Su Marte si mangia italiano

Su Marte si mangia italiano

Bologna – In viaggio verso Marte mangiando italiano. Sembra fantascienza, ma al progetto stanno lavorando alcune tra le principali aziende del nostro paese, dalla Colussi alla Granarolo,
dalla Valsoia alla Camst. L’obiettivo è realizzare cibi a alto contenuto energetico e che non scadano, dato che la durata della missione, ancora senza data, è stimata in almeno 520
giorni. Ma soprattutto gli astronauti chiedono qualità e gusto, perché il cibo tedesco e inglese usato nelle prime sperimentazioni non è piaciuto proprio per niente e la
prossima di fine gennaio simulerà l’effettiva durata della missione.  

A chiedere l’intervento italiano è stato il Programma Internazionale Mars500, che in Russia, in collaborazione con l’Agenzia spaziale europea, sta lavorando alla preparazione dello sbarco
sul pianeta rosso. Primo passo è stata una simulazione di 105 giorni, tra marzo e luglio, dove sei astronauti (quattro russi, un tedesco e un francese) si sono isolati in una stazione
spaziale all’Institute of biomedical problems di Mosca, agendo in pratica da cavie per una settantina di test psicofisici portati avanti da studiosi di tutto il mondo, tra cui due progetti
italiani: uno dell’Ospedale Sant’Anna di Pisa, l’altro del dipartimento di farmacia dell’Università di Bologna.   

“Nessuna depressione o noia, nemmeno nostalgia del mondo esterno”, ha raccontato uno dei partecipanti, il pilota Cyril Fournier, a Bologna per un workshop sull’esperienza. Il problema più
grosso, infatti, sembra essere stato quello del cibo: “Hanno mangiato malissimo e sono interessati a quello italiano”, ha spiegato Enrico Roda, direttore di gastroenterologia al Sant’Orsola di
Bologna che ha partecipato al progetto curato dal fratello Aldo.

Per questo si sta cercando di fare fronte comune: le aziende, interessate al potenziale ritorno pubblicitario, hanno già dato la loro disponibilità economica e le Regioni
Emilia-Romagna e Toscana stanno facendo pressione sull’Agenzia spaziale italiana, la cui attività è rallentata dal commissariamento deciso a luglio. D’altronde sono proprio i test
dell’equipe bolognese che hanno messo in evidenza come gli effetti dell’isolamento nello spazio siano “un rallentamento dei tempi di svuotamento gastrico” e “del transito intestinale”.

Ansa.it per NEWSFOOD.com

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