Sos Impresa-Confesercenti: «La mafia fattura 90 miliardi di euro»

Sempre più pericolosa la ‘mafia Spa’ con un fatturato che raggiunge i 90 miliardi di euro alimentato da estorsioni, usura, furti, rapine, contraffazione e controllo degli appalti, a
presentare oggi il decimo rapporto di Sos Impresa – Confesercenti “Le mani della criminalità sulle imprese” il presidente Marco Venturi.

Hanno preso parte tra gli altri il Vice ministro dell’Interno Marco Minniti, il Vice Presidente della Commissione Antimafia Mario Tassone, il vice capo della Polizia prefetto Nicola Cavaliere,
il presidente della Federazione delle Associazioni Antiracket, Tano Grasso e il coordinatore di Sos Impresa Lino Busà.

Un fatturato pari al 7% del Pil, come dire «cinque manovre finanziarie e otto volte il mitico ‘tesoretto’».
I commercianti e gli imprenditori subiscono 1.300 reati al giorno, praticamente 50 l’ora. L’usura rappresenta con 30 miliardi la principale fonte di business criminale per la mafia.

Il racket frutta ai clan 10 miliardi,7 miliardi arrivano dai furti e dalle rapine, 4,6 dalle truffe, 2 dal contrabbando, 7,4 dalla contraffazione e dalla pirateria, 13 dall’abusivismo, 7,5
dalle mafie agricole, 6,5 dagli appalti e 2,5 dai giochi e dalle scommesse.
Sono piu’ di 150.000, si stima, i commercianti coinvolti in rapporti usurari ”e poiché ciascuno si indebita con più strozzini le posizioni debitorie possono essere
ragionevolmente stimate in oltre450.000”, di cui almeno 50.000 con associazioni di tipo mafioso finalizzate all’usura. Nel complesso il tributo pagato dai commercianti ogni anno a causa della
lievitazione del capitale e degli interessi si aggira in non meno di 12 miliardi di euro.
Attraverso tre indicatori (persone denunciate negli ultimi dieci anni, andamento dei protesti e dei fallimenti, tipologia criminale di ciascuna attività illecita scoperta sul
territorio), Confesercenti stila anche una classifica del rischio-usura nelle province italiane: al primo posto Pescara, seguita da Messina, Siracusa, Catanzaro, Vibo Valentia, Taranto, Rieti,
Reggio Calabria, Napoli e Genova.

Il rapporto si sofferma poi su altri settori di interesse criminale come l’agricoltura, la pesca, il turismo, il contrabbando, il cybercrime e le truffe.

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