Subito una legge che vieti in Italia le coltivazioni Ogm e obblighi in etichetta la presenza di biotech

Subito una legge che vieti in Italia le coltivazioni Ogm e obblighi in etichetta la presenza di biotech

Non si possono accettare imposizioni da parte dell’Ue. La decisione sulla patata transgenica Amflora è gravissima. Il Governo italiano deve impegnarsi per evitare che anche il nostro Paese
sia invaso da produzioni geneticamente modificate. Un’eguale azione deve essere svolta dalle Regioni. Sulla questione pende anche la recente delibera del Consiglio di Stato.
 
“Non possiamo attendere oltre. Bisogna agire in tempi stretti. Il Governo deve emanare al più presto una legge che vieti le coltivazioni Ogm in Italia e che obblighi sull’etichetta dei
prodotti agroalimentari la presenza di biotech. Va tutelata la sovranità del nostro Paese che non può subire alcun tipo di prevaricazione ed imposizione. Non si possono accettare
proposte come quella della Commissione Ue sulla patata transgenica Amflora, che, di fatto, pone fine alla moratoria degli organismi geneticamente modificati in Europa. Su una materia di
così elevato valore etico occorre fare la massima chiarezza, non ci possono essere indugi. Se non si adottano immediate misure, siamo pronti a mobilitarci per un referendum
nazionale”.

E’ quanto sostenuto dal presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi il quale riafferma la netta contrarietà alle decisioni assunte dall’esecutivo comunitario
che aprono un fronte pericoloso, “dove a predominare sono logiche esclusivamente economiche”.

“Se non si interviene in maniera celere, rischiamo – afferma Politi – di aprire definitivamente le porte agli Ogm. Una preoccupazione avvalorata non solo dalle ultime decisioni della Commissione
Ue, ma anche dalla sentenza assunta nelle scorse settimane dal Consiglio di Stato che autorizza la semina di mais transgenici (e sono decine) già approvati dall’Unione europea. E questo
dopo che le Regioni avevano rinviato il documento sulla coesistenza tra ogm e colture tradizionali”.

“Nello stesso tempo chiediamo – aggiunge il presidente della Cia – la predisposizione in tempi brevi di un Piano per le colture proteiche. E’, infatti, inammissibile che il proteico fornito agli
allevamenti italiani sia per il 90 per cento soia di importazione, spesso geneticamente modificata, in quanto più economica. In Italia, complice la caduta dei listini del mais, in molte
zone del Nord la produzione di soia, ovviamente libera da Ogm, è raddoppiata e triplicata con prezzi di mercato interessanti e convenienti. Mentre, sempre in Italia, paese leader delle
grandi Dop della zootecnia, si sono persi in pochi anni 30 milioni di quintali di ottimo mais non biotech in grado di fornire agli allevatori un prodotto di qualità”.

“La nostra posizione sugli Ogm – rimarca Politi – non scaturisce da una scelta ideologica. Davanti al problema noi poniamo punti fermi e irrinunciabili: sicurezza alimentare e principio di
precauzione; tutela dei consumatori e dei produttori agricoli; salvaguardia e valorizzazione dell’agricoltura italiana diversificata e saldamente legata alla storia, alla cultura, alle tradizioni
delle nostre variegate realtà rurali; qualità e difesa delle nostre sementi e colture produttive; certezze per gli agricoltori”.

“A noi non interessa che nel mondo milioni di agricoltori coltivano prodotti geneticamente modificati. A noi interessa, invece, il ruolo protagonista dell’agricoltura nella società, nella
sicurezza, nella qualità, nella tutela e valorizzazione dell’ambiente. Di qui – rileva il presidente della Cia – la richiesta vibrante di regole chiare e concertate. Un quadro dove
l’impresa agricola trovi i punti essenziali per lavorare e competere. Un quadro che sia effettiva garanzia per i consumatori. E in tale senso devono adoperarsi Governo e Regioni, ognuno per gli
aspetti che gli competono. Accanto a ciò chiediamo anche un impegno a tutti i soggetti della filiera per incentivare economicamente la scelta degli agricoltori italiani a produrre
qualità”.

“Bisogna uscire dalle sterili contrapposizioni e dagli atteggiamenti strumentali che – conclude Politi – allontanano la soluzione dei problemi. Noi partiamo da un punto fermo: gli Ogm rischiano
di appiattire la nostra agricoltura e la sua ineguagliabile diversificazione territoriale, la sua inimitabile qualità legata al territorio, alle tradizioni e ai sapori”.

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