Sicurezza alimentare: quanti sono i prodotti alimentari Made in Italy?

Sicurezza alimentare: quanti sono i prodotti alimentari Made in Italy?

Per cominciare riprendiamo una dichiarazione del ministro Zaia, da noi già citata tempo fa, che ci permette di introdurre l’argomento “Made in Italy”:

Il disegno di legge significa [disegno di legge per il rafforzamento della competitività nel settore agroalimentare N.d.A.] che se il prodotto è italiano deve esserci scritto «prodotto italiano». Cosa che oggi non accade. Non vogliamo chiudere le frontiere. Pero’ vogliamo che il consumatore sia messo nelle condizioni di scegliere. Dobbiamo difendere l’agricoltura italiana che è seria, di qualità e non ha nulla a che vedere con tutte queste porcherie che arrivano dal resto del mondo. Posso dire con tranquillita’ ai
consumatori che la produzione italiana è garantita. Noi italiani in quanto a garanzia e controlli sulla catena alimentare siamo su un altro pianeta. Per questo abbiamo costi di produzione più elevati, per la qualità che sappiamo erogare.”

A questo punto proviamo a fare un po’ d’ordine, tentando una sorta di elenco delle combinazioni possibili:

a) prodotto fabbricato all’estero per essere venduto in Italia e falsamente presentato come Made in Italy, in altre parole “porcherie”;

b) prodotto fabbricato in Italia (quindi in linea di principio identificabile come Made in Italy) e destinato al mercato interno, ma con materie prime non italiane (quindi peggiori delle nostre ?);

c) prodotto analogo al precedente, ma ottenuto con materie prime italiche.

Sulla sanzionabilità della categoria a) nulla quæstio: etichettatura, presentazione e pubblicità sono false, indipendentemente dalla qualità intrinseca che il prodotto può presentare (magari è anche buono…).

Criticare a priori la categoria b) diventa un po’ più difficile.

Abbiamo ampiamente cercato di illustrare, in altri articoli, i nostri dubbi circa l’equazione che vorrebbe la materia prima nazionale aprioristicamente migliore di quella straniera. Se, infatti, Noi italiani in quanto a garanzia e controlli sulla catena alimentare siamo su un altro pianeta, allora ci riesce difficile pensare che possano presumersi differenze tra le categorie b) e c) poiché tutte e due sono uguali in quanto Fatte in Italia (ma, come l’esperienza ci ricorda, c’è sempre qualcuno più uguale degli altri…).

Esiste però una quarta categoria:

d) prodotto fatto in Italia (Made in Italy!), con materie prime più o meno autoctone, ma destinato al mercato estero.

In realtà questa categoria richiede un’ulteriore suddivisione.
Ci sono certo prodotti eccellenti, che vengono fabbricati nel rispetto di tutte le norme possibili ed immaginabili e che, a ragione, contribuiscono a valorizzare la nostra immagine nel mondo.

Ma ce ne sono anche altri, dei quali però, non sappiamo quanto casualmente, poco o nulla si parla.
Citiamo qualche esempio, tratto dall’interessante editoriale pubblicato nel numero di marzo di ALIMENTA e che riportiamo integralmente nelle note finali:

– Sequestrate 80 mila bottiglie di vino etichettate in lingua inglese e con la denominazione di “white wine” a grado alcolico 6% in volume;

– Sequestrati nel porto di Napoli 450 quintali di olio pronti per l’esportazione negli USA etichettati come olio extravergine d’oliva, olio d’oliva e olio di sansa di oliva ma risultati tutti all’analisi olio di semi di soia colorato;

– Sequestrate nel porto di Salerno 12.000 scatole di falso “Pomodoro San Marzano” pronte per l’esportazione.

Dal che si dimostra quanto siano pericolose le apodittiche affermazioni del Ministro, dato che certe cose avvengono anche sul nostro, di pianeta.

NOTE FINALI, per chi vuole approfondire:

 

L’ALTRO MADE IN ITALY di Antonio Neri

 

Alimenta/AlimentaLex

 

Origine dei prodotti in etichetta: protezione o protezionismo?

 

Origine dei prodotti in etichetta: l’Italia ci riprova

 

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Dott. Alfredo Clerici
Tecnologo Alimentare

Newsfood.com

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