Testo Unico Legislativo per il Vino by Giampietro Comolli
28 Settembre 2016
TESTO UNICO LEGISLATIVO PER IL VINO
LA SEMPLIFICAZIONE BUROCRATICA AIUTA I CONSUMI E IL FATTURATO AZIENDALE?
Da anni si parla, e scrivo dell’importanza di provvedimenti a sostegno della domanda finale
Di Giampietro Comolli
Gli ultimissimi dati del Wto, del Governo italiano e di vari istituti economici-statistici parlano ancora e ancor di più di crisi dei consumi a 360 gradi, compreso anche gli alimentari. Un dato che si accentua ancor più sui vini e su tutti i prodotti dop e igp non indispensabili, elitari e non necessari.
I prezzi al consumo non aiutano quando, per esempio, una “micca” di pane casereccio e cotto a legna costa euro 3,20-3,70 al kg.
Per il vino è ancora peggio: una bottiglia in cantina costa 5-6 euro e al ristorante o enoteca è in vendita a 16-18 euro. Anche questo contribuisce a ridurre e a scoraggiare i consumi.
Un segnale negativo dei consumi viene anche dai giovani consumatori ( 25-35 anni) che fino a 7-8 anni fa erano wine-lover o fans del vino, anche di etichette importanti, ed ora hanno dimezzato i consumi medi. Per non parlare della nuovissima generazione ( 16-20 anni) i post millennials che non pensano al vino, ma sballano e si ingozzano di superalcolici e cocktails in dosi ben maggiori rispetto alle 2 generazioni precedenti che hanno effettivamente contribuito all’ incremento dei consumi fino al 2010.
Abbandono dei consumi, riduzione e paura del consumo del vino stanno colpendo un settore dell’economia importante.
Non solo i consumi interni sono in calo, ma anche quelli dell’export. Fino a 2-3 anni fa l’esportazione non solo aveva colmato il calo nazionale, ma anzi aveva contribuito a mantenere anno su anno un trend sempre positivo, sempre in crescita. Il vino italiano all’estero ha raggiunto traguardi eccezionali: ebbene il 2016 segna un blocco molto significativo e pericoloso.
Ancora solo le “Bubbles” tricolori salvano la bilancia dei pagamenti. Ma un Paese europeo che fa eccezione, c’è: il primo semestre 2016, la Spagna fa segnare una controtendenza importante con incrementi a quasi due cifre per il vino rosso in egual misura per i bianchi e bollicine. E’ vero che il tracollo in Spagna è stato dell’ordine del 22% in 7 anni a fronte di un 14% in meno in Italia, ma è evidente che la politica adottata dagli iberici ha contribuito a risvegliare i consumi interni del vino… e soprattutto l’ultima generazione.
Esattamente il contrario di quello che succede in Italia. Perché?
Cosa hanno deciso gli spagnoli. Sembra che una politica economica orientata al sostegno e alla rivalutazione della spesa del consumatore finale con il contenimento dei prezzi al consumo e il blocco dei rincari, sia un fattore determinante. Ma intanto in Italia la normativa tenta di semplificare e ridurre le maglie burocratiche. Entro l’anno sarà emanato il testo unico sul vino che taglia del 50% il tempo dedicato alla burocrazia che dal vigneto alla bottiglia rende necessario adempiere a più di 70 pratiche che coinvolgono 20 diversi soggetti che richiedono almeno 100 giornate di lavoro per ogni impresa vitivinicola per soddisfare le 4mila pagine di normativa che regolamentano il settore.
Il settore vino nel 2015 ha realizzato un fatturato record di 9,7 miliardi soprattutto grazie all’export che è stato di 5,4 miliardi. Nel 2016 si presume un export ancora con valori economici in crescita (volumi stabili) grazie ai vini spumanti, circa il 3% nel primo semestre.
E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel commentare positivamente l’approvazione del testo sulla coltivazione della vite e la produzione del vino.
Ma la domanda è d’obbligo: a quando un testo unico sul commercio dei prodotti made in Italy?
A quando un provvedimento o più provvedimenti legislativi che soddisfino il consumatore finale, lo tutelino “come una Dop”, e lo mettano al riparo da sovrapprezzi, da ricarichi, da costi aggiuntivi derivanti dai mille passaggi di mano?
Il vino in Italia attiva un motore economico che genera 1,3 milioni di lavoratori lungo la filiera, dice la Coldiretti. La ricaduta occupazionale riguarda le persone impegnate direttamente in vigne, cantine e nella distribuzione commerciale, sia per quelle impiegate in attività connesse e di servizio. La lunghezza della filiera non deve essere un alibi, non deve essere il motivo che determina sperequazioni. Oggi il prezzo di una bottiglia è un fattore determinante, me senza far cadere gli standard della qualità.
Siamo convinti che l’aumento dei consumi di vino si possa ottenere solo con una fiducia maggiore, un prezzo equo e sostenibile, ma anche confrontabile e magari con una maggiore auto-responsabilità nella sicurezza e nella misura dei consumi.
Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Docente Contratto Distretti Produttivi-Turistici
Mob +393496575297
“Cum grano salis, è un convegno ma è anche una rubrica di Newsfood.com, a firma di Giampietro Comolli)
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Nota: Giampietro Comolli è Editorialista di Newsfood.com,
Curatore della Rubrica di economia, food&beverage e Gusturismo e della rubrica “Cum grano salis“
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