Una bella appendice al Museo del Novecento: Il Ristorante dell’Arengario

Una bella appendice al Museo del Novecento: Il Ristorante dell’Arengario

Il 2010 volge ormai alla fine con tanti bassi ma anche -almeno per Milano- con importanti novità, non ultima l’inaugurazione, che ha avuto luogo alcuni giorni fa, del Ristorante del Museo
del Novecento, sulla torre dell’Arengario, cioè sul “tetto” del Museo.

E’ una bomboniera che bene s’inquadra con l’ambiente museale: un vero e proprio gioiello questo d’architettura d’interni, che lasciando inalterata la parte esterna dell’Arengario, edificato nel
1930 dal Portaluppi, arricchisce la capitale lombarda di un ambiente espositivo d’avanguardia a livello internazionale proprio nella sua parte più vitale: Piazza Duomo.

Il progetto del Ristorante si deve agli architetti Laura Sartori Rimini e a Roberto Peregalli che nel disegnarlo si sono rifatti al periodo Deco che imperò, come si ricorderà, tra
gli anni venti e trenta del secolo scorso. Da qui la suddivisione dei locali a seconda delle necessità degli ospiti con arredi particolari. La sala di ricevimento, arricchita con
decorazioni esclusive su pareti nere, dispone di poltroncine e divani bassi, mentre il bar è avvolto in un fasciame di legno laccato con specchi rivolti verso l’alto che richiamano alla
mente i lavori di De Chirico e del Carrà.

Il ristorante è contornato da specchi invecchiati su pannelli di legno dorato: si rifanno ai lavori dell’architetto austriaco Adolf Loos, l’artefice della “semplificazione delle forme”.
Completano lo spazio una galleria pennellata con lacca rossa che si apre sulla cucina munita di un banco per pasti veloci mentre un grande spazio, superato il bar, si presenta come una loggia
in ferro e vetro dal quale si può ammirare la Piazza Duomo.

E’ il Novecento che impera concepito per funzionalità ai giorni nostri.

Si accede al ristorante attraverso una spaziosa e moderna rampa, come a separare la torre dal Museo. Sulle guide il nome del locale sarà “Giacomo Arengario” in modo da distinguerlo dagli
altri due ristoranti “Giacomo” e “Giacomo Bistrot” entrambi gestiti da Giacomo Bulleri, dalla moglie Tiziana e dal resto della famiglia.

I Bulleri hanno una consolidata tradizione nella ristorazione meneghina, tant’è che nella lista del “Giacomo Arengario”, dove un certo spazio è riservato alla cucina del
novecento, figurano in larga misura i piatti tipici lombardi. La stessa cosa va detta per i vini, tutti rigorosamente selezionati, e dove oltre a quelli del pavese figurano gli altri che sono
un fiore all’occhiello delle altre zone vinicole lombarde e del nostro paese.

Arte, con la A maiuscola, e cucina, con la C maiuscola, a contatto di gomito dunque. Proprio in questa parte di Milano che è visitata anche per le belle mostre internazionali che in
continuazione hanno luogo a Palazzo Reale e, cosa questa molto importante, scelte sempre più da tanti giovani.

Bruno Breschi
Newsfood.com

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