Decreto dealcolati ? … un “vino” senza alcool si può chiamare vino?
27 Novembre 2024
Giampietro Comolli: Commento al comunicato stampa di CIA
Il DL Lollobrigida sicuramente salva le Docg Doc Igt dalla possibilità di de-alcolare il vino (per fortuna) ma nello stesso tempo il termine (se lo passa l’Europa) di “VINO DEALCOLATO” in etichetta può sicuramente ingannare il consumatore
Decreto dealcolati ? … un “vino” senza alcool si può chiamare vino?
Newsfood.com, 27 novembre 2024
Giampietro Comolli: Commento al comunicato stampa di CIA (vedi in calce alla pagina)
Il mondo del vino europeo, e di conseguenza quello italiano, continua a guardare nell’attualità temporale ristretta alle problematiche e soluzioni che riguardano il vino al consumo, imbottigliato, etichettato, designato… mentre il mondo vitivinicolo ha bisogno di strategie di lungo periodo che partano dalla terra, dal campo, dalla vigna.
La situazione economica e imprenditoriale – per non parlare di quella ambientale, geolocalizzata, occupazionale, strutturale e infrastrutturale – del mondo della agricoltura e delle produzioni agricole destinate alla alimentazione umana, come la vitivinicoltura, manda segnali di forte crisi e di necessità di cambi di passo, di interessi, di sviluppo, di imprese.
Il DL sul vino dealcolizzato in procinto di essere emanato dal Ministero della Agricoltura e Sovranità Alimentare Lollobrigida è – ovviamente – frutto dei regolamenti europei ma anche di uno strabismo guidato più da interessi commerciali e industriali che da interessi agrari. Non sono mai stato contro, e mai lo sarò, al legame fra agricoltura e commercio, fra economia e impresa, fra occupazione e business ma occorre guardare con un occhio più avanti e non più di lato.
La filiera vite-vino deve essere unica, come dice il testo unico del vino, per dare concretezza e sviluppo ad un settore strategico, ancora strategico, per il nostro paese. Ettari vitati, centinaia di migliaia di occupati, migliaia di imprese, forte valore e certezza nell’export, consumatori nazionali maturi e fedeli… sono tutti fattori che contano. Conta soprattutto oggi tutelare certe produzioni soprattutto in un momento in cui deregulation e liberalismo possono cambiare le carte in tavola.
oggi più che ieri conta la “dimensione” sia della produzione che dell’effetto strategico. Mi meraviglia che le associazioni agricole italiane non abbiano fatto quadrato, e tutte insieme. Il DL Lollobrigida sicuramente salva le Docg Doc Igt dalla possibilità di de-alcolare il vino (per fortuna) ma nello stesso tempo il termine (se lo passa l’Europa) di “VINO DEALCOLATO” in etichetta può sicuramente ingannare il consumatore più sprovveduto e neofito, soprattutto con la possibilità della dealcolizzazione totale e/o parziale. non è uno 0,55 di volume alcolico che può essere percepito o no.
I volumi maggiori di dealcolizzazione riguarderanno solo i VINI DA TAVOLA in tutte le loro tipologie (quindi anche frizzanti, spumanti e… passiti?) ma probabilmente, presumo, si concentreranno su quelle partite di vino da 12-13-14 gradi alcolici naturali ridotti a 5-6-7 gradi totali e di vini secchi e dolci, quindi una ulteriore difficoltà per il consumatore.
E’ giusto quindi usare sempre il termine “VINO” in etichetta o sarebbe meglio scrivere ” BEVANDA ANALCOLICA O DEALCOLATA OTTENUTO DA VINO” in modo tale che la parola vino non rappresenti una foglia di fico normativo, burocratico ma con informazione suscettibile di interpretazione?
Resto convinto che la parola “VINO” non debba essere considerato termine principale in etichetta ma solo come prodotto di partenza come nel vino normale può essere il nome di vitigno che si indica spesso (soprattutto Docg e Doc) in etichette secondarie. Non credo che la “CACCIA” a tutti i costi del consumatore sia la strada principale da percorrere.
Il consumatore va informato bene e non guidato al consumo. Certamente l’ “ALCOL” in certi paesi è un problema, certamente la dealcolizzazione può servire e aiutare anche a limitare (non sconfiggere) gli abusi estemporanei di alcol, certamente l’aspetto salutistico è prioritario.
Da: Cia – Area Comunicazione <comunicazione@cia.it>
Oggetto: Vino: Cia, avanti con decreto dealcolati. Indispensabili risorse e strumenti ad hocData: 26 novembre 2024
COMUNICATO STAMPA
Vino: Cia, avanti con decreto dealcolati. Indispensabili risorse e strumenti ad hoc
Il presidente Fini al Masaf per la riunione dedicata. Provvedimenti importanti, ma serve concreto supporto ai produttori
Roma, 26 nov – Il segmento dei vini a basso o zero contenuto alcolico presenta margini interessanti di sviluppo per il comparto vitivinicolo Made in Italy, ma va fornito ai produttori un pacchetto di provvedimenti di buon senso che siano in grado di sostenersi da soli con risorse economiche ad hoc, consistente e utili agli investimenti, e che sappiano accompagnare in modo strutturato le aziende del comparto nei processi di dealcolazione. A dirlo è, oggi, il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, al termine della riunione in materia, tenuta al Masaf dal ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida.
Per Cia, quindi, il decreto sui dealcolati va nella giusta direzione, ma sono necessari accorgimenti sostanziali. Non va sottovalutato, infatti, il contesto europeo dove la dealcolazione è autorizzata dal 2021 e quello mondiale con il comparto dei dealcolati già a quota un miliardo di euro negli Usa primo mercato, in termini di volumi, del vino italiano.
Detto questo -secondo Cia- bisogna prima di tutto finanziare il decreto e permettere alle imprese vitivinicole, così come già avviene per l’imbottigliamento del vino, di affidarsi al contoterzismo nazionale anche per arrivare al dealcolato, quindi con un tasso alcolico previsto non superiore allo 0,5%, o parzialmente dealcolato tra lo 0,5% e il 9%. Inoltre, stando alle potenzialità delle tecnologie attuali, non si può destinare il sottoprodotto risultato della dealcolazione al solo bioetanolo, ne va ampliata la possibilità d’uso a livello industriale. Queste, dunque, alcune delle richieste di Cia, che controbilancia la garanzia di tenuta e competitività delle imprese vitivinicole italiane, con la priorità certo di un testo normativo che rispetti la filiera e salvaguardi la qualità produttiva, tenendo fuori per esempio, come giusto, le denominazioni di origine.
Infine, ma non meno importante, la terminologia prevista. Cia suggerisce, a partire dal decreto, di sostituire l’espressione impropria dealcolizzati con dealcolati.
Redazione Newsfood.com
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