BirraItalia, Marchio Nazionale e nasce il Luppolo made in Italy
9 Luglio 2016
BIRRAITALIA. ORA ABBIAMO UN MARCHIO NAZIONALE. 6,5 MIL/HL DI BIRRE IMPORTATE e 1,9 MIL/HL EXPORT. NASCE IL LUPPOLO ITALIANO. COMOLLI: “ CERTEZZE E NORME SEMPLICI PER SVILUPPO IMPRESE, OCCUPAZIONE, MERCATO. RIPRENDERE I SOSTEGNI AI GRUPPI DI IMPRESA PER INFORMARE IL CONSUMATORE”
La birra italiana ha un suo percorso e una sua vita. Dopo 10 anni dalle prime esperienze e prove artigianali dei “ giovani garagisti” ecco le norme.
E’ appena stato approvato il collegato legislativo che introduce tra le misure previste la definizione di birra artigianale e il sostegno allo sviluppo e alla crescita della filiera del luppolo italiano. Un primo passo, ma solo un primissimo segnale.
Occorre sostenere e a insistere (ndr: speriamo in giovani parlamentari attenti all’agricoltura) per una semplificazione di adempimenti per accedere alle giovani imprese e fare in modo che la comunicazione, la promozione, la diffusione e la conoscenza di questa specificità alimentare possa essere fatta con competenza, senza essere gravata sul consumatore. Occorre che il ministero dell’agricoltura ritorni ad essere uno “sponsor istituzionale” di consorzi di imprese, di associazioni di produttori per la promozione sul mercato interno.
Solo così si potranno informare i consumatori e sperare che il marketing di vendita possa migliorare i consumi. Consumi in aumento vuol dire sviluppo di imprese. Meglio sicuramente un sostegno diretto e a fondo perduto per campagne di valorizzazione e di informazione a come e quando consumare, piuttosto che finanziamenti agevolati o tassi di sconto.
Per esempio in tutta EUROPA, art 4 della direttiva 92/83 , i produttori artigianali di birra usufruiscono di un regime agevolato dell’accisa: semplificare la burocrazia, eliminare qualche passaggio di carta e qualche tavolo di ufficio, dirottare le spese fisse in investimenti di conoscenza, sono punti fondamentali oggi per qualunque impresa, giovane o vecchia che sia.
Chiediamo ai giovani parlamentari italiani di fare in modo che i produttori di birra tricolore possano beneficiare di riduzioni dell’accisa visto l’attuale svantaggio istituzionale e reale verso i produttori europei sullo stesso mercato di consumo, quello europeo!! Benissimo, da parte della commissione agricoltura, l’approvazione della definizione di birra artigianale, ma non basta.
La firma sull’emendamento in questione è del capogruppo Pd in Commissione e relatore del provvedimento Nicodemo Oliverio, grazie anche alla compattezza delle opposizioni . Il testo approvato prevede la modifica della storica legge del 1962 introducendo questa definizione: “Si definisce birra artigianale la birra prodotta da piccoli birrifici indipendenti e non sottoposta, durante la fase di produzione, a processi di pastorizzazione e microfiltrazione.
Ai fini del presente comma si intende per piccolo birrificio indipendente un birrificio che sia legalmente ed economicamente indipendente da qualsiasi altro birrificio, che utilizzi impianti fisicamente distinti da quelli di qualsiasi altro birrificio, che non operi sotto licenza e la cui produzione annua non superi i 200.000 ettolitri, includendo in questo quantitativo le quantità di prodotto per conto terzi.”
Sulla questione accise, cresciute in maniera vertiginosa negli scorsi anni, il capogruppo Pd e altri parlamentare del M5S si sono detti pronti a tenere monitorato il mercato, fare in modo che in Europa ci sia una omogeneità di trattamento, ma soprattutto che nella fase di definizioni di macro interventi legislativi del governo e del parlamento in ambito economico finanziario si provvederà a tenere in considerazione gli aspetti e i rapporti che regolano la fiscalità con la imposizione tributaria, evidenziando anche la possibilità di aprire nuovi percorsi in base allo sviluppo dei consumi e il sostegno della corretta informazione al consumo.
Il tutto in fase di procedura legislativa e di norme collegate, tenendo conto delle differenze oggi sostanziali fra piccoli e grandi produttori birra ( ndr: e noi diciamo anche di vino di qualità docg ) in materia di fiscalità e di canali di vendita, sia nazionali che esteri, ponendo quindi il fattore accisa come una barriera all’esportazione per i piccoli produttori, meno incidente sui costi e sulla lievitazione dei prezzi al consumo per i grandi marchi.
Un ottimo risultato è stato raggiunto recentemente anche dalla proposta della parlamentare Chiara Gagnarli (M5S) per favorire lo sviluppo e la crescita della filiera del luppolo italiano.
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Nota: Giampietro Comolli è Editorialista di Newsfood.com,
Curatore della Rubrica di economia, food&beverage e Gusturismo e della rubrica “Cum grano salis“
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