Una modificazione nel gene Indy può espandere l’arco di vita della mosca della frutta
3 Febbraio 2009
Un gruppo di ricercatori della Brown University ha identificato un meccanismo cellulare che un giorno potrebbe aiutare a combattere il processo di invecchiamento.
La scoperta di Stephen Helfand e Nicola Neretti, in collaborazione con altri colleghi dell’Università di Chicago, aggiunge un altro pezzo al puzzle che Helfand per primo
scoprì nel 2000: una modificazione nel gene Indy (“I’m Not Dead Yet) che può espandere l’arco di vita della mosca della frutta.
In un articolo pubblicato su PNAS, Helfand e Neretti spiegano quale meccanismo porta la mosca della frutta a vivere più a lungo (l’incremento di vita media va da 35 a 70
giorni). Lo studio è stato condotto comparando il livello di espressione di tutti i geni nelle mosche “Indy” con le mosche normali. Ebbene, alcuni dei geni coinvolti
nella generazione dell’energia necessaria per la vita delle cellule normali erano espresse a livelli più bassi nelle mosche “Indy”.
Ciò conduce a un decremento di radicali liberi e dei danni che essi normalmente causano nelle cellule, senza ridurre l’ammontare medio di energia nelle cellule.
Lo studio di Helfand e Neretti prova, dunque, che esiste la possibilità di intervenire per alterare il metabolismo e allungare la vita in una via che riduce i radicali liberi e i
danni ossidativi, senza alcuna conseguenza negativa sul metabolismo.




