Mangia con la testa. Lo dice anche la scienza

Mangia con la testa. Lo dice anche la scienza

“Mangia con la testa!” Quante volte è stato detto, da nonni, genitori o semplici amici, a golosi, troppo amanti di patatine fritte, panini super imbottiti o gelati.

Ora, questa frase non è più una semplice esortazione, ma una verità certificata dalla scienza: si può infatti “mangiare con la testa”, in quanto il cervello sa stimare
il contenuto di energia e di grassi presente negli alimenti, osservandoli per meno di 200 millesimi di secondo.

A dirlo una ricerca condotta dal Centre Hospitalier Universitaire Vaudois (Chuv), dal Universitá di Losanna, dal Centre d’Imagerie Biomèdicale (Cibm) e dal Nestlè Research
Centre di Losanna.

Gli scienziati hanno lavorato con un gruppo di volontari, adulti in buona salute, a cui è stato chiesto di osservare immagini di alimenti mentre la loro attività celebrale veniva
registrata da un’elettroencefalogramma (ECG).

All’insaputa dei soggetti, le immagini erano divise in due categorie, cibi ad alto contenuto di grassi e cibi “light”.

Analizzando poi i risultati dell’ecg, i ricercatori hanno notato come, in meno di 200 millesimi di secondo, dopo la visualizzazione delle immagini, il cervello distingueva i cibi, inserendoli
senza sbagliare nella loro categoria; le regioni cerebrali tipicamente associate al processo decisionale e al senso di ricompensa rispondono più prontamente agli alimenti ad alto contenuto
di grassi, piuttosto che a quelli a basso contenuto.

Lo studio ha anche evidenziato come gli alimenti percepiti come appaganti (come l’energia e i grassi contenuti nei cibi), sono trattati rapidamente e in parallelo con le regioni del cervello
coinvolte nella categorizzazione e nel processo decisionale).

Soddisfatti gli autori del lavoro, che ipotizzano come i loro risultati possano portare ad un miglioramento delle terapie alimentari, grazie all’accresciuta comprensione del rapporto uomo-cibo;
“Per la prima volta, grazie a questo studio, è stato possibile indagare questi processi sull’uomo e comprendere quando e in quali regioni del cervello si prendono le decisioni legate al
cibo”, afferma Micah M. Murray, neuroscienziato del CHUV a capo del progetto.

Matteo Clerici

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