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