Vino e territorio. Basta qualità/prezzo ma puntare su valore/identità… di Giampietro Comolli 

Vino e territorio. Basta qualità/prezzo ma puntare su valore/identità… di Giampietro Comolli 

By Giuseppe

Basta qualità/prezzo del vino meglio puntare su valore/identità del territorio

Commento e considerazioni di Giampietro Comolli su “Una raccolta di firme per il Conegliano Valdobbiadene DOCG”… 

Data: 8 agosto 2023

Basta qualità/prezzo e puntare su valore/identità…. di Giampietro Comolli

Nel 2004 sono stato chiamato da Altamarca, struttura di valorizzazione con sede da sempre in villa dei Cedri costituita dal comune di Valdobbiadene e da una ventina di produttori ma anche con l’adesione di altre associazioni locali come la proloco, la confraternita del Prosecco, ecc… per rilanciale la mostra dello spumante che divenne il “Forumspumantitalia”. I primi tre anni, i vari convegni e incontri programmati, vertevano tutti – con illustri professori esperti nazionali e francesi come Mario Fregoni, Amati, Calò, Debourdieu, Bettane e altri sul binomio prosecco-spumante e sulla piramide di qualità dalla Docg alla Igt a scalare.
Tema ben noto da Fregoni e dal sottoscritto per decenni di iniziative anche legislative. La risposta dei viticoltori e produttori locali fu molto molto fredda se non addirittura contraria finché “mamma Coldiretti” non prese in mano la questione con due assemblee pesanti e infuocate e la partecipazione ogni volta di 700-800 viticoltori. Nel 2009 si arrivò alla decisione grazie a Luca Zaia e ai viticoltori.
La piramide (soprattutto la Docg) comportava un cambio radicale di un sistema produttivo. Valdobbiadene, Conegliano ( e Asolo che intanto impiantava vigneti) presero la strada della Docg e si aprì la Soria della Doc Prosecco spumante su 9 province del triveneto. All’epoca (2004) la produzione di spumante “ da uve Glera ovvero chiamate anche Prosecco” era di 50 milioni di bottiglie Doc e di 100 milioni di bottiglie fra vino spumante di marchio, vsq, indicazione geografica generica. Oggi sono quasi 750 milioni di bottiglie fra Docg e Doc.
Da 80 cantine oggi sono 350 che imbottigliano. Un successo creato proprio dalla piramide DO-IG che ha qualificato un intero mio territorio viticolo, tante aziende anche nuove, un vino che è diventato simbolo del “made in Italy” nel mondo e vero e unico antagonista allo Champagne per diversa identità tipologica.
In 20 anni la qualità è almeno quintuplicata. Ebbene oggi, 2023, dopo aver avuto anche il riconoscimento Unesco delle Colline Conegliano Valdobbiadene (nb: non del Prosecco vino), i piccoli produttori della Docg storica, la Valdobbiadene e/o Conegliano perchè dicitura insieme ma anche separata, chiedono più tutela alla regione Veneto, quindi a Zaia, e di conseguenza Unesco.

I produttori, autonomamente, scrivono anche al proprio consorzio di tutela Docg, riconosciuto e con “Erga Omnes”. Strano! Quindi i produttori non sono ascoltati, non parlano, ci sono comportamenti e scelte dei vertici consortili che non trovano largo consenso fra i viticoltori-produttori-imbottigliatori? Soprattutto i piccoli ( chi imbottiglia meno di 100/200.000 bottiglie) e i grandi? Fatti del “trenino o bussetti o cammino” (nb: ricordo che la strada del vino Prosecco è una delle più antiche ‘Italia!!) sono solo una goccia che fa traboccare il vaso? Un palliativo? Foglia di fico? Lucciole per lanterne?

Conoscendo bene luoghi, storia, uomini ( quelli che hanno creato all’origine il patrimonio dell’umanità) la questione è latente da tempo. Non dico dal 2004 o dal 2009 e neppure dal 2012-2013 con le ultime edizioni del @forumspumantitalia e la vita stessa di @altamarca (che aveva raggiunto quasi 300 soci pubblici e privati), ma già qualche anno fa i malumori, dubbi, richieste dei produttori valdobbiadenesi (soprattutto) si sentivano e si toccano con mano.
La questione sollevata (con un placet forzato del vecchio Mipaaf e con azioni incise dell’altro consorzio Doc) sul termine Superiore aveva già scatenato qualche dura posizione pubblica… con il silenzio di molti autorevoli personaggi. Un consorzio Docg che non fa tutela vera e un consorzio Doc che rosicchia immagine al Prosecco Superiore? La battaglia sui volumi è impari: 100 milioni di fascette Docg (160 aziende)  contro 600 milioni di Doc!  Diverse le riunioni ufficiali e non ufficiali che si sono svolte nei vari antichi borghi attorno a Valdobbiadene e al Superiore di Cartizze, non dimentichiamo 1,5 milioni di bottiglie di alto valore identitario.
Ovviamente la chiarezza e la certezza del diritto e di legge (aggiungo io:  del rispetto e dei doveri anche per non determinare una dubbiosa concorrenza fra fratelli) è fondamentale su una piramide del vino che si basa su un territorio ben definito dai confini. La piramide, diciamo per il Prosecco (toutcourt), è stato il successo e fonte di reddito per 300-400 cantine. Il consumatore non può essere sempre l’ultima ruota del carro.
E’ il consumatore che ha determinato il successo. Va informato con molta onestà trasparenza e considerazione. NB: senza una domanda, l’offerta fallisce. Continuare a perseverare sulla favola o dicitura del miglior rapporto qualità/prezzo non serve a nessuno, oggi non serve neanche a blasonati brand territoriali francesi e italiani suffragati da anni.
Senza un equo-corretto rapporto di valore/identità il rischio è molto alto!
Giampietro Comolli
Vedi anche:

Vedi anche altri articoli su Prosecco by Comolli


 

 Redazione Newsfood.com
Nutrimento & nutriMENTE

 

 

08/08/2023

Colline del Prosecco? Basta confusione!!!

I produttori della DOCG scrivono al Presidente della Regione Luca Zaia, Consorzio Docg, Associazione Unesco e Trenitalia. 

“Il Consorzio di Tutela Conegliano-Valdobbiadene Prosecco tuteli il nostro nome. Siamo pronti a chiedere i danni agli amministratori del Consorzio e ad intraprendere le vie Legali”.

160 aziende della Denominazione dicono basta!

 È una vera e propria rivolta quella che sta avvenendo nella Zona storica del Conegliano-Valdobbiadene Prosecco DOCG, dopo l’avvio dell’iniziativa Trenitalia/Mom che vede correre per le colline del Conegliano Valdobbiadene gli autobus rossi denominati Prosecco Hills Link e dopo l’inaugurazione del Cammino delle Colline del Prosecco, situazioni che hanno letteralmente fatto infuriare Viticoltori, Aziende Agricole e i Big della Conegliano-Valdobbiadene. Sotto accusa non è il bellissimo Cammino promosso dall’Associazione Unesco che ha sede in Villa dei Cedri a Valdobbiadene, bensì il fatto di trovarsi nuovamente di fronte ad una comunicazione appiattita, generalista e fuorviante con il nome scelto per la cartellonistica. Il messaggio che passa attraverso le Corriere e i cartelli del Cammino è da ritenersi illegittimo perché giocando sull’equivoco, fa percepire al turista in visita di trovarsi nella denominazione Prosecco DOC. 

Che le Colline UNESCO facciano gola, e probabilmente provochino invidia, è risaputo; tuttavia parliamo di un territorio plasmato dalla fatica dell’uomo, di un saper fare che è prezioso valore aggiunto e che rappresenta l’essenza stessa di un prodotto che dallo stesso territorio nasce, il quale non può e non deve essere confuso… soprattutto quando si parla di comunicazione del territorio nel territorio stesso. Il problema non è nuovo.

Già a giugno dell’anno scorso una cinquantina di cantine della Denominazione aveva indirizzato al CDA del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG una lettera in cui chiedeva “una revisione urgente e indifferibile della strategia di marketing”, sollecitando di spostare “il focus sulle differenze che sostengono il valore aggiunto del nostro territorio e dei nostri vini” e ricordando fermamente che “il Consorzio ha il dovere di monitorare ed impedire l’uso improprio e superficiale del nome prosecco coerentemente con la legislazione vigente”.

 Ad un anno  di distanza dalla riunione con i produttori a Col San Martino, e nonostante le rassicurazioni verbali della Presidente Elvira Bortolomiol e del direttore Diego Tomasi alle domande ben precise a loro sottoposte, i proponenti della missiva non hanno riscontrato cambi di rotta – anzi hanno visto un peggioramento, vedendo usare nome ed immagine della denominazione e del suo territorio sempre più fuori dai ranghi della legalità: “La situazione non è più accettabile – affermano con forza le centosessanta aziende della DOCG operanti nella Conegliano Valdobbiadene – e pretendiamo che il nome scritto nelle corriere venga cambiato in Conegliano Valdobbiadene Prosecco Hills e il nome del cammino in Il Cammino delle Colline del Conegliano-Valdobbiadene Prosecco, unico nome che possa veramente trasmettere al turista in arrivo una comunicazione corretta e quindi non ingannevole”.

‘’All’inaugurazione del percorso il Consorzio ha portato la bottiglia istituzionale con l’aggiunta del bollino con il logo del Cammino, e riportava contemporaneamente i nomi delle due denominazioni Docg e Doc. Perché il Consiglio di Amministrazione del Consorzio ha permesso o addirittura voluto tutto ciò? Questi sono tutti messaggi ingannevoli!’’

 “Le Colline del Prosecco” così come viene identificata la DOCG, brandizzato e diffuso ormai su larga scala tra Lonely Planet, Depliant del Cammino e comunicazione di Consorzio e Associazione Unesco, è un nome totalmente illegale che, confondendo il consumatore, danneggia il lavoro di tante aziende che hanno investito le risorse di intere generazioni per distinguere il loro vino sul mercato nazionale e internazionale. Appaiono allora poco rassicuranti per i viticoltori e produttori storici della Denominazione le parole sin qui udite dal CDA del Consorzio di Tutela, o i suoi silenzi, Consorzio che pare non essere impegnato e concentrato su quello che dovrebbe essere il suo impegno primario, come da statuto. I produttori del Conegliano Valdobbiadene Prosecco ora non chiedono più solo risposta alle loro domande. Ora vogliono i fatti!

Condividi su:

VISITA LO SHOP ONLINE DI NEWSFOOD