Tutto su fico, dai primordi al FICO di Bologna (parte 2a)

Tutto su fico, dai primordi al FICO di Bologna (parte 2a)

 

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Il fico tra leggenda, cultura e curiosità + nota finale su Fico Eataly World

Nella “puntata precedente” vi ho illustrato storia e classificazione del fico. Esso è però anche il protagonista della narrazione non codificata, quella degli aneddoti, delle curiosità, della letteratura e dei proverbi.
Ma anche delle leggende, come quella che vede il titano Sykèus rifugiarsi dalla madre Gea per scappare da Zeus; essa avrebbe poi partorito un albero, dandogli il nome dell’amato figlio.

Sotto altre piante di fico poi la lupa allattò gli abbandonati Romolo e Remo e Buddha raggiunse l’illuminazione.

 

 

 

Tra le curiosità più interessanti mi è piaciuto lo scoprire che un enzima tratto dal suo lattice è utile, nell’industria alimentare, come coagulante per il formaggio e per intenerire le carni, ma pure che il fico veniva imbarcato sulle navi in partenza da Venezia in quanto perfetto sia come alimento che come medicinale

(contro le verruche e la balbuzie e con funzione di afrodisiaco) e, soprattutto, che in realtà non è un frutto ma un’infiorescenza carnosa, la quale racchiude i fiori e i veri frutti (quelli comunemente chiamati “semi”).

Chris Van Allsburg, il fico più dolce

 

Tra le citazioni letterarie invece, fra i vari libri che lo vedono protagonista, anche nel titolo, cito solamente “Il fico più dolce” (Chris Van Allsburg, 2013) con protagonista un dentista che viene pagato con questo frutto da una donna che gli cambierà la vita.

 

 

 

Ma l’immagine indubbiamente più significativa sul fico in questo ambito ce la regala la poetessa Sylvia Plath, nel comporre il suo unico romanzo, “La campana di vetro”, la quale descrive la pianta come simbolo delle varie componenti del suo essere:

Sylvia Plath, La campana di vetro

 

Dalla punta di ciascun ramo occhieggiava e ammiccava, come un bel fico maturo, un futuro meraviglioso. Un fico rappresentava un marito e dei figli e una vita domestica felice, un altro fico rappresentava la famosa poetessa, un altro la brillante accademica, un altro ancora era Esther Greenwood, direttrice di una prestigiosa rivista, un altro era l’Europa e l’Africa e il Sudamerica, un altro fico era Costantin, Socrate, Attila e tutta una schiera di amanti dai nomi bizzarri e dai mestieri anticonvenzionali, un altro fico era la campionessa olimpionica di vela, e dietro e al di sopra di questi fichi ce n’erano molti altri che non riuscivo a distinguere. E vidi me stessa seduta alla biforcazione dell’albero, che morivo di fame per non saper decidere quale fico cogliere. Alla tentazione della citazione sul tema ha comunque ceduto anche il sommo poeta Dante Alighieri (Inferno, XXXIII canto): Qui riprendo dattero per figo, a significare di aver ottenuto più di ciò che ha dato.

La sua testimonianza rientra perfettamente nel considerare il fico come protagonista della saggezza popolare coi proverbi (soprattutto toscani: Al fico l’acqua e alla pera – o pesca – il vino; Chi vuole fare onore all’amico faccia foco col legno di fico; Quando il villano è sul fico non conosce parente né amico) e delle espressioni popolari (Fare i fichi, ovvero mostrarsi dolci al limite dello svenevole; Mica pizza e fichi, che sta a significare qualcosa di valore; Serbare la pancia per i fichi, ovvero tenere un po’ d’appetito per le ultime golose portate; Non m’importa un fico secco, da pronunciarsi quando davvero ciò di cui si sta parlando non suscita un briciolo del nostro interesse).

Il simbolismo lo raffigura dunque sempre abbinato a concetti quali povertà e indigenza: è la pianta sotto cui accadono eventi importanti per la storia dell’uomo ma che come frutto difficilmente riesce a diventare sinonimo di raffinatezza ed eleganza. È un vero peccato, perché la sua naturale dolcezza gli permette di essere un ingrediente a tutto pasto, da abbinarsi a una molteplicità di altri alimenti, per creare ricette dal sapore semplicemente “inenarrabile”.

Giorgia Fieni
in esclusiva per Newsfood.com

 

 

NOTA DELLA REDAZIONE DI NEWSFOOD.com
C’è un altro tipo di fico che sta nascendo a Bologna proprio in questi giorni, è quello di Oscar Farinetti. Un’opera mastodontica dove FICO sta per Fabbrica Italiana Contadina. Non è una fabbrica, non è un ipermercato, non è una fiera permanente… difficile etichettarla. Di certo è, e sarà, uno spettacolo da vedere come spettatori e compratori ma anche da vivere come comparse, se non da protagonisti di questa grande Cinecittà dell’agroalimentare. Sono attesi dai sei agli otto milioni di visitatori all’anno. Per ogni tipologia di prodotto in esposizione e vendita ci sarà una rappresentazione dal vivo della sua filiera di produzione. Non si potrà scoprire se è nato prima l’uovo o la gallina ma ci sarà un pollaio con delle vere ovaiole.
Si potrà vedere tutto il percorso del latte, dalla stalla con le mucche, le capre, le pecore… al casaro, e imparare come si fanno alcuni formaggi.

Una vetrina aperta al mondo dove le eccellenze italiane mostrano le loro caratteristiche peculiari di biodiversità.
A differenza del triangolo della Moda di Milano dove protagonista è il lusso, qui a Bologna, al Fico Eataly World, i valori in mostra sono il lavoro contadino e la qualità naturale della moltitudine di prodotti di eccellenza del nostro Paese. 
L’apertura ufficiale al pubblico è mercoledì 15 di novembre 2017. 
Per la stampa, è previsto un press tour in anteprima per giovedì 9 p.v.

Redazione Newsfood.com
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