Tessile: qualità e origine sicura

Biella, 18 Dicembre 2007 – Il Consiglio Provinciale ha approvato ieri all’unanimità un ordine del giorno con cui chiede all’Unione europea nuove iniziative a favore della
«trasparenza, tracciabilità, composizione e origine dei prodotti dei settori tessile, abbigliamento, calzature e pelletteria».

Presentato dalla consigliera del Partito Democratico Mariangela Franzoni, il documento propone azioni «per migliorare la qualità della vita dei cittadini con misure legislative che
promuovano gli interessi, la salute e la sicurezza dei consumatori sul mercato interno».

L’aumento dei commerci internazionali e la progressiva eliminazione di barriere doganali pongono il settore tessile di fronte a nuovi rischi, come ad esempio «l’immissione in commercio di
prodotti il cui processo di produzione è fuori controllo e spesso irregolare rispetto agli standard europei. Questi nuovi scenari possono determinare una maggiore esposizione a rischi
per la salute, in particolare per la pelle, che è la parte più esposta del corpo. Nella popolazione europea si sta verificando un aumento delle patologie dermatologiche, specie
tra i più giovani, e i prodotti tessili sono tra le cause più frequenti di irritazioni e allergie da contatto poiché possono contenere sostanze tossiche e cancerogene
vietate dalla normativa europea e dei singoli Stati».
Negli ultimi anni si è assistito in Europa a una crescente richiesta di migliorare le condizioni di salute e sicurezza del sistema moda, sia per i rischi legati all’uso di sostanze
chimiche nei luoghi di lavoro sia beneficio dei consumatori.
I firmatari chiedono «maggiore attenzione e conoscenza delle sostanze usate nelle fasi produttive, insieme a un controllo certificato a livello pubblico per ridurre il rischio di malattie
professionali e tutelare la salute dei consumatori».
Le dermatiti da abiti sono generalmente attribuite ai prodotti chimici e coloranti aggiunti alle fibre durante la manifattura e l’assemblaggio. Numerose ricerche a livello internazionale hanno
permesso di creare modelli per la valutazione dei rischi legati all’esposizione della cute a sostanze tossiche e cancerogene.
Tra le iniziative possibili per aumentare l’attenzione e migliorare le condizioni, la petizione ne individua alcune, sulla base del ragionamento che «gli operatori della filiera tessile
sono in grado di individuare chi ha fornito loro un prodotto o un accessorio destinato al consumo e quindi possono mettere a disposizione delle autorità competenti le informazioni
rilevanti».
Il consiglio provinciale chiede quindi alla Commissione Europea di «istituire un sistema di sorveglianza nazionale per valutare i rischi della salute, in collaborazione con i Ministeri
competenti dei vari Stati e gli attori economici e sociali». Obiettivo: definire il rischio che può derivare dal processo produttivo e dall’utilizzo dei prodotti della filiera
tessile.

Chiede inoltre «la creazione e l’aggiornamento di specifiche banche dati nazionali per il monitoraggio delle sostanze utilizzate nei processi produttivi in tutti gli Stati, un maggiore
coordinamento tra i singoli nel comunicare con le autorità sanitarie competenti sui controlli e la vigilanza, in particolare nelle dogane, la promozione di un processo che garantisca la
rintracciabilità dei prodotti destinati al consumo, d’intesa con le principali associazioni dei produttori».
Accanto a queste azioni, il Consiglio biellese propone anche di favorire l’utilizzo di tecnologie per la tracciabilità dei prodotti destinati al consumo e un impegno a sensibilizzare i
consumatori con campagne pubblicitarie e informative sul rischio connesso all’utilizzo di sostanze pericolose.
Recependo questa petizione gli Stati membri si impegneranno ad approvare la normativa comunitaria che rende obbligatoria l’etichetta di origine dei prodotti importati nel mercato interno e a
“stringere” sulla vigilanza del prodotto non sicuro per la salute.

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