Vercelli: il Presidente Bondetti incoraggia i mercatini di Natale

Vercelli – «Christkindlmarkt», nome laborioso e impegnativo da pronunciare, tradotto dal tedesco significa “il mercato del Bambin Gesù”, questa parola in lingua
teutonica, così carica di consonanti, è una sorta di genesi, è l’incipit della storia dei mercatini di Natale.

Tradizione tedesca (il primo mercatino è datato 1628 a Norimberga) che nei secoli ha abbracciato tutto l’arco alpino. Dalla Germania all’Austria, dal Trentino all’Alto Adige, fino ad
approdare in terra valsesiana. Dove i mercatini fanno la loro suggestiva apparizione tra Varallo, Borgosesia e Quarona, spingendosi anche nel vercellese. Un misto di sacro e profano, ma
soprattutto un cocktail di turismo e artigianato. «I mercatini ci raccontano di un tempo in cui gli acquisti all’ingrosso non si facevano nei supermercati – spiega il Presidente del
Consiglio Provinciale Pietro Bondetti – ma bisognava attendere le fiere organizzate in genere alla scadenza di ricorrenze annuali come ad esempio il periodo natalizio».

Rituali e usanze che secondo Bondetti andrebbero valorizzati, preservati e soprattutto incoraggiati. «Credo che sia giunto il momento di cambiare l’approccio nei confronti dei mercatini
natalizi. Purtroppo fino ad ora sono stati spesso visti solo come fenomeni da governare dal punto di vista amministrativo, o scambiati erroneamente con certe bancarelle di oggetti contraffatti.
Oggi abbiamo la consapevolezza delle potenzialità e degli effetti propulsivi che tali attività possono avere nei confronti del turismo e anche del commercio tradizionale. È
per questo che, da amministratori, dobbiamo unire gli sforzi per riqualificare e incentivare questo tipo commercio su aree pubbliche, convinti che costituisca una importante opportunità
per la nostra economia».

Il Presidente Bondetti ha avuto in questi anni la possibilità di girare per l’Europa visitando nel periodo natalizio le realtà commerciali di piazza in Germania, Svizzera e
Austria. Alla luce delle esperienze e sensazioni raccolte commenta. «Occorre puntare su qualità ed efficienza, rinnovando l’attenzione per le produzioni tipiche dell’artigianato e
dell’agroalimentare, rafforzando un sistema che contribuisca a rivitalizzare i centri storici e alla valorizzazione di tanti centri minori, sottolineando l’identità locale. Anche
attraverso lo sviluppo di queste risorse, apparentemente piccole, si può riqualificare il nostro territorio».

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