USA, una medusa morta arriva in spiaggia: 150 persone colpite

USA, una medusa morta arriva in spiaggia: 150 persone colpite

Alcune meduse sono pericolose anche da morte e con i tentacoli staccati, in quanto tali filamenti mantengono il loro effetto urticante.

Lo hanno imparato a loro spese i bagnanti del Wallis Sands State Park, nel New Hampshire.

Come racconta il “New York Times”, mercoledì scorso i frequentatori del parco hanno visto una sorta di sacchetto gelatinoso ondeggiare dall’acqua verso la terraferma. Alcuni,
incuriositi, hanno avuto l’idea di avvicinarsi, pentendosi subito dopo.

L’oggetto era infatti una criniera di leone (Cyanea Capillata), medusa di grandi dimensioni, ed amante delle acque fredde. Tale invertebrato ha un ombrello che può toccare i 2,5
metri di diametro dotato di numerosi tentacoli lunghi oltre 30 metri. La creatura è comune nelle acque boreali dell’Artico, dell’Atlantico settentrionale e del Oceano Pacifico del Nord e
raramente sconfina nelle regioni più meridionali (come appunto il New Hampshire).

La criniera di leone era morta, con alcuni tentacoli separati dal corpo, ma questo non ne limitava la pericolosità. Infatti, “Le cellule dei tentacoli, che rimangono vivi anche se
distaccati dal corpo, mantengono inalterata la loro capacità di emettere neurotossine”, spiega Reene Zobel, una biologa marina del New Hampshire Fish and Game Department.

I villeggianti se ne sono accorti presto. Una spiaggia piena di persone allegre si è trasformata in un insieme di dolore, paura e confusione, con 150 persone colpite dai tentacoli.

Per fortuna, a tale drammatico prologo ha fatto seguito una ben più modesta conclusione.

Ai feriti, tutti lievi, sono bastate le cure del pronto soccorso allestito vicino alla spiaggia. Parziale eccezione, cinque bambini, accompagnati in ospedale per essere dimessi il giorno dopo.

La fine peggiore è stata quella della medusa, ribattezzata Wally: raccolta con un rastrello dal bagnasciuga, è stata gettata in un sacco della spazzatura.

Fonte: Katie Zezima “Death Does Not Deter Jellyfish Sting”, NYTimes, 22/07/010

Matteo Clerici

ATTENZIONE: l’articolo qui riportato è frutto di ricerca ed elaborazione di notizie pubblicate sul web e/o pervenute. L’autore, la redazione e la proprietà, non
necessariamente avallano il pensiero e la validità di quanto pubblicato. Declinando ogni responsabilità su quanto riportato, invitano il lettore a una verifica, presso le fonti
accreditate e/o aventi titolo.

Leggi Anche
Scrivi un commento