Tonno rosso, l’UE favorevole allo stop della pesca

Tonno rosso, l’UE favorevole allo stop della pesca

Il tonno rosso nuota verso la salvezza. 


La Commissione UE, su spinta di Francia e Principato di Monaco, si è dichiarata favorevole all’inserimento del pesce tra le specie a rischio d’estinzioneotette dalla Cites (Convention on
International Trade in Endangered Species, la convenzione sul commercio delle specie a rischio).
La notizia, trasmessa da Greenpeace e confermata dalla portavoce del commissario per l’Ambiente, Stavros Dimas, ha suscitato diverse reazioni.

In Italia, un eventuale blocco della pesca infliggerebbe un colpo critico ad un settore già flagellato da scarsità di pesca e diminuzione di profitto. Anche per questo, il Paese
si oppone alla difesa del tonno. Proprio lunedì, Luca Zaia, Ministro per l’Agricoltura, ha ribadito la propria linea: il tonno rosso non è a rischio e può essere pescato.

Tale posizione è condivisa da quasi tutti i governi riuniti a Bruxelles; dalla parte del tonno (oltre ai due Stati francofoni) gli ambientalisti che affermano come la continuazione della
catture andrebbe oltre il limite di conservazione.

In ogni caso, nulla è deciso: la parola finale degli euroburocrati arriverà poco prima di Marzo, in tempo per presentare una posizione comune al vertice Cites di Doha, nel Quatar.

Fino ad allora, la linea da tenere è quella della prudenza, come dimostra il Commissario alla Pesca, Joe Borg.
Egli ha dichiarato come la posizione ultima dell’esecutivo UE “Verrà dopo la riunione della Commissione internazionale per la conservazione dei tonni dell’Oceano Atlantico in programma a
novembre, e sarà discussa a gennaio in sede di Consiglio UE. Valuteremo se questa stagione è stata un successo o meno per quanto riguarda il rispetto delle quote. Si vedrà
anche se possiamo ottenere misure per quanto riguarda le quote e la riduzione di capacità di pesca in linea con lo stato di salute del tonno rosso”.

Nel frattempo le associazioni dei consumatori invitano a vigilare contro eventuali ristoratori “furbetti”: almeno per ora non c è ragione per per aumentare il prezzo di un piatto di
pesce crudo.

Matteo Clerici

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