Valtellina: Trappole sessuali per combattere il più pericoloso parassita delle mele

Valtellina: Trappole sessuali per combattere il più pericoloso parassita delle mele

Quando si dice perdere la testa per una femmina. E’ quello che succede ai maschi della Carpocapsa, il più pericoloso parassita delle mele, contro il quale in Valtellina da quest’anno – spiega la Coldiretti Lombardia – per la prima volta si stanno sperimentando le trappole sessuali temporizzate.

Distribuite su 50 ettari di frutteti nell’alta valle, verso Pirano, si tratta di diffusori di feromoni che agiscono solo dal tramonto all’alba aumentando la concentrazione nell’aria di ormoni femminili della Carpocapsa: i maschi perdono la testa, si confondono e non trovano più le partner da fecondare, bloccando così la moltiplicazione della popolazione. Le trappole agiscono dalle 17 alle 5 del mattino e funzionano grazie a un timer che regola l’erogazione degli ormoni che “ubriacano” i maschi della farfalla.

Carpocapsa, il più pericoloso parassita delle mele

Carpocapsa, il più pericoloso parassita delle mele

Si tratta – spiega la Coldiretti Lombardia – di un metodo di lotta biologica che permette di proteggere le coltivazioni, riducendo i costi di manodopera, visto che bastano 2 diffusori per ogni ettaro. Nel resto della valle si usano invece altre trappole sessuali, sempre basate sulla diffusione di feromoni, ma senza la possibilità di concentrare l’azione nelle ore crepuscolari che sono quelle in cui il parassita entra in azione.

Le larve della Carpocapsa sono di colore biancastro, con il capo scuro poi si inscuriscono sempre di più diventando giallastre ed infine rosee; la loro lunghezza è di circa 15-20 mm. Gli adulti sono farfalle di dimensioni medio-piccole: hanno ali anteriori di colore grigiastro, marezzato con striature bronzee trasversali, più intense nel margine distale. La Carpocapsa sverna come larva matura racchiusa in un bozzolo negli anfratti della scorza della pianta ospite, oppure alla base della stessa, nel terreno. Può compiere fino a 3 generazioni annuali.

Redazione Newsfood.com

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