Tempo di crisi. lo dice anche la pizza
9 Febbraio 2009
La tendenza a preparare cibi “integralmente” in casa è ormai consolidata e anche l’Istat lo
ammette. La comodità della pasta-base, che consente di spendere per la preparazione di pizze, rustici e dolci spendendo un terzo circa di quanto si spenderebbe acquistando fuori
casa. Anche la Coldiretti ha preso atto di questa nuova direzione dei consumi, tanto da inserire la pasta-base tra le modifiche del paniere 2009, insieme al mais in confezione, la chiave
usb e i film in dvd.
La Coldiretti nello specifico indica
due ragioni per il boom di pizze fatte in casa. Innanzitutto, l’economicità, in quanto il
costo per gli ingredienti per la preparazione di una margherita (farina, lievito, pomodoro, mozzarella, extravergine e basilico) non supera i due euro. Poi, il vantaggio di conoscere
quello che si mangia, evitando di consumare cibi equivoci, come mozzarelle taroccate o salsa di pomodoro dalla dubbia provenienza, presenti nelle preparazioni di ristoratori poco
scrupolosi.
Altro cibo diventato più “domestico” è il pane. Per fare un chilo di pane servono ingredienti
facilmente reperibili (poco più di mezzo chilo di farina, acqua, lievito, più un paio di cucchiaini d’olio) e metodi poco complessi (cuocere la pagnotta in forno a
220 gradi). Sommando quindi il costo di materiale e lavorazione, il pezzo del pane artigianale è inferiore a novanta centesimi, circa quattro volte meno di quanto pagata se
acquistata dal fornaio.
Questa nuova tendenza, conclude quindi la Coldiretti, è dunque favorita dall’esigenza, sentita più che mai in tempi di crisi, di tagliare le
costose intermediazioni che moltiplicano di quasi 500 volte il prezzo del bene alimentare consumato rispetto a quello degli ingredienti.
Matteo Clerici per Newsfood.com





