Veneto. Sequestrata Mary-Jo, la birra alla cannabis
12 Febbraio 2010
Disavventura per Michele D’Andrea, titolare dell’azienda Hemporio di Montebelluna (Treviso), la cui notorietà recente è legata a Mary Jo, la birra alla cannabis, recentemente
importata dall’estero.
Proprio la notizia pubblicata legata alla bevanda potrebbe aver provocato l’attenzione dei NAS.
Gli uomini del Nucleo Anti Sofisticazione hanno messo sotto sequestro le confezioni di birra, prelevandone dei campioni per sottoporli ad analisi.
Brutto colpo per D’Andrea, che grazie alla birra (presentata Tecnobar-Tecnobar&Food) era riuscito ad aumentare il numero di clienti.
Ecco come Michele D’Andrea si difende: “La birra era già stata sequestrata e poi dissequestrata tre anni fa.
Il problema è che in alcuni giornali è uscito che si tratta di birra alla marijuana: ma la marijuana non c’entra nulla.
L’hanno paragonata alla droga, ma non ha nulla a che fare con questo.
Sono una persona onesta, ho sviluppato questo discorso della canapa tessile, una volta la birra veniva aromatizzata così.
Purtroppo c’è stata fin troppa pubblicità e c’è chi ha utilizzato termini sbagliati.”
Questo ha fatto arrivare i NAS nella mia azienda.
Questo pomeriggio ho appuntamento dai NAS con il mio legale e arriverà anche un perito industriale di Bologna che comproverà l’assenza di THC (tetraidrocannabinolo, principio
attivo della Cannabis, n.d.T.) o di altre sostanze proibite nella birra.
Voglio riuscire a fare in modo che il sequestro duri il meno possibile e riprendere a commercializzare la mia birra. Sto subendo un danno enorme per questo e non ho fatto nulla di
illegale.
Ripeto, tre anni fa era già stata posta sotto sequestro, ma non era stato trovato nulla di strano.
Ed è sempre la stessa bevanda”.
Matteo Clerici





