Territorio: Marangon: «Vinta sfida di programmazione in Veneto»

Venezia – «Al termine dell’attività programmatoria 2007 possiamo finalmente dire, dati alla mano, che è stata vinta la sfida della riforma urbanistica della Regione
del Veneto incentrata sui nuovi strumenti dei Piani Comunali di Assetto Territoriale (PAT) e dei Piani di Assetto Territoriale Intercomunali (PATI) e sulla procedura della concertazione tra
Regione ed Enti Locali».

Lo ha detto l’Assessore alle Politiche per il Territorio del Veneto Renzo Marangon, presentando le ultime rilevazioni sull’andamento della legge dell’aprile 2004, che ha completamente mutato il
quadro e le procedure di pianificazione comunale del territorio. Ad oggi, il 60,24% dei Comuni (350 sul totale di 581) hanno sottoscritto i rispettivi Accordi di Pianificazione con la Regione e
molte altre procedure sono in corso.

«Un dato – ha sottolineato Marangon – che, se da un lato smentisce le «Cassandre» che a suo tempo profetizzarono il fallimento della nuova legge, dall’altro conferma che gli
Enti locali, i Comuni ma anche le Province, hanno saputo cogliere la rivoluzione di cultura del territorio e della pianificazione che la legge introduceva. Grazie ad un grande lavoro di
squadra, oggi il territorio veneto è trattato molto diversamente che in passato, con più rispetto e con una visione complessiva che non riguarda più solo i metri cubi, come
spesso accadeva nei vecchi Prg, ma lo sviluppo complessivo, l’ambiente, l’equilibrio tra insediamenti civili, produttivi, attività agricole, peculiarità ambientali. Ed è un
risultato straordinario, perché con queste procedure di concertazione si limita al minimo il rischio di errore, e nella programmazione del territorio un errore si paga per
decenni!».

Marangon ha messo particolarmente in rilievo il «successo» avuto dai piani di Assetto Territoriali Intercomunali (i PATI). Sono infatti sinora ben 281 i Comuni che hanno scelto la
via della programmazione intercomunale, dando vita a 61 PATI. «Anche qui – dice Marangon – si è saputo dare la giusta interpretazione alla realtà territoriale: in un
contesto urbanizzato in cui la continuità insediativa annulla i margini degli abitati, costituendo di fatto un’unica grande città orizzontale, è infatti saggio e logico che
una riorganizzazione territoriale si basi su obbiettivi strategici comuni e su comuni strategie per conseguirli». In questo ambito, sono emblematici i casi delle province di Padova e di
Rovigo. A Padova, con Accordi che hanno coinvolto anche l’Amministrazione Provinciale, si sono realizzati 12 PATI che coprono la quasi totalità del territorio e ben 95 Comuni; a Rovigo i
PATI sono altrettanti (12) con 69 Comuni interessati. Proprio nell’ottica di «territorio allargato», spesso è accaduto che uno stesso Comune si sia coinvolto in più di
un Piano Intercomunale, soprattutto nel caso di quelli tematici.

Nell’ideale classifica delle province «virtuose», Verona segue Padova e Rovigo, con 42 Comuni coinvolti in 17 PATI; quindi Vicenza, con 36 Comuni e 9 PATI; Treviso (26 Comuni e 8
PATI); Belluno (11 Comuni e 2 PATI). «Fanalino di coda» è Venezia, con un solo PATI e 2 Comuni coinvolti. Una caratteristica positiva rispetto al passato, che si ritrova in
pressoché tutti i PATI E PAT attivati, è infine una notevole presa di coscienza delle problematiche ambientali, che ha privilegiato la tutela e salvaguardia dell’ambiente con una
prima mappatura delle criticità riscontrate nei vari territori e una verifica delle varie azioni di Piano per eliminare, o perlomeno non aggravare, la situazione in atto.

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