Sottoprodotti tessili e cascami non sono rifiuti
20 Febbraio 2008
Biella – I cascami e i sottoprodotti tessili non sono rifiuti ma «vengono di fatto utilizzati da tempo in impianti e con procedimenti analoghi a quelli impiegati per la
lavorazione della materia prima vergine», con una lettera al Ministero dell’ambiente e tutela del territorio gli assessori all’ambiente di Regione e Provincia Nicola de Ruggiero e Davide
Bazzini hanno riproposto il tema delle disposizioni di legge in materia di rifiuti che considerano appunto rifiuti anche alcuni sottoprodotti tessili, anche di elevato pregio, attualmente
largamente commercializzati e riutilizzati.
«Infatti se tali sottoprodotti fossero ascritti alla categoria dei rifiuti – scrivono i due assessori – andrebbero gestiti secondo procedure complesse ed esclusivamente presso impianti
opportunamente autorizzati; con aggravi burocratici ed economici, senza apportare alcun beneficio all’ambiente».
La lettera è stata firmata oggi al termine di una conferenza stampa in cui hanno partecipato anche il presidente della Provincia di Biella Sergio Scaramal, il vicepresidente dell’Unione
Industriale Biellese Federico Hary, il presidente dell’Associazione nazionale del commercio laniero Piercarlo Zedda, la responsabile area ambiente e sicurezza dell’Unione Industriale Silvia
Berra, il direttore della Cna Luca Guzzo e il vicedirettore di Confartigianato Franco Volpe.
L’iniziativa scaturisce dalla nota trasmessa dall’Unione Industriale Biellese a Regione Piemonte e Provincia di Biella e sottoscritta anche da Associazione commercio laniero, Cna e
Confartigiato riguardante i sottoprodotti tessili e l’importazione di lane. Nella nota si evidenziavano alcune difficoltà del comparto tessile derivanti da un apparato normativo poco
attento alle peculiarità del settore ed alle esigenze produttive. Tali problematiche sono accentuate dal decreto legislativo del 16 gennaio 2008 tanto da sollevare preoccupazioni circa
le possibili ripercussioni sul sistema produttivo biellese.
Per entrare nel dettaglio delle problematiche rilevate, una restrittiva lettura del punto 2 dei requisiti ai quali la lettera p) dell’art. 183 condiziona l’attribuzione della qualifica di
sottoprodotto, parrebbe imporre l’individuazione sin dalla fase di produzione sia del processo produttivo sia dell’utilizzatore presso il quale il sottoprodotto andrebbe collocato, impedendo di
fatto la commercializzazione del medesimo secondo le logiche di mercato.
«Già nei mesi scorsi il confronto con il Governo si era rivelato utile e costruttivo per correggere il testo del decreto ambientale» dice l’assessore regionale all’ambiente
Nicola de Ruggiero. «La Regione Piemonte – aggiunge – porterà nuovamente all’attenzione del Ministero per l’Ambiente l’allarme che si è diffuso nel comparto produttivo del
distretto tessile di Biella, fonte di preoccupazione per enti locali, sindacati ed imprese per le ricadute che possono derivare dall’applicazione della nuova normativa. Eravamo e siamo tuttora
convinti che il comparto tessile possa soffrire un considerevole aumento di costi di sistema e di adempimenti burocratici a scapito della semplificazione, con il rischio di una crisi
occupazionale».
«Con il Ministero – dice ancora l’assessore de Ruggiero – cercheremo di trovare una soluzione coerente con la normativa europea, rispettosa dell’ambiente e delle legittime esigenze di
competitività dei settori imprenditoriali coinvolti, al fine di garantire all’area biellese la sicurezza del mantenimento dei livelli occupazionali esistenti, come chiedono imprese,
sindacato e comunità locale».




