Una modificazione nel gene Indy può espandere l’arco di vita della mosca della frutta

 

Un gruppo di ricercatori della Brown University ha identificato un meccanismo cellulare che un giorno potrebbe aiutare a combattere il processo di invecchiamento.

La scoperta di Stephen Helfand e Nicola Neretti, in collaborazione con altri colleghi dell’Università di Chicago, aggiunge un altro pezzo al puzzle che Helfand per primo
scoprì nel 2000: una modificazione nel gene Indy (“I’m Not Dead Yet) che può espandere l’arco di vita della mosca della frutta.

In un articolo pubblicato su PNAS, Helfand e Neretti spiegano quale meccanismo porta la mosca della frutta a vivere più a lungo (l’incremento di vita media va da 35 a 70
giorni). Lo studio è stato condotto comparando il livello di espressione di tutti i geni nelle mosche “Indy” con le mosche normali. Ebbene, alcuni dei geni coinvolti
nella generazione dell’energia necessaria per la vita delle cellule normali erano espresse a livelli più bassi nelle mosche “Indy”.

Ciò conduce a un decremento di radicali liberi e dei danni che essi normalmente causano nelle cellule, senza ridurre l’ammontare medio di energia nelle cellule.

Lo studio di Helfand e Neretti prova, dunque, che esiste la possibilità di intervenire per alterare il metabolismo e allungare la vita in una via che riduce i radicali liberi e i
danni ossidativi, senza alcuna conseguenza negativa sul metabolismo.

 

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