Vacanze Italiani 2015: … una estate al mare…, SI …NO …. anzi a EXPO e fuori-Expo
20 Agosto 2015
Un po’ il caldo, un po’ Expo, un po’ la mania di presenza, un po’ la voglia di apparire sempre, un po’ la paura di sapere tutto, un po’ la autoreferenzialità, un po’ la politica ovunque, un po’ l’insipienza e la presunzione …evidentemente stimolano diversi titoli e diversi temi che lasciano perplessi, del tipo: vola l’enoturismo grazie ad Expo, Expo è medicina per la ripresa, il vino della vendemmia 2015 è eccezionale, l’avanzo per il dog è contro lo spreco, mangiare meno riduce lo spreco di cibo.
Mi viene da riflettere: “ ma veramente gli italiani e gli emigrati, dai 25 ai 65 anni ( quelli in età da lavoro per 40 anni, quasi due generazioni, circa 24 milioni di persone fra uomini e donne), sono attratti da questi temi? L’elenco è lunghissimo e non cito tutto il bagaglio di vippate e di paparazzate che appaiono sulle uniche riviste che vendono e guadagnano. Evidentemente si! Allora siamo in pochi, pochissimi, quelli che senza uno straccio di ricerca seria, di fonte terza, fatta da esperti di lungo corso, documentati e provanti si permettono di sentenziare, compreso che sentenziare su quel sindaco importante, a torto o a ragione, viene accusato di aver ascoltato impavido e inerte la sentenza, per fortuna verbale e irata, di morte di un suo assessore.
Un anziano si permette di redarguire verbalmente due ragazzi perché maleducati su suolo pubblico, e quelli quasi lo uccidono per strada, in pieno giorno, in una via centrale di un capoluogo di provincia. Si quella “ provincia italiana” che per 40 anni ( le solite quasi due generazioni) è stata indicata come l’eldorado e il bengodi nazionale. Oggi senza sicurezza, senza vigilanza, senza certezze, senza progetti, senza occupazione, fallimenti continui, negozi chiusi, musei deserti, portoni di palazzi sbarrati, senza studenti universitari in giro, valore delle case dimezzate, assalti alle case, senza una speranza… … senza uno Stato… però decapitati della politica come suprema rivoluzione copernicana, con deleghe sparse, funzioni demandate, assegnazione incarichi pro-forma, ma senza una vera riduzione di spesa pubblica.
Un esempio molto semplice: una delle 100 province italiane costava 24,5 milioni, oggi costa poco più di 24 milioni di euro l’anno. cosa è cambiato? Quale vantaggio per il cittadino elettore? Ma gridiamo ai successi estivi di Expo, degli shopping nelle cantine, del supporto fondamentale di Expo per tutto il Paese e per tutte le province ( sempre quelle solite 100), del cibo avanzato al ristorante e portato a casa ( gratis) per i nostri cani, del grande ristorante che riduce lo spreco di prodotti base, dell’oste che regala un pasto al giorno nell’estata calda di una metropoli a un clochard, del noto giornalista che fa domande raccapriccianti al produttore di vino o formaggi ( grazie dott Alino Milan-Radio24 per il premio la carta costa, ma anche l’etere e il web costano…), del vignaiolo che decanta già ora i propri vini della vendemmia 2015, dell’Europa che ci obbliga a tornare indietro sulla sicurezza stradale per i giovani in motorino, del professore universitario che si gongola perché partecipa a 60 convegni come relatore all’anno, del politico che fa ancora oggi convegni su temi vecchi e i dipendenti pubblici devono essere tutti presenti per fare da clak ….
Eppure i nostri figli (quelli da 25 a 35 anni) non trovano lavoro neanche come part-time, precario, a tempo determinato checchè ne dicano gli Istituti autorevoli, eppure qualche coetaneo ( quelli da 50 a 65 anni) sono a casa, i più fortunati in cassa integrazione a termini, in disoccupazione minima, iscritti a tutti gli albi professionali, ma costano troppo, sono troppo esperti, non vanno bene perché il mercato interno non consuma più e all’estero ci vuole un viso giovane, anagraficamente, ma il valore della conoscenza e della sapienza sono stati rottamati?
Grave per l’Italia se si pensasse che conoscere, sapere, formare, istruire sono da rottamare. Eppure un segnale positivo estivo arriva recentemente: finalmente nominati i nuovi top manager dei grandi musei italiani ( uno dei veri know how del BelPaese), 10 uomini e 10 donne, 7 stranieri e 4 italiane (donne) rientranti da incarichi all’estero su 20, maggioranza con mentalità professionale non italiana (!), età dai 49 ai 59 anni. Perfetto allora, c’è un futuro anche per i “ vecchietti” che non fanno shopping in cantina, non hanno il cane a casa da sfamare, non sono andati in vacanza, non andranno a Expo !!
UnPOxExPO2015 ha accompagnato 110.000 visitatori lungo il PO. Grazie a Expo Milano?
La macchina di Expo Milano 2015 funziona a meraviglia, dice Giuseppe Sala, deus ex machina, ben oltre che semplice commissario di Governo e governance di Expo spa, la società pubblico mista che gestisce fino al 30 ottobre il business, il dare/avere, costi, personale e affitti. Si diceva che 500 mil/euro, messi a bilancio di previsione fra biglietti ingresso e gadget, avrebbero consentito il pareggio economico e istituzionale dell’evento coprendo i costi reali pubblici dell’evento. Necessari circa 22 milioni di ingressi paganti a un prezzo medio significativo, con una spesa media di 1 euro a testa per i gadget e merchandising. Per 184 giorni di evento vuol dire almeno una media di 120.000 ingressi paganti giornalieri. Ebbene a metà dell’opera si dichiarano 10 milioni di biglietti stampati, assegnati, recapitati, distribuiti ,prenotati.
Benissimo, in linea perfetta o quasi, ma quanti realmente venduti? Quanto incassato? Scorporati i 6/7000 ingressi giornalieri del personale dipendente e assegnato a incarichi di servizio?
Quale prezzo medio del biglietto? Sono considerati anche gli ingressi a 5 euro alla sera dopo le 19 che sono migliaia e migliaia? Sono conteggiati anche gli ingressi per i pensionati a basso reddito in agosto a costo zero? Erano stati contabilizzati a 10 euro l’uno i biglietti di ingresso per i 1,2 milioni di studenti “portati” a maggio e giugno in gita ad Expo da tutte le scuole dell’obbligo su indicazione del Miur?
Le domande sono tante. C’è un advisor o un gestore audit esterno, indipendente che certifica in base a conteggi di cassa e non di bilancio consuntivo? Non è facile dare dati corretti, men che meno per UnPOxExPO2015 che si muove su una asta lunga 650 km, con 500 comuni, 70.000 kmq di bacino, 62.000 imprese interessate ai temi Expo e turismo di cui 11.000 direttamente legate al fiume, di cui solo 900 aderenti al progetto #fuorisalone del grande fiume. Difficile garantire correttezza dei dati. Anche rivolgendosi a strutture esterne universitarie e tecniche come ha fatto UnPOxExPO, ma senza tornelli funzionanti e precisi, diventa difficile. Per cui sui va per stime, per informazioni ricevute da operatori. A Torino, Venezia, Mantova ci sono operatori attrezzati, dotati di app e sistemi di calcolo, UnPOxExPO ha creato con http://www.wayto.it una bludoor che serve per seguire, verificare, contare i flussi di arrivi e presenze, ma resta uno strumento parziale, non completo.
Città come Piacenza, Alessandria, Lodi, Rovigo, Vercelli non hanno strumenti e attrezzature turistiche in grado di monitorare l’origine, provenienza, accesso del visitatore e turista, quindi non si sa se arriva da Expo o è autonomo o dalla segnalazione di un museo, una mostra, una sagra, un concerto, un ristorante, un cuoco! E’ quindi impossibile stabilire quanti Expovisitatori sono diventati realmente Expoturisti in Italia, dove sono andati, cosa hanno fatto, grazia a chi! Chi spara numeri presenze, spese, pernotti, viaggi, campeggi, ciclisti …spara a caso, usa la nasologia e non la calcolatrice. Anche UnPOxExPO non sa esattamente, ma la struttura avviata nel 2010 ( E NON NEL 2015 COME HANNO FATTO I PIU’) e consolidata da decenni per altri eventi internazionali e per siti statistici mondiali consolidati, permette di ragionare in termini abbastanza reali e concreti, diciamo con un errore ampio calcolato fra il 10 e 15% . un margine di sicurezza che non garantisce precisione, ma realtà, buonsenso, onestà, trasparenza.
Meglio superare le attese, che cadere nel baratro e diffondere illusioni come molti enti pubblici e imprese stanno facendo nei diversi # fuorisaloni. Quindi bene #dentroexpo stando alle dichiarazioni di Sala, bene o sufficiente il lavoro di #unpoxexpo stando a Giampietro Comolli, patron del progetto e grande esperto-manager del vino italiano dal 1983 quando divenne direttore del consorzio vini doc colli piacentini. Giampietro Comolli, gli ultimi dati?
<< a 100 giorni dall’avvio della gestione diretta dei percorsi e pacchetti turistici lungo il PO, dopo 4 anni di investimenti a partire dal 2010, cioè dal 20 aprile al 30 luglio, siamo a quota 110.000 arrivi lungo l’asta del fiume PO, conteggiando solo, ripeto solo, i turisti o visitatori che hanno richiesto esplicitamente di vedere-conoscere-assaggiare-dormire in uno dei 500 comuni rivieraschi del fiume, compreso Venezia e Torino che hanno fatto oltre il 62% del totale. Torino soprattutto i primi giorni; Venezia ( e Mantova) a giugno e luglio, seppur con molto caldo. Punti principali richiesti : cultura, civiltà del bere e mangiare, visita monumenti, chiese ed abbazie al centro, spettacoli musicali, sagre rurali. Poco interesse per i ristoranti top, meglio osterie e locande. Bene viaggi in barca, ma ben suddivisi: in Piemonte per sport e emozioni, in Lombardia e Emilia per brevi tratti naturalistici, paesaggistici; in Veneto per ville venete, percorsi lunghi di più giorni, arrivo a Chioggia o Laguna. Grande successo per le feste del prosecco fra Venezia e Treviso, molte mostre e musei rurali visitati. Maggio boom in cantina. Sembra ripetersi ad agosto con i calici sotto le stelle e le cantine aperte perché la vendemmia è anticipata e quindi anche settembre vedrà flussi nell’Acquese, Langhe, Monferrato, Oltrepò Piacentino, Franciacorta.
Molto bene anche le visite agli ambienti fluviali. Il fiume piace a Torino sui murazzi con le bancarelle, ma piace anche lungo l’argine cremonese, le golene e le lanche dove trovano tranquillità fauna selvatica. Benissimo i corsi-brevi di cucina negli stabilimenti di cioccolateria (torinese), pasticceria ( tortonese), pane e pasta (pavese), salumi (parmense e reggiano), formaggi (lodigiano), ortaggi e frutta ( ferrarese), pesce e pescato ( delta). Agosto si preannuncia un boom grazie alla vendemmia nei territori rivieraschi e delle colline appenniniche affacciate sul PO. “il viaggio lungo il PO” di Mario Soldati sembra ritornato e ingrandito, questo mi fa molto piacere anche perché agli amici Gianni Brera, Franco Colombani, Gualtiero Marchesi e Cantarelli, Migliorini, Colombo, Vernizzi… il quadrilatero della cucina regionale italiana degli anni ’70-‘80. L’arte culinaria e l’aria di cucina del Po era il masterchef di quei tempi>>
Giuseppe Danielli
Direttore e Fondatore
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