Turismo fluviale: una cabina di regia per la “Valle del Fiume Po”
26 Aprile 2010
Una cabina di regia per lo sviluppo dell’offerta turistica del Po: è la richiesta che emerge dalla 1° Borsa del Po, promossa dal 16 al 18 aprile, a Guastalla (Reggio-Emilia), dalla
Confesercenti Provinciale di Reggio Emilia, in collaborazione con l’Unione dei Comuni della Bassa Reggiana e realizzata con il supporto organizzativo di Iniziative Turistiche.
Il progetto strategico interregionale c’è (dal 2005) e si chiama “Valle del Fiume Po”, con una dotazione finanziaria di 180 milioni di euro dai fondi FAS, di cui 39 milioni per lo
sviluppo di un’offerta culturale e turistica.
L’area è un variegato mosaico di competenze: 4 regioni, 13 province e 474 comuni che dovrebbero imparare a “fare delle rinunce per mettere a sistema l’offerta”, suggerisce
Maria Chiara Ronchi, Direttore di Iniziative Turistiche. “L’esempio da seguire” spiega Laura Schiff, Dirigente dell’Assessorato al Turismo dell’Emilia-Romagna “è quello del
Danubio, una rete di ben 10 nazioni”.
Il business sarebbe assicurato. Stando all’indagine “Progetto KPL – Knowledge Po Leadership”, voluta dai promotori del progetto, la domanda di turismo fluviale in Europa è forte, e
Francia, Spagna, Germania e Regno Unito l’hanno già intercettata da tempo. Il target è quello del turista individuale o dei piccoli gruppi, dai 45 anni in su, in gran parte
coppie adulte o famiglie con bambini, alla ricerca di un’esperienza integrata di natura-cultura-sport e enogastronomia in destinazioni europee di prossimità.
Pacchetti richiesti: dai 500 ai 1500 euro di media, per soggiorni non inferiori ai 5-6 giorni in house-boats, hotel tre stelle e strutture extra-alberghiere, camping e agriturismi in testa. In
tema di destagionalizzazione, risultano favoriti i paesi del Sud-Europa, che possono prolungare la stagione da aprile a ottobre.
La chiave del successo, spiega ancora la Schiff, è “vendere non il fiume ma i turismi che si possono fare sul fiume, segmentando l’offerta in diversi prodotti turistici per i
diversi mercati”. Il turista fluviale europeo chiede infatti, oltre alla navigabilità dei corsi d’acqua, percorsi cicloturistici ben sviluppati (68%), visite culturali a città
d’arte e piccoli borghi storici (68%), enogastronomia (57%) e risorse naturali e paesaggistiche ben conservate. Ma anche complementi “sportivi”: bici, kayacking, trekking, birdwatching e
pesca.
L’Italia ha destinato finora l’area del Po (il cui delta è patrimonio UNESCO) allo sviluppo industriale di tipo tradizionale. “Ma di fronte alla crisi che attanaglia molte piccole e
medie imprese” suggerisce il Presidente di Assoturismo-Confesercenti, Claudio Albonetti “perché non favorire la riconversione al turismo delle aziende che non ce la fanno?”
La richiesta di turismo c’è: nel 2006 sono state registrate 9 milioni di presenze, di cui il 40% della domanda di hotel nella provincia di Torino e il 90% dei pernottamenti
extra-alberghieri nelle province di Ferrara e Rovigo. Ma si potrebbe andare oltre in un’area che, con 47 mila posti letto in hotel e 68 mila in strutture extra-alberghiere, raccoglie il 48%
dell’offerta ricettiva del totale provinciale.
Manca però una politica di sviluppo turistica coordinata che promuova il segmento fluviale all’estero e informi delle sue potenzialità gli stessi sellers. Ben il 70%, degli
operatori italiani delle zone interessate non la vende perché, nel 68% dei casi, non la conosce affatto. E il restante 30% lamenta la mancanza di percorsi ciclo-turistici o di trekking
pensati ad hoc e una rete di collegamenti adeguata verso le principali destinazioni turistiche vicine. Sul web le cose non migliorano: una miriade di siti e blog disorienta il cliente che, per
nel 40% dei casi, si rivolge a Internet per programmare la vacanza.
Di qui, i primi provvedimenti. “A luglio” annuncia la Schiff “sarà operativo il primo portale del turismo del Po e stiamo preparando anche una guida ‘unica’, che uscirà in
doppia versione: italiano e inglese”. “Di qui a un anno – conclude poi la Schiff – sarà completata la pista ciclabile che da Piacenza fino alla foce del Po renderà interamente
percorribile in bici la sponda del fiume di pertinenza della regione Emilia-Romagna”.
Giulia Tossici
Si Ringrazia Turismoefinanza.it per la gentile collaborazione




