Un taglio alla radice. La nuova strategia Usa contro l’ oppio afghano

Un taglio alla radice. La nuova strategia Usa contro l’ oppio afghano

Gli Stati Uniti hanno annunciato una nuova politica contro le piantagioni di oppio in Afghanistan.

Fondamento della nuova strategia è l’abbandono della pura e semplice distruzione dei campi in favore della promozione di colture alternative ed sforzi per bloccare il traffico di
stupefacenti.

Richard Holbrooke, inviato da Obama in Afghanistan ha pubblicamente affermato come “la distruzione dei campi (di papavero) sia uno spreco di soldi”, utile solo a spingere i contadini
disperati verso i reclutatori dei Talebani.

La teoria è condivisa dai ministri del G8 che, tra le altre cose, guardano con favore l’ incremento dei fondi stanziati dal Congresso per lo sviluppo dell’ agricoltura, passati da pochi
milioni di dollari a poche centinaia di milioni di dollari.

Questo è stato il commento di Franco Frattini, presidente del G8 in carica.

L’ Afghanistan è il primo produttore di oppio al mondo ed i suoi campi rappresentano il 93% dei terreni agricoli adibiti alla coltivazione di piante da stupefacenti.

Gli economisti delle Nazioni Unite stimano che i Talebani ed i loro alleati ricavino da tali coltivazioni 50-70 milioni di dollari.

Il prezzo per tale guadagno è la morte di 100.000 persone all’ anno, per overdose, distribuite tra Europa, Russia ed Asia occidentale.

Secondo l’ ufficio degli stupefacenti dell’ ONU, nell’ ultimo anno la coltivazione dell’ oppio è calata del 19%, anche se rimane forte nelle province meridionali (tra cui Helmand, sede
dell’ Operazione Khanjar).

Il direttore di tale ufficio, Antonio Maria Costa, durante le riunioni del G8 ha fatto presente come

tale flessione, pur essendo positiva, sarà momentanea se non supportata da misure come la distruzione di mercato, laboratori di produzione e convogli di stupefacenti.

Holbrooke si è dichiarato d’ accordo con tale impostazione, sottolineando come “Stiamo spostando le nostra risorse dalla semplice distruzione delle coltivazioni allo sbarramento,
nuove leggi e promozione di colture alternative”
; per il diplomatico, il vecchio corso d’azione basato solo sull’ eliminazione delle piante ” poteva distruggere qualche acro di terreno ma
ciò alla fine aiutava solo i Talebani.

Egli ha affermato come “I contadini (afghani) non sono nostri nemici, coltivano la loro terra solo per sopravvivere. Era il sistema Usa di lotta alla droga che gli spingeva verso i
Talebani”.

Gli esperti sottolineano inoltre come il vecchio metodo di lotta alla droga avesse rapidamente perso efficacia.

Dal 2003, anno della perdita di potere dei fondamentalisti islamici in Afghanistan il numero di ettari coltivati ad oppio distrutti è diminuito da 21.000, a 19.047 (2007) a 5840 (2008).

Afghanistan a parte, il ruolo dell’ agricoltura negli equilibri dell’ Asia e del mondo sarà uno dei temi trattati al G8 d’ Abruzzo.

In linea di principio, i grandi della Terra concordano come questa sia “La chiave del futuro di Afghanistan e Pakistan, e di altri paesi della regione. Per giunta, insicurezza alimentare e
povertà cronica sono le radici di instabilità politica e migrazioni forzate”.

Il prossimo G8, però, parte già “mutilato”.

Da più parti si era auspicava la presenza dell’ Iran, la cui influenza in Asia centrale è incontestabile.

A tal proposito, l’ amministrazione Obama aveva utilizato la “politica della mano tesa”, al fine di creare un’ asse Stati Uniti-Teheran per il contrasto al traffico di stupefacenti e la
salvaguardia dell’ equilibrio della regione.

Ma i recenti disordini politici e la conseguente repressione da parte del regime degli ayatollah, rendono la presenza di inviati da Teheran a L’ Aquila
praticamente impossibile.

Matteo Clerici

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