Vino del Piemonte, anima d’Europa
28 Settembre 2012
Il mondo del vino è in piena rivoluzione. Una volta, la gara è tra i grandi d’Europa, quasi sempre Italia contro Francia. Ora, sul campo arrivano diversi paesi emergenti, come
Australia e Cile.
Allora, il vino del Piemonte deve cambiare modo di agire, diventano vino europeo per affrontare al meglio i rivali aldilà dell’Oceano.
Questa l’idea centrale emersa durante l’iniziativa del Conorzio del vino: ventinove
professionisti che hanno visitato cantine, vigneti e luoghi simbolo di Langa, Monferrato Roero e Gavi.
Tra i temi emersi, il rapporto con la Cina dove il benessere in crescita e l’amore per il Made in Italy apre prospettive interessanti. Ma bisogna sapersi muovere come spiega Su Lancat, di Fine
Drink: “I cinesi amano i rossi importanti il Piemonte con il Barolo e il Barbaresco può competere con la Francia, ma si sta aprendo anche una porta al femminile per i vini dolci: il
Moscato d’Asti e l’Asti docg, ma anche il Brachetto d’Acqui, devono avere il coraggio di osare abbinamenti con altre culture del cibo”.
Mercati emergenti, ma attenzione anche ai mercati tradizionali, come gli Stati Uniti. A riguardo, è necessario saper unire il vino al cibo in maniera inusuale (“pizza e Grignolino”) e
saper giostrare i vini stessi. Ad esempio, secondo l’importatrice Joanie Karapetian, “Il barolo, il vostro vino più conosciuto, deve essere un traino per gli altri vini: non tutti gli
americani possono permettersi di spendere in Barolo, ma possono farlo per comprare una barbera d’Asti o un dolcetto”.
Secondo il giornalista Ted Glennon, del Food&Wine Magazine di San Diego, questo ruolo spetta al Moscato D’Asti, “il cui appeal negli Stati Uniti è in continua crescita è un
vino che appassiona a ogni età, ma oggi più che mai è un bere giovane, trendy ed è pure cantato dai rapper come uno scherzoso “panty dropper” (letteralmente
“strappa-mutande” ndr)”.
Ray Johnson, direttore della Wine Business Istitute di Sonoma (California), mette in luce la capacità del Barbera, perfetto “Come vino quotidiano, da bere tutti i giorni: ci crediamo noi
in California, perché non dovreste voi in Piemonte?”.
Infine, Charlie Arturaola, giornalista e wine-trotter tra New York e Mendoza, si è imbattuto nel Gavi, “Un territorio che ha capito che per crescere occorre fare squadra”.
Matteo Clerici





