Spumanti d’Italia col botto! +9,2% il valore al consumo export di bollicine Made in Italy
9 Ottobre 2012
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Data: 09 ottobre 2012 10.22.57 GMT+02.00
Oggetto: ITALIA VINI SPUMANTI CONSUMI PRIMI 6 MESI 2012 da OVSE.ORG
2012, primo semestre
VINI SPUMANTI D’ITALIA: SPUMEGGIANTE EXPORT
+9,2% il valore al consumo export, pari a +175 mil € base annua
Ancora positivo il consumo all’estero dei vini spumanti italiani, quanto emerge dalle periodiche consultazioni di OVSE, grazie ai referenti in 48 paesi.
L’Europa, che rappresenta ancora il 57% dei volumi e il 51% del valore globale di mercato, fa segnare un +7% in valore e un -2% nei volumi, con Francia, Spagna, Portogallo e Germania in calo e
Svizzera, Norvegia, Svezia, Austria, UK in crescita. Germania e UK restano i principali mercati.
Nei Paesi terzi l’export degli spumanti (per il 96% appannaggio del metodo italiano di Prosecco, Asti e Valdobbiadene) segna un +14% in volumi e + 17% in valore assoluto, con punte
rappresentate da Giappone e Estremo Oriente attestati su +20% in valore e +11% in volumi. Numeri ancora piccoli in assoluto, ma interessanti: circa 2 milioni di bottiglie in più
rispetto al 2011.
In Russia cresce il Prosecco e altri spumanti generici di origine piemontese e lombardi, a scapito dell’Asti Docg che segna un calo in volumi del 50% (3,5 milioni di bottiglie consumate, contro i
7,0 milioni nei primi 6 mesi del 2011). In totale l’area “ex Urss” registra un incremento di consumi del 8% con un incremento dei valori del 2%. Un mercato difficile e altalenante, dovuto a
imposte aggiuntive.
Oltreoceano, i diversi mercati, segnano numeri differenti: se Canada e Usa mantengono un trend crescente, il Brasile e il sud America dopo la scorpacciata di fine anno 2011, segnano per la prima
volta un dato stabile. Nel 2012 ci sono i presupposti per superare il fatturato record di 4,2 mld di Euro per tutto il vino italiano.
Un richiamo forte al Governo italiano.
In Italia cresce produzione, volumi spediti e valore all’origine, ma le spedizioni sul mercato interno sono calate del 10,1%, i consumi del 6,9%, a fronte di un prezzo medio/bottiglia all’origine
aumentate del 3,1% e un prezzo sullo scaffale a +2,2% rispetto al primo semestre 2011. Vanno meglio i Docg (Franciacorta e Valdobbiadene) che i Doc (Prosecco e marchi leader del metodo
classico). Il calo dei consumi nazionali si registra in tutti i canali, meno nelle aree tradizionali di produzione.
Giampietro Comolli, fondatore di OVSE:<>.
Comolli, su base annua che vuol dire in numeri?
<< Vuol dire che nei primi 6 mesi dell’anno abbiamo riscontrato all’estero un incremento dei volumi consumati (acquistati) rispetto ai primi 6 mesi del 2011 pari al 6,6% che su base annua
vorrebbe dire un incremento dell’esportazione di circa 18,480 milioni di bottiglie avvicinandoci a 300 milioni di bottiglie esportate in un anno, con un +9,2% in valore registrato nei punti
vendita al consumo (bar, distribuzione, grossisti, ristoranti enoteche) che vogliono dire su base annua un incremento del giro d’affari per circa 175 milioni di €, quindi un fatturato estero
stimato per il 2012 di circa 2,2 mld di €. >>
Sempre Comolli sui mercati esteri e Paesi concorrenti :
<< L’Export sta diventando l’unico canale di sbocco per Italia, ma anche Francia e Spagna sono sulla stessa linea. In Francia il calo dei consumi interni è attestato nel primo
semestre sul 14,7% fra Champagne e altre bollicine; in Spagna è del 22% il calo del Cava; in discussione la leadership dello Champagne in UK, con cali vertiginosi. Gli Champagne poco
conosciuti e quelli delle Coop registrano un calo all’estero del 12%, solo del 4,4% per le Grandi Maison, causa il prezzo al consumo. Il Cava va bene in UK e in Germania, con un prezzo
all’origine ridotto del 3% medio>>.
Comolli e per le bollicine italiane?:
<
Gli spumanti potrebbero essere un biglietto da visita per ExpoMilano2015>>.
EXPORT: La Germania si presenta nel primo semestre 2012 come un mercato molto differenziato, dinamico e diverso dal solito: a fronte di un calo dei consumi di Champagne pari al 24% su dato
annuale, l’Italia risponde contenendo il calo nel 5%. Bene per Asti e Prosecco doc, in vantaggio il Cava che fa segnare un +10% nei volumi e un +7% nel valore. In Germania (n.t: mercato con
il minor ricarico e prezzo al consumo della stessa etichetta in Europa) una bottiglia di Cava DOP marchio leader in grande distribuzione si acquista a circa 7 euro. Per l’Italia la Germania
è ancora il primo paese di esportazione (circa 18 milioni di bottiglie nel semestre): incremento nel valore di circa il 6%, a fronte di un leggero calo di volumi.
Da sottolineare che in Russia l’incremento dei consumi di bollicine riguarda solo gli spumanti italiani, tedeschi e georgiani: prezzo compreso, sullo scaffale, da € 3,20 (tedeschi e
georgiani) a 4,25 (italiani e ucraini).
Anche lo Champagne è in calo, cresce il Cava: l’Asti DOCG come prezzo medio è il secondo sul mercato dopo lo Champagne. Il mercato russo sta diventando il 3° o il 4°
mercato mondiale, OVSE stima in 270 milioni le bottiglie stappate nel 2012, con la “piramide” Prosecco intorno a 22milioni di bottiglie e la “piramide” Asti Moscato intorno a 20 milioni.
Stime, ripete OVSE, perché la legislazione russa è molto dinamica sui dazi e accise per combattere l’importazione di partite vinose di dubbia origine e preparazione che poi sono
vendute direttamente o in mix con altre bevande a base di alcol puro che sta creando grossi problemi per l’alcolismo dilagante nelle generazioni giovanili (anche sotto i 18 anni) e in
quelle over 50 anni.
Da sottolineare il grande interesse in sud America per le bollicine italiane: Argentina e Brasile restano due capisaldi seppur con qualche momento di rilassatezza, mentre avanzano Bolivia e
Columbia in modo impressionante, a colpi di +10% di consumi al mese nel 2012 per Moscato e Prosecco, in senso lato. Anche questi mercati, più deboli, puntano molto su prodotti italiani e
vini freschi.
Il nord America non delude: le bollicine italiane piacciono tutte. Dopo gli incrementi significativi anche per il metodo classico italiano, soprattutto a marchio Berlucchi e Gancia registrato
sulla costa orientale, il consumo è sempre più aperto e orientato anche nella grande distribuzione, per cui alla crescita dei volumi non corrisponde una uguale crescita dei valori,
a scapito dei marchi e denominazioni più blasonate.
Il Prosecco DOC (Mionetto, Valdo, Cinzano, Zonin, Martini, La Gioiosa in particolare) è fortemente in crescita, mentre il Conegliano Valdobbiadene nei primi mesi 2012 (rispetto al primo
semestre 2011) registra un calo del 4% dei volumi e un 2% del valore globale. Poca cosa, ma un piccolo segnale da non sottovalutare in termine di strategia aziendale e di approccio a mercati
tradizionali e nuovi.
In Canada, in particolare, cresce il volume consumato in sei mesi (+8%), cresce il fatturato nei vari canali (+3%), ma scende il prezzo medio a bottiglia offerto al consumatore del 4%.
Dati generali che non si riscontrano per gli spumanti francesi e spagnoli. Sul mercato americano, non buoni segnali vengono da spumanti sudafricani, australiani e cileni. Buona se non ottima la
performance degli spumanti americani-francesi sul mercato canadese soprattutto in area di monopolio, zona Montreal e Toronto.
MERCATO ITALIA
Per Comolli:
<>. Si beve meno anche per i ricarichi, i costi della filiera lunga e il prezzo al consumo. Solo nella GDO italiana si è constatato nel 2012 una rimodulazione dei prezzi al
consumo, alcuni con cali del 15% per una o due etichette del metodo classico nelle insegne di livello medio alto. Alcuni buoni segnali si registrano per il Brachetto d’Acqui nella Gdo, cresce
ancora la voglia di vini “effervescenti” con il Prosecco Superiore Docg (+6% in bottiglie). In GDO italiana il Conegliano Valdobbiadene Docg è posizionato fra 6,90 e 7,80 euro la
bottiglia, con punte di 12,50-14,10 euro del Cartizze (un cru da 1,130 milioni di bottiglie consumate nel mondo), mentre il Prosecco Doc, che fa segnare un rallentamento importante, si posizione
fra 4,10 e 5,80 euro la bottiglia. Un divario troppo limitato al consumo. Il mercato interno registra ancora il calo maggiore nell’Horeca, soprattutto nella ristorazione di pregio e
qualità, tiene con fatica l’aperitivo grazie soprattutto allo spritz per riduzione del grado alcolico.
In Italia il prezzo è tornato ad essere il fattore discriminante, elemento base della discontinuità e della prossimità che si riscontra. Ovvero il consumo, oggi, dipende di
più dalla comodità del luogo di accesso e dal servizio offerto, soprattutto in orari serali.
Una riflessione va fatta anche su sagre e feste del vino troppo banali e commerciali: calano le presenze, i winelovers e gli atti ad essi collegati sono in contrazione, le disponibilità di
spesa e gli obiettivi sono mutati. Meno edonismo, più concretezza….dice Comolli. In crescita, nelle zone di produzione, l’acquisto diretto di bollicine: in questo anche gli stranieri
e turisti in Italia sono molto attivi.
Collaborazioni: Rete Linkedin Updates Group Consulting (394 Testimonial in 48 mercati esteri)
Fonti e Collaborazioni: Insee, Oemv, Justdrinks, Winesas, Allt-Om-Vin, Inao, Uniao, WSA, Aawe, FAgrimer, Echos, Istat, Ice, Eurostat, AcNielsen, DataBank, Iwsr/GDR, UbiFrance, Vsphère,
BullesMonde, RaboBank, uffici Dogane, Oeno.
Giampietro Comolli
Economista Distretti Vini e Territori
UnPOxExPO ®© per ExpoMilano2015 – http://www.aikal.eu
Fondatore e Presidente O.V.S.E. – C.E.V.E.S. ®©
comolli@ovse.org skype: giampietro.comolli
Redazione Newsfood.com





