Torino: Arte e Cultura le Due Primavere degli ebrei piemontesi

By Redazione

 

Un arco di cento anni che si estende fra due rinascite: quella del 1848, con l’Emancipazione e l’apertura al mondo, e quella, più amara, del 1948, quando ebbero fine le
persecuzioni, passando per il nodo altrettanto cruciale della promulgazione delle leggi razziali del 1938.

I pannelli della mostra «Un secolo, due primavere – gli ebrei piemontesi dall’Emancipazione al ritorno alla vita dopo la Shoah», nella sede di via Piave dell’Archivio di
Stato di Torino fino al 20 febbraio, raccontano un secolo di vita della comunità ebraica di Torino per mezzo dei documenti provenienti dall’Archivio di Stato: lettere, editti,
ordinanze, e due teche di documenti d’identità falsi che gli ebrei piemontesi utilizzavano per sfuggire ai controlli negli anni delle leggi razziali.

«L’identità – spiega il professor Fabio Levi, curatore della mostra insieme all’Archivio Terracini di Torino – è un fatto relazionale, e le due teche di documenti
d’identità falsificati, nati dalle persecuzioni, mostrano un momento cruciale dei rapporti fra gli ebrei e la popolazione di maggioranza. La storia del rapporto con la minoranza
serve anche a capire la storia della maggioranza. Proprio questo è uno dei punti principali della mostra: le primavere, i momenti di integrazione e di scambio reciproco fra la
comunità e il territorio».

«Un secolo, due primavere» è una mostra a forte vocazione divulgativa: il percorso fra le tavole e i documenti é completato da un breve video che ricapitola e
riassume tutti i concetti e le fasi più importanti illustrati lungo il percorso della mostra.

«Un secolo, due primavere» è in mostra all’Archivio di Stato in via Piave dal lunedì al sabato (9.30 – 14, mercoledì fino alle 18) fino al 20 febbraio.
Ingresso libero.

 

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