Potocnik esorta le parti interessate ad assumere la responsabilità della creazione del SER

Terminata la consultazione sul Libro verde concernente la formazione di uno Spazio europeo della ricerca (SER), il commissario europeo per la Scienza e la ricerca Janez Potocnik ha esortato le
parti interessate ad assumere la responsabilità della creazione del SER e a concentrarsi sul valore aggiunto europeo.

Intervenuto in occasione della riunione annuale della Fraunhofer Gesellschaft tedesca a Bonn, il commissario ha rilevato che, malgrado «l’ampio sostegno» offerto al SER dalle parti
interessate, la consultazione ha anche messo in evidenza due importanti obiezioni: il timore che il SER accentri il controllo della ricerca e sviluppo (R&S) a Bruxelles e il fatto che
offrire agli scienziati la possibilità di muoversi liberamente tra le frontiere possa portare alla «omogeneizzazione culturale».

Janez Potocnik ha risposto affermando che non spetta alla Commissione realizzare lo Spazio europeo della ricerca, «né per legge né in virtù di un intenso
desiderio».

«La Commissione non può né desidera imporre il SER. Un vero e proprio Spazio europeo della ricerca potrà essere creato solamente se tutti i ricercatori, i loro
istituti, le aziende, gli Stati membri e le regioni, nonché la Commissione, collaboreranno all’insegna del partenariato, accettando ognuno le proprie responsabilità per tradurlo
in realtà», ha affermato.

Il commissario ha aggiunto che né presso la Commissione né altrove si desidera imporre il coordinamento dall’alto in basso e ha sostenuto che andrebbero invece messi a punto
incentivi per stimolare e premiare le iniziative dal basso verso l’alto a favore di una maggiore concorrenza e cooperazione .

Citando la dichiarazione congiunta dei presidenti dei Consigli europei per la ricerca (EUROHORCS) e della Fondazione europea della scienza (FES), Janez Potocnik ha affermato: «La
frammentazione non è tanto causata da una carenza di coordinamento, bensì principalmente da una concorrenza limitata in seno alle aree di ricerca nazionali protette.»

Il commissario ha poi invitato a porre maggiormente l’accento sul valore aggiunto europeo, affermando che i vantaggi più cospicui che posssono essere offerti dalla dimensione europea
sono «più concorrenza tra ricercatori per produrre risultati migliori e più concorrenza tra i finanziatori della ricerca per rafforzare l’Europa nel campo della
ricerca».

Infine, Janez Potocnik ha ribadito il proprio appello per il mutuo rafforzamento di ricerca e innovazione, invitando aziende e istituti di ricerca pubblici a stabilire contatti e a formare
partenariati a lungo termine all’insegna dell’eccellenza, allo scopo di esplorare idee e sviluppare prodotti. «I legami tra una ricerca pubblica eccellente e il mondo delle imprese sono
essenziali per un ecosistema votato all’innovazione», ha ribadito.

Il Libro verde sul SER, che ha suscitato più di 800 risposte al termine della consultazione in agosto, ha individuato una serie di questioni chiave sul futuro del SER, tra cui gli
investimenti pubblici, la globalizzazione della ricerca, gli investimenti del settore privato, il delinearsi di nuove potenze scientifiche e la specializzazione delle attività di ricerca
a livello di UE anziché nazionale.

La Commissione ha indicato sei aree di intervento prioritarie: ricercatori, infrastrutture, eccellenza degli istituti di ricerca, condivisione della conoscenza, cooperazione internazionale,
programmazione e valutazione coordinate e apertura del SER al mondo. Tutti i temi sono stati considerati importanti dagli intervistati. La «condivisione della conoscenza» si
è rivelata l’aspetto più cruciale per il conseguimento delle finalità del SER, mentre la voce «ricercatori» è emersa quale la più significativa in
termini di esigenza di intervento a livello comunitario.

I punti principali di ciascuna delle sei aree prioritarie sono stati i seguenti:

Condivisione della conoscenza: la maggior parte degli interventi ha chiesto che i dati grezzi derivanti dalla ricerca finanziata con fondi pubblici siano più facilmente disponibili e ha
affermato che le pubblicazioni scientifiche soggette alla revisione tra pari devono essere accessibili a titolo gratuito.

Le risposte inoltre hanno evidenziato le differenze culturali che sussistono tra le comunità imprenditoriale e scientifica. Sono state chieste regole chiare per promuovere il
trasferimento della conoscenza tra gli istituti di ricerca e l’industria, a condizione che i centri di ricerca attuino sistemi efficaci per la gestione dei diritti di proprietà
intellettuale. La TV e Internet si sono confermati gli strumenti principali per la condivisione della conoscenza scientifica tra il grande pubblico.

Ricercatori: la necessità più impellente è la rimozione degli ostacoli alla mobilità. Circa il 62% degli intervistati desidera un’attuazione più puntuale
della Carta europea dei ricercatori e del Codice di condotta per la loro assunzione, mentre il 75% si è dichiarato a favore dell’assegnazione di un’«etichetta» per
contraddistinguere coloro che applicano tale codice. Altri aspetti critici sollevati sono stati la trasferibilità dei diritti pensionistici, l’assicurazione malattia, l’indennità
di disoccupazione e il congedo parentale.

Infrastrutture per la ricerca: la maggior parte degli intervistati ha sostenuto attivamente lo sviluppo di infrastrutture paneuropee per la ricerca, in linea con quanto affermato dal forum
strategico europeo per le infrastrutture di ricerca (ESFRI), e ha convenuto che occorrerebbe una leadership forte a livello comunitario.

Istituti di ricerca: la maggioranza ha convenuto che gli standard e la competitività degli istituti di ricerca comunitari verrebbero rafforzati se venissero stanziati maggiori fondi su
base competitiva. Occorre inoltre moltiplicare i legami con le aziende mediante uno scambio delle risorse umane e una condivisione degli obiettivi della ricerca.

Programmi di ricerca: gli intervistati hanno sottolineato l’esigenza di un’ulteriore semplificazione del Settimo programma quadro (7°PQ) e il 62% ha sottolineato l’eccessiva
complessità delle norme e delle procedure di finanziamento. Quale settore per una maggiore collaborazione a livello di UE è stata indicata l’individuazione di sfide e
opportunità future per la ricerca. è stata inoltre auspicata una maggiore collaborazione tra i programmi di ricerca nazionali pubblici al fine di affrontare sfide scientifiche
complesse e a elevato impiego di risorse.

Per quanto riguarda l’attuazione transfrontaliera della ricerca, gli intervistati hanno espresso il loro appoggio sia ai programmi comunitari (progetti collaborativi nell’ambito del 7°PQ),
che a progetti congiunti di «geometria variabile» con gli Stati membri, da definirsi in base a un approccio dal basso verso l’alto.

Cooperazione internazionale: è considerata essenziale. Oltre l’80% delle risposte ha evidenziato l’esigenza che UE e Stati membri collaborino più strettamente per assicurare una
cooperazione internazionale più coordinata ed efficiente. Tre quarti hanno convenuto che l’Europa dovrebbe parlare a una sola voce sulle questioni scientifiche globali. L’UE dovrebbe
essere più proattiva nel definire l’agenda scientifica e tecnologica globale e concentrarsi su un numero ridotto di questioni globali di alto profilo per porsi alla guida della ricerca
internazionale.

La Commissione è attualmente impegnata a sviluppare comunicazioni chiave sul SER per un vertice informale da tenersi in ottobre, e a preparare il terreno per la discussione del SER in
occasione del Consiglio «Competitività» di novembre.

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