Sicurezza, Baio: «Regolarizzare chi lavora onestamente»
3 Giugno 2008
«Le badanti senza permesso di soggiorno che sono nelle nostre case ad assistere le persone a noi più care non commettono un reato, ci aiutano a far famiglia e hanno bisogno di
essere riconosciute legalmente, così pure il barista che ci serve il caffè e il muratore che sta costruendo la casa vicino alla nostra, hanno bisogno di regolarità.
Non sono criminali, definire per loro il reato di clandestinità è una durezza e non garantisce sicurezza. Senza considerare che i quattro anni di reclusione previsti per
l’ingresso illegale in Italia sembrano eccessivi se paragonati al minimo della pena per chi abbandona un neonato, procurandone la morte, sempre quattro anni». Lo dichiara la senatrice del
Partito democratico Emanuela Baio che così continua: «Ogni italiano perbene chiede sicurezza, ogni cittadino sente il bisogno di avere accanto persone regolarizzate: compito dello
Stato è di affrontare il tema dell’immigrazione con equilibrio e fermezza».
«Si stima che in Italia ci sono 700 mila cittadini senza permesso di soggiorno, la proposta del governo di arrestarli e punirli oltre ad essere discutibile non sembra neppure attuabile,
soprattutto perché moltissimi lavorano, illegalmente, per noi. Serve trovare un’altra soluzione. Proviamo a guardare gli altri Paesi europei per esempio la Gran Bretagna e la Germania
che propongono una politica di incentivazione dell’immigrazione qualificata, stabilendo una sorta di classifica ‘a punti’, basata sulle qualifiche professionali e sulla conoscenza della lingua:
più punti l’immigrato extracomunitario raggiunge, più ha possibilità di ottenere un visto di ingresso».
«Ci rendiamo conto che questa soluzione è più impegnativa, esige anche una collaborazione maggiore da parte dei cittadini, perché chi meglio del datore di lavoro
può testimoniare il grado di qualifica professionale?»
«Lo stesso capo della polizia Manganelli sostiene che solo con la stipula di accordi bilaterali con i Paesi dai quali provengono gli stranieri ‘irregolari’ si potrà realmente
affrontare e risolvere il problema della clandestinità. L’esempio delle altre nazioni europee e la collaborazione con i paesi di provenienza rappresentano il percorso praticabile, in
grado di dare certezza, sicurezza e soprattutto ci permettono di continuare ad essere uno Stato civile, dove legalità e solidarietà percorrono la stessa via».





